SIMON SCARROW.
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ROMA O MORTE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 4.
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Parte 2.
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Titolo originale: The eagle and the wolves. 2003. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Milva Faccia.
2012. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO VENTITR.
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Poco prima del tramonto si accamparono nei pressi di un ruscello con il fondo di ciottoli che
gorgogliava lungo il margine della foresta dove lindomani avrebbe avuto luogo la caccia. Il sole basso
nel cielo appariva enorme contro lorizzonte, mentre gli ultimi raggi tingevano di arancione e di rosso
la parte inferiore di alcune piccole nuvole. Ombre scure si allungavano sullerba che cresceva sulle rive
del ruscello, dove venivano a pascolare le pecore di una vicina fattoria sfuggita alle attenzioni dei
Durotrigi. Le capanne con il tetto di paglia che la componevano erano circondate da una fragile
palizzata e sorgevano a mezzo miglio di distanza dallaltra parte del corso dacqua. Attraverso lentrata
della pi grande si intravedeva la luce di un focolare, e un filo di fumo si levava nellaria.
Osservando le grasse pecore, il re aveva deciso di cenare con montone arrosto. Il suo
dispensiere personale aveva macellato lesemplare migliore, e il corpo era stato squartato e infilzato
sugli spiedi, pronto per essere arrostito sul fuoco che gli schiavi stavano accendendo. Quando le
fiamme si spensero, i servi ammonticchiarono le braci e iniziarono ad arrostire la carcassa. Il grasso
colava dalla carne gocciolando sui tizzoni ardenti, dove scoppiettava producendo brevi vampe rossastre
accompagnate da pennacchi di fumo.
Il naso di Macrone fremette. Che aroma! Hai mai sentito un profumo pi appetitoso?
 il tuo stomaco a parlare, replic Catone.
Certo, ma dammi retta, annusa.
Al giovane non era mai particolarmente piaciuto lodore della carne arrostita. Il gusto era
ottimo, ma lodore gli ricordava le pire funerarie.
Mmm, continu Macrone con aria sognante. Posso quasi gustarne il sapore.
Ormai cera tanto di quel fumo che i loro occhi cominciarono a lacrimare. Senza una parola, si
alzarono per spostarsi in un punto vicino al ruscello. Lacqua era limpida, e Catone ne port un po alle
labbra con le mani a coppa e la bevve avidamente, fredda e rinfrescante dopo quella calda giornata a
cavallo. Una giornata in cui aveva avuto molto tempo per pensare.
Macrone, che cosa faremo per lassassinio di Bedriaco?
Che possiamo fare? Quel dannato tribuno ha liberato lunico sospetto. Scommetto che Artax
sta ridendo di noi.
Macrone lanci unocchiata ai nobili, che dormivano per riprendersi dalla cavalcata prima del
pasto serale. Solo alcuni erano svegli, tra cui Artax e Tincommio, intenti a parlare a bassa voce
sorseggiando birra da corni laminati doro. Il vecchio Verica aveva sentito il bisogno di un sonnellino e
russava a bocca aperta con la testa posata su un cuscino di pelle dagnello. Intorno a lui erano
accovacciate le guardie del corpo, ben sveglie e con le armi a portata di mano.
Macrone riport lo sguardo su Artax, mentre Catone proseguiva in tono sommesso: La
domanda : perch ha lasciato morire Bedriaco in quel modo?
Di solito, una buona pugnalata pu bastare. Macrone sbadigli. Potrebbe aver provato con il
tuo metodo, naturalmente, discutendo con lui e poi colpendolo a morte.
Catone ignor lesca.  proprio questo il punto.
Lamico sospir. Non so perch, ma ero sicuro che te ne saresti venuto fuori con qualcosa del
genere. Avanti, allora, dimmi qual  il problema.
Semplice. Bedriaco voleva avvertirci di un complotto.  stato pugnalato da qualcuno che
voleva impedirglielo. E il sospetto pi probabile  Artax.
S. E con questo?
Perch non lo ha finito quando Tincommio  venuto a cercarci?
Non lo so. Macrone si strinse nelle spalle. Forse il medico  arrivato troppo presto.
Quanto ci avrebbe messo a infliggergli unaltra ferita letale? O a soffocarlo? Il tempo ce
laveva. Doveva correre il rischio e ucciderlo. Non poteva permettere che parlasse con noi.
Forse. Ma in tal caso, perch non ha finito Bedriaco quando ne ha avuto lopportunit?
Non lo so.... Catone scosse la testa. Non lo so.
Magari stava semplicemente passando di l, come ha detto Tincommio.
Catone si gir a guardare il compagno dritto negli occhi. Ci credi davvero?
No.  stato lui, daccordo. Basta guardarlo, quel furbo bastardo. Gli affideresti tua sorella?.
Artax e Tincommio stavano ancora parlando, curvi in avanti mentre conversavano con voce
talmente bassa da non poter essere udita da dove si trovavano i centurioni.
Prima che Catone potesse rispondere, un corno echeggi attraverso il piccolo accampamento,
chiamando tutti alla cena. I due amici lasciarono la riva del ruscello e si avviarono tra lerba verso il
punto dove i nobili atrebati si stavano lentamente svegliando. Quintillo se ne stava in disparte, steso
sulla schiena con i piedi incrociati, fissando il tramonto. Al secondo squillo si tir su a sedere e vide
Macrone e Catone che si avvicinavano. Con un discreto cenno del capo fece loro capire di cambiare
direzione, e i due deviarono verso larea dove erano accovacciati i nobili di rango inferiore.
Sempre a bazzicare i ricchi e i potenti, come al solito, brontol Macrone a sottovoce. Non
capisco perch si prenda il disturbo. Dubito che abbiano molto in comune.
Alcuni di loro parlano latino. Non perfettamente, ma abbastanza da cavarsela. Possono
tradurre per gli altri.
Questo  sono un aspetto della faccenda, rise Macrone. Di che diavolo possono parlare?
Dellultima moda a Roma? O di cosa indossano in questa stagione le raffinate matrone trinovanti? Non
credo.
Penso che lui non si ponga il problema. La classe sociale  una lingua universale. I rampolli
dellaristocrazia sono estroversi, non hanno difficolt a comunicare.
Era effettivamente cos. Mentre le tenebre sinfittivano e la comitiva reale banchettava, il
tribuno e i suoi nuovi amici atrebati cantavano e schiamazzavano in preda allebbrezza, rotolandosi
dalle risate al minimo scherzo o incidente. Man mano che la notte avanzava, enormi fette di montone
venivano divorate e mandate gi con grandi sorsate. Dal canto suo, il re sedeva in silenzio lasciando
libero sfogo allesuberanza dei suoi giovani compagni. Mangiava poco e beveva solo un po di vino
annacquato. Sorse una luna splendente che ecliss tutte le stelle tranne le pi brillanti e gett un sottile
mantello di luce azzurra sul paesaggio addormentato. Alla fine il sonno vinse la maggior parte dei
presenti, che a uno a uno si trascinarono verso i giacigli, lasciandosi cadere sulle calde pellicce
preparate dai servi. Proprio mentre Catone e Macrone stavano bevendo lultimo sorso di birra, il capo
dispensiere emerse dallombra e si chin su di loro.
Il re desidera che lo raggiungiate presso il fuoco, sussurr luomo nella sua lingua. Poi, senza
attendere risposta, si gir per tornare dal suo signore.
Che c?, chiese Macrone assonnato.
Verica vuole parlarci.
Ora?
A quanto pare.
Di che cosa?
Il servo non lha detto.
Merda! Proprio adesso che stavo per andare a dormire. Spero che il vecchio non ci trattenga a
lungo.
Credo che lo far. Deve trattarsi di una questione importante. Altrimenti, perch avrebbe
aspettato che quasi tutti gli altri dormissero? Vieni.
Imprecando a denti stretti, Macrone si alz a fatica e segu Catone oltre la fila di uomini che
russavano stesi a terra, verso il fuoco morente un po discosto dal resto dellaccampamento. Verica era
seduto su uno sgabello di quercia, con accanto le sagome immobili di due guardie del corpo. Un debole
bagliore arancione gli illuminava il viso rugoso e i ciuffi della barba, e la sua mano rigirava lentamente
un boccale doro posato sulle ginocchia. Alz gli occhi allavvicinarsi dei due centurioni, e un sorriso
gli incresp le labbra mentre li invitava con un gesto a prendere posto intorno alle braci ardenti. Altri
erano gi presenti: Tincommio, Quintillo e Artax. Catone si ferm di colpo nel vedere questultimo, poi
si sedette sul terreno caldo dallaltra parte del fuoco rispetto al tribuno. Macrone si lasci cadere
pesantemente vicino a lui. Il giovane era perfettamente sveglio e allerta. Perch insieme a loro erano
stati convocati anche quei tre? Cosa aveva da dire Verica, a quellora di notte e cos in segreto?
Il re chiam il dispensiere con un cenno e gli diede il boccale vuoto. Luomo mormor
qualcosa, e Verica scosse la testa.
No. Non ne voglio pi. Assicurati che non veniamo disturbati. Nessuno deve avvicinarsi tanto
da udire le nostre parole.
S, mio signore.
Quando il dispensiere si fu allontanato, il re alz silenziosamente il viso verso la luna,
fissandola per un momento prima di rivolgersi agli ospiti. Quando esord, cera una grande stanchezza
nella sua voce.
Parler quasi sempre nella mia lingua, perch quanto ho da dire riguarda il mio parente Artax
pi di chiunque altro. I centurioni Macrone e Catone sono qui perch hanno meritato la mia gratitudine
e, soprattutto, la mia fiducia. Il tribuno  stato convocato perch rappresenta il generale Plauzio.
Centurione Catone, conosci abbastanza la nostra lingua da tradurre per i tuoi compagni romani?
Credo di s, mio signore.
Verica si accigli. Cerca di farlo nel miglior modo possibile. Non voglio che vi siano malintesi
su quello che dir. Questa notte siete tutti testimoni delle mie volont, e vi chiedo di onorarle nei
prossimi mesi. Mi hai capito, centurione?
S, mio signore. Se avessi qualche dubbio, Tincommio potr aiutarmi con la traduzione.
Cos sia. Ora spiega questo agli altri.
Dopo che il giovane ebbe finito di tradurre, Macrone gli bisbigli allorecchio: Che cosa c in
ballo, ragazzo?
Non ne ho la minima idea.
Verica abbass la testa, fissandosi le ginocchia. Da qualche giorno ho una strana sensazione.
Sento che la mia morte  imminente. Ho anche fatto un sogno: Lud veniva a reclamare la mia anima...
durante la caccia di domani.
Alz gli occhi sui suoi ascoltatori come aspettandosi un commento, ma non ve ne furono. Cosa
si poteva dire a un re che parlava di presagi sulla propria fine? Per Catone, pi abituato alla pronta
accettazione dello status divino da parte dei tre imperatori sotto i quali era vissuto, cera qualcosa di
molto toccante nellammissione di Verica. Forse aveva paura della morte come chiunque altro. Sarebbe
stato ridicolo rassicurarlo che non doveva temerla. Meglio lasciare quel genere di commenti a uomini
pi ossequiosi; si poteva essere certi che a Roma ogni senatore si sarebbe affrettato a confutare con
forza e pubblicamente qualsiasi dubbio sul fatto che lattuale Cesare sarebbe rimasto con loro per
sempre.
A volte un sogno non  che un sogno, mio signore, disse Quintillo in tono confortante. Sono
sicuro che gli di sono decisi ad allietare gli Atrebati con molti altri anni di vostro governo.
Quali di, tribuno? I vostri o i nostri? Sono convinto di aver fatto abbastanza per placare il
grande Giove negli ultimi mesi, ma a quale prezzo per gli di del mio popolo?
Finch Giove  soddisfatto, non dovete temere nessun altro dio, mio signore.
Davvero, tribuno?
Senza dubbio, signore. Ci scommetterei la vita.
Verica sorrise. Mi auguro che voi e i vostri due centurioni non dobbiate fare nulla di cos
pericoloso nei prossimi giorni.
Quintillo assunse unespressione offesa. Per un uomo che aveva trascorso ore a bere appariva
sorprendentemente lucido, pens Catone. Poi cap che il tribuno aveva finto di ubriacarsi a beneficio
dei nobili atrebati. Anzi, si corresse, a beneficio suo: il vino e latmosfera rilassata scioglievano le
lingue assai pi efficacemente di qualunque macchinazione o tortura.
Siamo minacciati dal vostro popolo, mio signore?, domand. Voi siete in pericolo?
No!, protest Tincommio. Il vostro popolo vi venera, mio signore.
Verica rivolse un sorriso affettuoso al nipote. Forse tu conservi ancora un po di amore per me,
come anche Artax, ma non puoi parlare per il resto dei miei sudditi.
Hanno i miei stessi sentimenti, mio signore.
Pu darsi, ma spero che abbiano idee meno limitate delle tue.
Tincommio apr la bocca sbigottito per il rimprovero, poi abbass gli occhi per la vergogna.
Verica scosse tristemente la testa. Tincommio... Tincommio... non essere in collera con me.
Apprezzo la tua lealt, ma non lasciare che ti accechi. Devi guardarti intorno e vedere il mondo come
realmente . E comportarti di conseguenza. So che ci sono alcuni nobili che mettono in dubbio la mia
alleanza con Roma. So che dicono che non avrebbe mai dovuto essermi consentito di riavere il mio
regno. So che preferirebbero legare la loro sorte a quella di Carataco e muovere guerra a Roma. Lo so,
come lo sa chiunque abbia occhi e orecchie per vedere e sentire ci che avviene a Calleva. Ma sono
sciocchezze della peggior specie. Alz il viso verso il cielo, prima di continuare: Noi siamo un
piccolo popolo preso tra due grandi forze. Ricordi come venni cacciato dal mio trono?
Ero giovane, mio signore, ma ricordo. Fu quando i Catuvellauni attraversarono il Tamesis?
S. Sono gente estremamente avida. Prima i Trinovanti, poi i Cantiaci, e infine ci imposero di
scegliere tra la nostra lealt incondizionata e le nostre terre. Cos fui costretto ad andarmene da Calleva,
lasciando il regno nelle mani delluomo nominato da Carataco. Non cera alternativa. Dovetti
sopportare lonta e la vergogna dellesilio per evitare il peggio al mio popolo da parte di Carataco.
Vedi, questo  il vero fardello dellessere re. Devi governare per i tuoi sudditi, non per te stesso,
qualunque sia il prezzo. Mi capisci?
S, mio signore.
Bene. Allora comprenderai come quella vergogna venne raddoppiata quando le legioni
sbarcarono e mi restituirono il regno sotto la minaccia delle loro spade. Che sia io o chiunque altro a
governare a Calleva,  per il capriccio di potenze pi grandi degli Atrebati. Non abbiamo altra scelta
che cercare di sopravvivere come meglio possiamo. E ci significa rimetterci alla merc del pi forte.
Ma, mio signore, protest Catone, voi siete un alleato di Roma, non un vassallo.
Tu credi? E quale potrebbe essere la differenza, a lungo andare? Chiedi al tuo tribuno.
Chiedigli cosa sar di noi quando Roma avr definitivamente sconfitto Carataco.
Il giovane tradusse, augurandosi in cuor suo che il tribuno formulasse con cautela la risposta.
Quintillo rispose senza alcuna traccia dellusuale cordialit. Re Verica, pensavo che aveste un
po pi di riconoscenza per limperatore. Se non fosse per noi, stareste ancora in qualche stanza sul
retro del palazzo del governatore a Lutetia. Siete stato trattato bene da Roma, e finch rimarrete un
alleato fedele continuerete a esserlo.
E voi ce lo permetterete?, replic Verica in latino. Ci permetterete di governarci da soli?
Certamente! Finch ci converr. Quintillo raddrizz la schiena. Avete la mia parola.
La vostra parola?. Il re inclin la testa con espressione divertita, girandosi verso Tincommio.
Capisci, Tincommio? Queste sono le alternative che abbiamo davanti: la certezza di essere sottomessi
se vince Carataco contro la probabilit di diventare una provincia se vince Roma.
Potrebbe non accadere mai, disse Catone.
Sta gi accadendo, centurione. Conosco la piena portata dei poteri del tribuno, come sono
sicuro che la conoscete tu e il centurione Macrone.  giunto il momento che i suoi ordini siano resi
manifesti.
Catone si costrinse a non guardare Artax e lanci unocchiata di avvertimento a Macrone, ma
non era il caso che si preoccupasse. Il centurione anziano stava cercando di soffocare uno sbadiglio e
aveva le palpebre pesanti per il desiderio di dormire.
Tribuno, prosegu Verica, perch non ci rivelate il vero scopo della vostra visita a Calleva?
Quali sono le vostre istruzioni? Quelle di cui mi avete parlato due giorni fa?
Signore, lho fatto in via strettamente confidenziale.
Il riserbo non  pi necessario. Ogni cosa sar nota entro poche settimane. Per allora, potrei
non essere pi vivo. I miei parenti pi prossimi, Tincommio e Artax, devono sapere tutta la verit.
Ditecela ora.
Quintillo strinse le labbra, riflettendo sulla migliore risposta da dare. Alla fine, scelse la
scappatoia meno onorevole.
Non posso. Ho ricevuto istruzioni precise: dovevo parlarne soltanto con voi. Un soldato non
disobbedisce mai agli ordini.
Molto coraggioso da parte vostra, replic Verica in tono ironico. Bene, allora dovr essere
io a dare le cattive notizie. Il vostro generale Plauzio teme che il nostro popolo non abbia intenzione di
rispettare il patto che io ho stretto con Roma. Di conseguenza, mi ha... qual  la parola?... pregato! Mi
ha pregato di tenermi pronto a sciogliere le due coorti non appena mi sar ordinato.
Mentre Catone traduceva, Macrone si tir su di scatto, gli occhi ben aperti e lespressione irata.
Tincommio e Artax erano altrettanto sbigottiti.
C una notizia di gran lunga peggiore, continu il re. Oltre allo scioglimento, esige che
ogni guerriero atrebate venga disarmato e che le armi siano... messe fuori uso. Credo che fossero queste
le parole.
No!, ringhi Artax. No! Mio signore, non pu essere. Non  vero. Dite che non  vero!.
Dopo il suo lungo silenzio, durato fino a quel momento, langoscia e lindignazione nella voce
di Artax zittirono gli altri, mentre il nobile atrebate balzava in piedi. Verica allung una mano, con il
palmo verso lalto, per calmare il parente.
Artax, per favore....
No! Non ceder le mie armi! Nessuno di noi lo far! Preferiremmo piuttosto morire. Catone
tradusse lo scoppio dira.
Sono certo che il tribuno sar lieto di sistemare la faccenda, bisbigli Macrone allamico,
mentre Artax continuava a sbraitare in celtico. E quel bastardo far sciogliere le nostre coorti.
Tacete, vi prego, signore. Catone gli diede un colpetto sul braccio.
Il re si alz dallo sgabello e si avvicin ad Artax, afferrandolo affettuosamente per le spalle.
Rifletti prima di parlare, Artax! Rifletti!  un ordine del generale romano. Se ci opponiamo, siamo
finiti. Ci schiacceranno come un uovo. Dobbiamo disarmare la nostra gente. Dobbiamo sciogliere le
coorti. A costo del disonore. Il disonore  meglio della morte.
Non per un guerriero!, replic Artax fuori di s.
Questo non riguarda solo i guerrieri, ma tutto il nostro popolo. Pensi che le legioni faranno
discriminazioni tra quelli che massacreranno? Lo pensi davvero?. Verica lo scosse. Dunque?
No..., ammise Artax.
Allora non abbiamo scelta... Tu non hai scelta.
Io?. Artax fiss il re. Cosa intendete dire, mio signore?
Se io muoio, per qualunque ragione, nel prossimo futuro,  mio desiderio che tu prenda il mio
posto. Chiamo i presenti a testimoni della mia volont... Ora capisci perch devi eseguire lordine del
generale Plauzio?.
Tutti i visi si girarono sbalorditi verso il re. Poi Catone scrut gli uomini seduti intorno ai resti
del focolare. Tincommio appariva turbato e stava chiaramente lottando contro qualche genere di
emozione. Il tribuno Quintillo, passato il primo attimo di sorpresa, sorrideva soddisfatto. Verica
sembrava semplicemente sollevato per aver espresso la sua decisione. Macrone aveva unaria furente.
Io?. Artax scosse la testa confuso. Perch io?.
S, disse Tincommio a bassa voce. Perch lui, zio? Perch non io? Voi non avete eredi, e io
sono il figlio di vostro fratello. Perch non io?
Tincommio, da quando hai lasciato tuo padre sei stato come un figlio, per me. Un figlio
amatissimo. Ma sei troppo giovane, troppo inesperto, e ho paura che vi siano tra i nostri nobili alcuni
che potrebbero influire negativamente su di te, spingendoti a ribellarti a Roma. Vorrei che fossi pi
maturo e pi capace di respingere questi spiriti infidi. Inoltre, come me, sei tornato solo da poco
dallesilio e rappresenti ancora unincognita per gli uomini che contano nel nostro regno. Artax 
conosciuto e rispettato da tutti. Altri guardano a lui, specialmente quelli che odiano o temono Roma. 
un uomo donore, e non ho dubbi sulla sua lealt. Mi dispiace. Ho preso la mia decisione e non c pi
nulla da dire.
Il viso di Tincommio si contorse in unespressione di dolorosa amarezza, mentre Verica si
rivolgeva ad Artax. Naturalmente, la mia scelta dovr essere approvata dal consiglio, ma non credo
che vi saranno opposizioni. Quando sarai re, Artax, vedrai le cose con chiarezza come sono giunto a
vederle io. Allora capirai che cosa bisogna fare.
Artax annu. Vi fu un lungo silenzio intorno al fuoco. Poi, mentre Catone lo osservava, un
sorriso incresp le labbra del nobile atrebate. Ne sono certo, mio signore. La vostra decisione mi
onora profondamente, e ora capisco che cosa va fatto.
...
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CAPITOLO VENTIQUATTRO.
...
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Il giorno dopo il tempo cambi. Una pioggerella sottile cominci a cadere prima dellalba, e gli
schiavi addetti alla cucina si diedero da fare per preparare un fuoco sufficiente a cuocere una leggera
colazione. Verica e la comitiva dei cacciatori si raccolsero intorno alle braci che le gocce facevano
sibilare in continuazione. Non cera traccia di arancione nel cielo, solo un giallo livido verso est. Poi la
pallida luce si intensific, rivelando una coltre ininterrotta di nubi.
Gran bella giornata, brontol Macrone, stringendo le cinghie dei gambali di cuoio.
Catone guard verso lalto con gli occhi socchiusi. Forse pi tardi migliorer.
E i maiali voleranno.
Speriamo di no, sorrise il giovane. Mi bastano i problemi che avr con un cinghiale che
cammina.
Era gi pronto e si appoggiava allasta di una lunga lancia da caccia. A differenza del
giavellotto dei legionari, questarma aveva la punta larga con micidiali barbigli che potevano essere
estratti solo lacerando la carne. A causa del pesante manico, la gittata era corta. Troppo per i gusti di
Catone.
Hai mai cacciato il cinghiale, prima dora?, chiese Macrone, prevedendo gi la risposta.
Laltra sera me ne sono trovato uno pi vicino di quanto avrei voluto.
Macrone grugn.
Intendiamoci, prosegu Catone. Li ho visti cacciare nellarena.
Non  esattamente la stessa cosa, osserv lamico in tono benevolo.
Brutte bestie.
Gi. Brutte e maledettamente pericolose. Se te ne trovi una davanti, fai attenzione alle zanne.
Le ho viste ammazzare un uomo in maniera molto accurata. Non lo hanno ucciso subito. Le sue ferite si
sono infettate per via di qualche veleno che hanno dentro. Credo sia stato piuttosto doloroso. Continu
a gridare per giorni....
Grazie per avermelo detto. Mi sento molto meglio, ora.
Andr tutto bene, rise Macrone, dandogli una pacca sulle spalle. Devi solo starmi vicino e
guardarti intorno.
Qualcun altro dovrebbe seguire questo consiglio, mormor Catone, accennando al re e ai
nobili radunati intorno al fuoco e intenti a brindare con boccali di birra. Artax era al fianco del suo
signore. Il giovane not che non stava bevendo come gli altri e sembrava distratto. Nulla di strano,
riflett. Verica era vecchio. Nel giro di qualche mese, se non di settimane, Artax sarebbe stato sul trono
degli Atrebati. Era naturale che una prospettiva del genere distogliesse i pensieri di un uomo gi da
subito. Dal canto suo, Catone era preoccupato. Re Artax sarebbe stato fiero e suscettibile come Artax il
nobile? In tal caso, quale speranza cera di mantenere buone relazioni tra il suo popolo e Roma? Ma
forse Verica aveva ragione. Lanziano re era abbastanza perspicace da capire che gli Atrebati avevano
bisogno di un sovrano che scontentasse il minor numero possibile di persone, e sotto tale aspetto Artax
era effettivamente una scelta oculata. Ma questi avrebbe avuto la saggezza di comprendere quale fosse
lunico destino fausto per i suoi sudditi?
Verica  al sicuro, osserv Macrone, ora che ha Artax dalla sua parte.
Immagino di s. Ma ancora non mi fido di lui. Sta tramando qualcosa.
Corri dietro ai fantasmi.
I fantasmi non uccidono la gente.
No. Macrone alz gli occhi scrutando il cielo. Mangiamo qualcosa. Non sembra che abbia
intenzione di smettere di piovere.
Ebbero appena il tempo di afferrare un pezzo di montone freddo e una fetta di pane, quando
Cadminio suon il corno per chiamare tutti alla caccia. A bocca piena e masticando velocemente,
Catone e Macrone infilarono nella bisaccia il resto del pasto appena iniziato e si affrettarono verso i
cavalli. I cacciatori montarono sui loro pony, sistemandosi in sella prima di prendere le lance tenute
pronte dagli schiavi. Verica aveva bisogno di aiuto per montare, e Artax spinse da parte un servo per
occuparsene personalmente. Il re lo guard con un sorriso affettuoso e allung una mano per dargli un
colpetto sulla spalla.
Commovente, non  vero?, brontol Macrone. Niente  pi efficace di qualcuno che ti
regala un regno per migliorare i tuoi modi.
Tincommio spron la sua cavalcatura verso i due centurioni.
Buon giorno!, lo salut Catone ad alta voce.
Buono? Lo , forse?, replic laltro acido.
Il ragazzo ha una pigna infilata su per il culo, bisbigli Macrone prima che Tincommio
giungesse abbastanza vicino da sentirlo. Il Britanno tir le redini, fermandosi accanto a loro. Macrone
gli sorrise.
Su con la vita, vecchio mio. Finch non comincia a piovere sul serio, dovremmo fare buona
caccia. Quella foresta brulica di cinghiali, se possiamo dar credito ad Artax.
Artax... Oh, sono certo che ha ragione.
I due Romani si scambiarono unocchiata, poi Macrone prosegu in tono cordiale: Immagino
che tu non sia particolarmente felice per non essere stato scelto da Verica come suo successore.
Tincommio si gir verso di loro con unespressione di freddo risentimento. No. E voi?
Purch si comporti bene con Roma, non ho nulla contro di lui.
E voi, Catone... che ne pensate?
Non lo so. Spero solo che Verica viva ancora un po. Tanto per mantenere la situazione
tranquilla.
Tranquilla?. Tincommio fece una risatina.  cos che la definite? Non c niente di
tranquillo. Non finch aspettiamo che il vecchio muoia. Ognuno pensa a quello che succeder dopo.
Credete davvero che Artax sia in grado di tenere insieme il regno?.
Catone lo osserv attentamente mentre replicava: Ritieni che qualcun altro potrebbe fare un
lavoro migliore?
Forse.
Tu, ad esempio?
Io?. Tincommio parve sorpreso.
Perch no? Sei strettamente imparentato con Verica. Hai qualche influenza sulla corte. Potresti
persuadere il consiglio del re a sceglierti al posto di Artax.
Catone, borbott Macrone, meglio tenersi fuori da questa faccenda. Daccordo?
Sto solo pensando.
No. Pensare  ci che dici a te stesso qui dentro. Macrone si batt un dito sulla testa. Quello
che stai facendo  smuovere merda. Teniamoci fuori dalla politica tribale.
Potremmo non riuscire a farlo ancora a lungo. Dobbiamo guardare avanti. E anche
Tincommio. Nellinteresse comune.
Tincommio annu lentamente, ma Macrone scosse il capo.
Piantala. Noi siamo soldati, non diplomatici. Il nostro compito  proteggere Calleva e
preparare alla battaglia i Lupi e i Cinghiali. Questo  tutto, Catone. Il resto lasciamolo ai coglioni come
Quintillo.
Il giovane alz una mano in segno di resa. Proprio allora il corno suon di nuovo, e vi fu una
ressa di cavalli mentre i cacciatori si disponevano in ordine sparso dietro re Verica. La cavalcatura di
Macrone venne sospinta avanti nella calca, e per un attimo Catone si trov affiancato a Tincommio.
Pensa a quello che ho detto, gli disse a bassa voce.
Il Britanno fece un cenno dassenso e distolse lo sguardo, trasferendolo sulla figura curva in
testa alla colonna. Poi schiocc la lingua e spron il suo pony.
Che diavolo credi di fare?, sussurr Macrone. Stai cercando di mettergli in testa delle strane
idee?
Non mi fido di Artax, dichiar Catone.
Io non mi fido di nessuno, ribatt lamico in un bisbiglio irato. Non di Artax, non di
Tincommio e sicuramente non di quello stronzo mellifluo del tribuno. Se ti metti a fare il furbo con
quelli come loro ci farai uccidere entrambi.
Quando la comitiva raggiunse il margine della foresta, i cavalieri si dispersero tra gli alberi.
Cadminio trov Macrone e Catone, e disse loro di prendere posizione vicino al re, insieme ad Artax,
Tincommio e lui stesso.
Perch?, chiese Macrone.
Deve avere intorno uomini di cui si fida, replic Cadminio in tono pacato.
E quelli?. Il centurione indic le guardie del corpo, che si tenevano dietro il gruppo formando
uno schermo di protezione a breve distanza dagli alberi.
Faranno troppo rumore se rimangono cos vicino al re. Spaventeranno tutti i cinghiali.
Non pensa che potrebbe essere rischioso?, domand Catone.
Cadminio scosse stancamente la testa. Avete visto come si comporta ultimamente. Sta
diventando vecchio e lo sa. Vuole prendere il pi possibile di ci che gli rimane della vita. Non potete
biasimarlo.
Io forse no, ma il suo popolo potrebbe.
Cadminio si strinse nelle spalle mentre voltava il cavallo. Noi siamo il suo popolo, centurione.
Pu fare quello che desidera.
Una volta in posizione, i cacciatori rimasero in attesa di udire i primi suoni dei battitori. I
cavalli abbassarono la testa e presero a pascolare sullerba bagnata, mentre i cavalieri sedevano in
silenzio sulle loro groppe con le lance posate sulle cosce. La pioggia sottile continuava a picchiettare
sul fogliame e inzuppava i loro indumenti. Catone aveva i capelli appiccicati al cranio, e fastidiosi
rivoletti gli colavano lungo il naso. Imprecando sottovoce, tir fuori il montone freddo, si mise il
tascapane sulla testa e cominci a masticare la carne fibrosa con aria tetra aspettando che la caccia
avesse inizio. Si chiese quanto fosse saggio lasciare Artax cos vicino al re. Anche se era il successore
prescelto, con la sua natura impaziente e impulsiva sarebbe stato disposto ad attendere che il suo
benefattore morisse di morte naturale? Era un bene che anche Macrone, lui stesso, Cadminio e
Tincommio fossero nei pressi, e decise di rimanere accanto al re durante lazione imminente.
Catone!, grid Macrone da venti passi di distanza, indicando gli alberi. Ascolta!.
Il giovane tese lorecchio verso la foresta. Dapprima ud soltanto il ritmo regolare della pioggia
che cadeva sulle foglie. Poi lo sent: il suono lungo e stridulo di un corno in lontananza. Altri uomini
guardarono in quella direzione, afferrarono le aste delle lance e si prepararono a muoversi. Re Verica si
volt e fece un cenno al capitano delle guardie. Sollevando il corno, Cadminio inspir a fondo ed emise
ununica potente nota. La fila dei cavalieri sinoltr nel bosco, scomparendo alla vista delle guardie
reali e dei pochi schiavi che accompagnavano la comitiva portando casse di lance di scorta.
Allinterno della foresta la debole luce del giorno era affievolita dal fitto baldacchino di foglie,
e Catone si trov costretto a socchiudere gli occhi per vedere con chiarezza. Tra le alte felci e gli
arboscelli alla sua sinistra cavalcava Macrone. Sulla destra cera Tincommio. Davanti a lui il re era gi
fuori dal suo campo visivo, come anche Artax che lo precedeva. In breve, la boscaglia separ i
cacciatori. Il giovane poteva udirli abbastanza bene: un continuo crepitio di rami e ogni tanto
limprecazione di qualcuno finito in una macchia intricata.
Ora i corni dei battitori erano pi vicini, e Catone ud grida sommesse percorrere la fila. Da
qualche parte tra lui e i battitori cerano le prede che erano venuti a cacciare. Oltre ai cinghiali,
potevano esserci cervi o perfino lupi, eccitati e spaventati dallinsolito rumore. Ma erano i cinghiali che
lo preoccupavano di pi. A parte quello catturato per il banchetto di Verica, li aveva visti nellarena a
Roma. Importati dalla Sardegna, quei grossi bruti avevano il pelo marrone e irsuto, e un lungo grugno
da cui sincurvavano temibili zanne. N queste erano la loro unica arma. Bocche irte di denti affilati
come rasoi avevano rapidamente fatto fuori i prigionieri condannati, quel giorno al circo. Una delle
bestie aveva chiuso le fauci sul braccio di una donna, scuotendo lenorme testa da una parte allaltra
fino a strapparglielo dal corpo. Il ricordo lo fece rabbrividire e preg la dea Diana che i cinghiali
britanni fossero completamente diversi dai loro cugini sardi.
Un fruscio attraverso un letto di felci poco pi avanti spinse Catone a tirare le redini. Abbass la
punta della lancia, dirigendola verso il rumore. Un attimo dopo, un movimento tra la vegetazione rivel
il passaggio di un animale, e il giovane strinse i denti rafforzando la presa sullasta. Una volpe sbuc
nella radura, fermandosi appena vide il cavallo. Acquattata a terra perfettamente immobile, rimase a
fissare Catone per un attimo, poi scomparve prima che questi potesse decidere se valeva la pena di
ucciderla. Ridendo per il sollievo, il giovane diede un colpo di talloni nei fianchi del pony. Pi gi
lungo la fila, lontano alla sua sinistra, si ud un grido eccitato mentre uno dei cacciatori simbatteva in
una preda, e vi furono una breve e concitata confusione di urla, un nitrito lacerante e il prolungato
strillo di un cinghiale ferito.
Catone!, chiam Macrone a gran voce. Hai sentito?
S! Sembra che qualcuno abbia avuto fortuna.
Catone era girato verso lamico quando la bestia usc allo scoperto, perci la ud prima di
vederla e strinse istintivamente la presa sulle redini. Il cavallo, spaventato dallimprovvisa apparizione
e reagendo alla brusca tirata, simpenn. Il giovane si gett in avanti contro il suo collo per non cadere,
e il cinghiale caric sotto il ventre dellanimale finendo con violenza contro linguine. Un nitrito di
dolore proruppe dalla bocca fumante del cavallo, che cadde allindietro. Catone vide il suolo venirgli
precipitosamente incontro ed ebbe appena il tempo di lanciarsi da un lato, atterrando pesantemente con
un grugnito, mentre limpatto lo lasciava senza fiato. Sentiva il cavallo dibattersi accanto a lui, poi il
cinghiale si lanci di nuovo contro lanimale con un grugnito infuriato, sollevando un turbinio di foglie
con le corte e potenti zampe e caricando. Catone si costrinse a rialzarsi, ansimando e rovistando
freneticamente tra le felci per recuperare la lancia.
Catone!.
Il giovane sollev la testa e apr la bocca per gridare aiuto, ma non riusc a emettere altro che un
rantolo terrorizzato. Poi vide la punta della lancia luccicare vicino ai suoi piedi. Si affrett a
raccoglierla e a girarsi verso il cavallo. Vedendo lanimale steso su un fianco, con gli zoccoli anteriori
che raspavano il terreno e le gambe posteriori stranamente inerti, cap che doveva avere la schiena
spezzata. Vi fu un colpo sordo quando il cinghiale caric ancora una volta, e Catone avanz
muovendosi in cerchio con la lama della lancia puntata davanti a s.
Catone!. Ora il tono dellamico era preoccupato. Che succede?.
Una volta che ebbe aggirato il cavallo, Catone scorse il cinghiale gettare indietro la testa e
affondare le zanne nel ventre dellanimale. Con una violenta torsione, il lungo muso emerse dal corpo
grondando sangue ed estraendo un tratto di intestino. I feroci occhi rossi si spalancarono nel vedere il
giovane, e subito la bestia si volt per caricare.
Oh, merda!, esclam Catone, tornando precipitosamente indietro. Il cinghiale oltrepass il
punto dove si trovava un attimo prima, poi fece una deviazione e si lanci al suo inseguimento.
Guardandosi terrorizzato alle spalle, Catone cominci a correre, sempre con larma in pugno,
dirigendosi verso destra, dove il terreno era privo di ostacoli. La belva lo insegu implacabile, assetata
del suo sangue. Da un momento allaltro le gambe gli avrebbero ceduto, e la sua schiena sarebbe stata
squarciata da quelle zanne.
Pi avanti vide un grosso tronco, una vecchia quercia caduta molti anni prima e coperta di
muschio verde che luccicava nella pioggia. Chiamando a raccolta le ultime energie, il giovane la super
con un balzo atterrando goffamente dallaltra parte. Ormai non cera pi alcuna possibilit di fuggire.
Si mise supino e, puntellando lasta contro il suolo, sollev la punta della lancia verso il tronco. Ud un
tramestio mentre il cinghiale si preparava a saltare a sua volta, e poi eccolo, enorme, il muso
insanguinato e spaventoso, i denti affilati che balenavano dalle fauci aperte. Si scagli contro di lui, e il
torace fin sulla larga punta di ferro, che affond in profondit negli organi vitali. Limpatto strapp la
lancia dalla mano di Catone, e la sua lunghezza fece s che lenorme bestia gli passasse sopra prima che
lasta si spezzasse.
Il cinghiale si abbatt al suolo con un grugnito, strillando di dolore nel tentativo di rimettersi in
piedi. Larma si era rotta vicino alla lama, e lasta sporgeva da una profonda ferita appena sotto il collo.
Il sangue zampillava riversandosi sul muschio e le felci, mentre la bestia si dibatteva cercando di
liberarsi della punta. Il giovane afferr il manico spezzato e trafisse il fianco dellanimale con
lestremit scheggiata aiutandosi con tutto il suo peso. Gli strilli si intensificarono, e Catone sent le
zampe dellanimale graffiargli le gambe. Ignorandole, aument la pressione sullasta, torcendola da una
parte e dallaltra. Gradualmente gli sforzi della creatura sindebolirono fin quasi a cessare, mentre
Catone continuava a spingere sibilando a denti stretti: Muori, bastardo! Muori!.
Le zampe non gli flagellavano pi le gambe, ma pendevano flaccide e immobili. Il cinghiale
emise ancora alcuni brevi respiri affannosi e poi, con un ultimo rantolo, mor.
Il giovane allent piano piano la stretta spasmodica intorno allasta e si accasci sulle ginocchia
tremando di sollievo ed eccitazione. Ce laveva fatta, aveva ucciso la sua preda ed era sano e salvo.
Guard il cinghiale con il cuore che gli batteva forte. Adesso che era morto sembrava pi piccolo. Non
molto, ma comunque pi piccolo. Osservando la testa, vide che le mascelle erano leggermente aperte,
con la lingua sporca di sangue che sporgeva tra i denti affilati. Rabbrividendo, si rialz.
Catone!, chiam Macrone poco lontano, dalla direzione del cavallo mortalmente ferito. Non
ci si poteva sbagliare sullansia nella sua voce.
Sono qui!.
Resisti, ragazzo! Sto arrivando!.
Appena Catone fu in piedi, ud un urlo provenire dal punto dove si trovava il re, a breve
distanza da lui. Mentre tratteneva il respiro e tendeva le orecchie, ve ne fu un secondo.
Aiuto! Aiuto! Assassinio!.
Questa volta riconobbe la voce di Verica e si gir per gridare: Macrone! Da questa parte!
Presto!.
Poi, facendosi strada tra le felci e senza curarsi dei rami che lo sferzavano, si precipit nella
direzione della voce del re. Dietro di lui, sent Macrone chiamarlo.
Da questa parte!, ripet continuando a correre. A un tratto inciamp in qualcosa e vol in
avanti alzando istintivamente le braccia per proteggersi il viso mentre cadeva. Colp il suolo con
violenza e rotol su se stesso, prima di riuscire faticosamente a rialzarsi. A terra era steso Tincommio
con le mani strette convulsamente intorno alla testa. Tra le dita colavano rivoli di sangue, e gli occhi
erano annebbiati. La lancia era posata di traverso sul petto.
Tincommio! Dov il re?
Cosa?. Il Britanno scosse il capo con aria confusa.
Il re?.
Mentre la vista gli si schiariva, Tincommio rotol su un fianco e alz un braccio indicando uno
stretto sentiero. Di l. Affrettatevi! Artax lo ha assalito.
Artax?
Ho tentato di fermarlo. Andate a cercare aiuto! Io mi occupo di Artax!.
Senza dargli ascolto, Catone corse lungo il sentiero. Abbassando lo sguardo, vide gocce cremisi
sullerba e le felci. Improvvisamente, si ritrov in una radura. A venti passi di distanza cera una grande
quercia, sotto la quale era accasciato Verica con i capelli bianchi impastati di sangue e un profondo
squarcio sulla testa. Sopra di lui incombeva Artax con in mano un grosso pezzo di legno. Quando
Catone sbuc dai cespugli, il nobile alz gli occhi e scopr i denti in un torvo sorriso.
Catone! Bene! Vieni qui, ragazzo!.
Lascia cadere il bastone! Lascialo!.
Ne ho abbastanza dei tuoi ordini, ringhi Artax avanzando di un passo. Poi si ferm,
guardandosi ansioso intorno. Dov Tincommio?.
Catone si gett su di lui, ed entrambi caddero lontano dalla sagoma immobile di Verica. Il
centurione fu il primo a rialzarsi e sferr un calcio al viso dellaltro. Si ud uno scricchiolio quando la
suola chiodata invest il setto nasale di Artax, che lanci un grido di sorpresa e dolore. Poi anchegli si
rialz, menando un fendente con il bastone. Catone si abbass evitando il colpo e si prepar a scattare
di nuovo. Dove diavolo era Tincommio? E Macrone?
Artax digrign i denti. Pagherai per questo, Romano! Ti avverto, stai indietro!.
Catone balz in avanti. Questa volta lAtrebate era pronto e si scans da un lato, calandogli con
forza il randello sulle spalle. Il centurione croll a terra, senza fiato per la violenza del colpo. Vide
Artax annuire soddisfatto e attese il colpo di grazia che gli avrebbe spaccato il cranio. Invece il
Britanno si volt tornando verso il re. Ma non lo raggiunse mai. Vi fu un tonfo sordo, e Artax grugn
sotto limpatto della lancia da caccia di Tincommio. Vacill da un lato e cadde al suolo, lasta scura
inclinata verso il cielo. Tincommio gli si avvicin barcollando, agguant la lancia e piazz un piede
vicino alla ferita, poi con uno strattone estrasse la punta dentellata dal petto della vittima, e il sangue
zampill dallo squarcio. Il corpo fremette per un attimo, e sembr che Artax stesse cercando di
sollevarsi. Tincommio lo respinse a terra con un calcio, e un istante prima di morire Artax protese una
mano verso il re afferrando un lembo della sua tunica.
Mio signore... Verica....
Poi rimase immobile.
Catone aveva ancora il fiato troppo corto per alzarsi. La randellata gli aveva intorpidito le
braccia e le spalle, che non riusciva a muovere. Perci non pot che rimanere a osservare mentre
Tincommio singinocchiava accanto al re stringendo larma insanguinata, in cerca di qualche segno di
vita.
Con un gran fruscio di rami, Macrone irruppe nella radura tenendo la lancia sollevata, pronto a
colpire il primo nemico che gli si fosse parato davanti. Si guard intorno sconcertato e tir le redini del
cavallo, prima di scivolare gi di sella e precipitarsi da Catone.
Stai bene?, gli chiese, girandolo a faccia in su.
Tra poco star meglio.
Lamico annu, poi si volse verso il punto dove Artax giaceva morto, la mano che ancora
stringeva la tunica del re. Tincommio lo fiss freddamente.
Che cazzo  successo qui?
Artax, farfugli Catone. Ha tentato di uccidere Verica.
Il re  vivo?, domand Macrone a Tincommio.
Questi fece un cenno di assenso. Per un soffio.
Oh, fantastico!, brontol il centurione. E adesso?.
...
.
...
CAPITOLO VENTICINQUE.
...
.
...
Come sta il vecchio?, chiese Macrone. Qualche miglioramento?.
Catone scosse la testa, mentre si sedeva sulla panca vicino a lui. Era appena tornato dalla
camera da letto dove il medico del deposito si stava prendendo cura del re sotto locchio vigile di
Cadminio. Macrone stava bevendo birra locale e asciugandosi lentamente accanto ai carboni ardenti di
un braciere. Era stata una lunga e pesante giornata. La pioggia era aumentata dintensit mentre la
comitiva tornava precipitosamente a Calleva con il re ferito. Erano arrivati allimbrunire, fradici e
tremanti. Il tribuno aveva ordinato a Catone e alle guardie del corpo reali di riportare Verica alla sua
residenza, mentre Macrone era andato al deposito a chiamare il medico. Quintillo aveva fatto uscire la
Coorte del Lupo dai suoi alloggiamenti per metterla a guardia dei magazzini e del vallo nelleventualit
che i nemici del re tentassero di approfittare della situazione. Mentre gli uomini occupavano le loro
posizioni alla luce di torce frettolosamente accese e attendevano ulteriori ordini, Macrone aveva
raggiunto Catone nella residenza reale.
La grande sala era affollata di uomini che formavano piccoli gruppi intorno ai tavoli montati su
cavalletti. Alcune guardie impedivano laccesso ai quartieri privati di Verica, con la spada sguainata,
attente a qualsiasi minaccia. Bisbigli e voci dai toni sommessi riempivano laria, e tutti gli sguardi si
volgevano spesso verso la porta che conduceva alla camera da letto del re. La voce dellattentato si
stava diffondendo fuori della residenza, tra le vie melmose di Calleva, e Atrebati di ogni ceto
attendevano ansiosamente ulteriori notizie.
Poco prima Catone aveva osservato il chirurgo pulire con cura il sangue e il fango intorno allo
squarcio nel cuoio capelluto del vecchio. Dopo aver fatto un profondo respiro, il medico aveva
delicatamente saggiato la pelle livida sotto i radi capelli. Poi si era rilassato, annuendo a Catone.
Vivr, per adesso.
Quali sono le sue possibilit?
Non posso dirlo. Con una ferita del genere, potrebbe riprendersi in pochi giorni o morire.
Capisco, aveva mormorato il giovane. Fai il possibile.
Il re giaceva sul suo letto, il viso mortalmente pallido sotto la fasciatura applicata dal chirurgo.
Il respiro era affannoso. Se non fosse stato per il lieve alzarsi e abbassarsi del petto, lo si sarebbe potuto
credere morto.
Informami appena c qualche cambiamento, aveva detto Catone al medico.
S, signore.
Il centurione si era allontanato dal letto, dirigendosi verso la porta che si apriva sulla sala. Prima
di uscire dalla camera si era fermato un momento. Sulla parete opposta cera unaltra porta che
conduceva alla stanza delle udienze private del re, dalla quale provenivano i suoni attutiti di unaccesa
discussione. Poi Quintillo aveva imposto il silenzio. Catone avrebbe voluto avvicinarsi per sentire
meglio, ma non poteva farlo davanti al chirurgo. Uscendo nella grande sala aveva visto Macrone seduto
su una panca l vicino e si era affrettato a informare lamico sulle condizioni del ferito.
Nessun miglioramento? Che cosa ha detto il medico?
Non si  sbilanciato, rispose il giovane, consapevole di avere addosso molti occhi da quando
era emerso dalla camera da letto di Verica. Artax deve averlo colpito piuttosto violentemente. Ha
perso parecchio sangue, ma il cranio  intatto. Potrebbe farcela.
Speriamo. Macrone lanci unocchiata alla sala. Ho limpressione che tra i locali ci siano
molti che potrebbero gradire un cambiamento di regime. Non siamo troppo amati, da queste parti.
Forse. Catone si strinse nelle spalle, esausto. Ma secondo me sono soltanto spaventati.
Spaventati?. Macrone alz la voce sorpreso, e una dozzina di facce, vagamente illuminate dal
bagliore delle torce, si voltarono verso i due centurioni. Macrone si protese verso il compagno. Un
mucchio di Celti spaventati? Incredibile!.
Non puoi certo biasimarli. Se il re muore, hanno perso lui e lerede designato in un colpo solo.
Potrebbe succedere qualunque cosa. Non c nessuno nominato a succedergli. Il consiglio dovr
scegliere un nuovo sovrano. Spero solo che Quintillo riesca a convincerli a eleggere qualcuno che
continui a mantenere gli Atrebati al nostro fianco.
E dov il nostro buon tribuno?
In questo momento  con loro, nella stanza delle udienze di Verica.
Mi auguro che faccia uso di tutto il suo fascino.
Il fascino centra poco, in questa faccenda, brontol il giovane. Immagino che dir
chiaramente quali sarebbero le conseguenze di qualsiasi cambiamento nei rapporti con Roma.
Speriamo che riesca a intimorirli abbastanza da indurli a essere ragionevoli, per il bene di tutti.
Macrone rimase in silenzio per un momento, poi chiese sottovoce: Credi che ci riuscir?
Chi pu saperlo?
Hai qualche idea su chi potrebbero scegliere?.
Catone riflett brevemente. Il candidato pi ovvio  Tincommio. Lui o Cadminio. Se vogliono
la pace con Roma.
 quello che pensavo, annu Macrone. Cadminio sarebbe il pi adatto.
Cadminio? Non so fino a che punto lo conosciamo.
E sei convinto di conoscere davvero Tincommio?, domand Macrone in tono serio.
Abbastanza da affidargli la tua vita? Saremmo sciocchi a fidarci di chiunque di loro.
Suppongo che tu abbia ragione. Il giovane si pass una mano sporca tra i capelli arruffati e
aggrott la fronte. Ma se proprio dovessimo fidarci di qualcuno, quello sarebbe Tincommio.
No. Non sono daccordo.
Perch?.
Macrone scroll le spalle. Non lo so con precisione. C qualcosa di poco chiaro in ci che 
accaduto ad Artax.
Artax?. Catone fece una smorfia. Ho sempre pensato che stesse architettando qualcosa,
soprattutto dopo la figura che gli avevo fatto fare durante laddestramento. Non mi piaceva. E avevo
ragione.
Gi....
Non capisco cosa abbia spinto Verica a nominarlo suo successore.  come se avesse firmato la
sua condanna a morte.
Ti sbagli, Catone. Lamico scosse la testa. Quello che Artax ha fatto non ha molto senso.
Verica  vecchio. Non si pu sperare che viva molto a lungo. Perch Artax non si  limitato ad
aspettare?
Lo sai come sono fatti. Il giovane fece un cenno impercettibile verso i nativi radunati nella
grande sala. Impazienti e teste calde. Scommetto che Artax si  trovato solo con il re durante la caccia
e ha pensato bene di prendere una scorciatoia per il trono. Per nostra fortuna, Tincommio era l.
Questo lo dici tu.
Lultima cosa di cui abbiamo bisogno  qualcuno come Artax che assuma il controllo della
situazione qui a Calleva. Abbiamo gi abbastanza preoccupazioni con Carataco ancora in libert, senza
doverci guardare le spalle nel caso che gli Atrebati decidano di cambiare opinione. Saremmo colti alla
sprovvista. Non ce la caveremmo molto a buon mercato. Daltra parte....
S?
Non posso fare a meno di temere che stia per succedere qualcosa di peggio. Non  ancora
finita.
Oh, per amor del cielo!. Macrone diede una manata sulla spalla a Catone. Quando la
smetterai di vedere il lato peggiore in ogni cosa? Da quando ti conosco,  sempre la stessa musica. Sta
per succedere qualcosa di peggio. Cerca di controllarti, ragazzo. Meglio ancora, prendi questo
boccale. Ecco, te lo riempio. Non c nulla di meglio della vista del fondo di una coppa per tirare su il
morale a un uomo.
Per un attimo il giovane si adombr nel sentirsi chiamare ragazzo. Poteva accettarlo fino a
qualche mese prima, quando era ancora un optio, ma adesso era stato nominato centurione. Represse il
suo risentimento; non era opportuno che quella folla di nativi preoccupati vedesse litigare due ufficiali.
Pertanto, si costrinse a vuotare il boccare riempitogli da Macrone, stringendo i denti per trattenere i
residui che intorbidavano la birra locale tanto da farla sembrare fango. Tese la coppa per averne ancora.
Ce n quanta ne vuoi!, sorrise il compagno. Potremmo approfittarne mentre aspettiamo il
tribuno.
Seduti al tavolo, lasciarono che il calore del braciere ardente li riscaldasse. Piccole nuvole di
vapore si levavano dalle pieghe delle loro tuniche umide, mentre continuavano a bere. Catone, molto
pi sensibile dellamico agli effetti dellalcol, fu preso dalla sonnolenza e gradualmente si abbandon
contro la parete dietro di lui. Sbatt le palpebre per un attimo, poi gli occhi si chiusero. Pochi secondi
dopo, con il mento posato sul petto, il giovane centurione dormiva.
Macrone lo guard con aria divertita, ma non fece nulla per disturbarlo. Quel momento di
debolezza gli dava una soddisfazione perversa. Anche se aveva festeggiato con gioia la promozione di
Catone, cerano volte in cui era compiaciuto nel constatare che, dopotutto, la sua esperienza contava
pi dellindubbia capacit del compagno. Nonostante tutte le battaglie che il ragazzo aveva combattuto
da quando era entrato nelle aquile, nonostante tutto il coraggio e lintraprendenza dimostrati nelle
circostanze pi disperate, non aveva ancora nemmeno ventanni.
Nel bagliore arancione delle fiamme guizzanti delle torce, il viso del giovane era liscio e intatto,
non pieno di cicatrici e di rughe come il suo, e Macrone si lasci andare a un momento di affetto
paterno verso lamico, prima di bere unaltra sorsata di birra e guardarsi intorno. Linquietudine dei
nobili atrebati era palpabile, e gi si stavano formando fazioni distinte riunite in gruppi compatti nelle
oscure profondit della grande sala. Forse il ragazzo aveva ragione, riflett. Forse il peggio doveva
ancora venire.
Sveglia! Andiamo, centurione! Svegliati!.
Che c? Che succede?, farfugli Catone confuso, mentre una mano lo scuoteva rudemente
per la spalla. Sbattendo le palpebre, apr gli occhi e si raddrizz di colpo. Quintillo era chino su di lui.
Macrone era in piedi l accanto, con gli occhi annebbiati ma ritto sullattenti. Intorno a loro, la sala era
silenziosa. I bracieri cominciavano a spegnersi, e le ultime braci rossastre rivelavano solo le vaghe
forme di uomini addormentati sul pavimento coperto di paglia.
Sei tra noi, Catone?, chiese il tribuno.
S, signore... S. Il giovane si strofin gli occhi. Quanto ho dormito?
 quasi lalba.
Lalba?. Improvvisamente Catone fu del tutto sveglio e furioso con se stesso. Macrone lo
vide accigliarsi e non pot fare a meno di sorridere. Quintillo si raddrizz, accarezzandosi stancamente
la barba ispida sul mento.
Dobbiamo parlare. Venite con me.
Si gir di scatto dirigendosi verso la camera da letto del re, mentre i due centurioni si
affrettavano a seguirlo. Le guardie del corpo si scostarono per lasciarli passare, tornando a serrare i
ranghi appena la porta si richiuse dietro di loro. Una volta dentro, i tre guardarono istintivamente il
letto dove giaceva Verica. Non cera alcun movimento, solo il suono ritmico e lievemente rauco del
respiro.
Qualche cambiamento?, domand Quintillo.
Il medico, seduto su uno sgabello accanto al ferito, scosse la testa. Non ha ancora ripreso
conoscenza, signore.
Informaci immediatamente di qualsiasi novit, buona o cattiva che sia. Capito?
S, signore.
Il tribuno fece un brusco cenno agli altri e li precedette nella stanza delle udienze private del re.
A parte il grande tavolo, le panche e lelaborato trono di legno, il locale era vuoto.
Sedetevi, ordin Quintillo, andando a prendere posto sul trono senza la minima esitazione.
Macrone lanci unocchiata a Catone inarcando le sopracciglia. Il tribuno si protese in avanti,
poggiando i gomiti sulle ginocchia e unendo le punte delle dita.
Sembra che io sia riuscito a convincere il consiglio a designare Tincommio come il nuovo
erede di Verica.
Naturalmente, tutti speriamo che Verica viva, disse Macrone. Le riserve su Tincommio erano
ancora ben presenti nella sua mente.
Non occorre precisarlo, approv Quintillo.  lui il miglior garante della pace tra Roma e gli
Atrebati.
Andremo daccordo anche con Tincommio, signore, osserv Catone.
Me lo auguro. Il tribuno premette i palmi delle mani luno contro laltro. Ma se dovesse
accadere il peggio e Verica morisse, allora dovremo muoverci in fretta. Chiunque si opponga al nuovo
regime dovr essere arrestato e tenuto nel deposito fino a quando Tincommio avr una salda presa sul
suo popolo.
Quindi, signore, voi non credete che Artax abbia agito da solo?, chiese Catone.
Non ne sono sicuro. Non lo avevo mai sospettato di essere un traditore.
Davvero?. Il giovane era sorpreso. Perch no, signore?
Perch sarebbe dovuto essere un agente del generale Plauzio. Dubito che il generale sar felice
di scoprire che era un investimento tanto mediocre.
Artax una spia!. Macrone appariva sconcertato. Era un bastardo permaloso, ma lo ritenevo
abbastanza onesto.
Evidentemente no, centurione. Comunque, non era una spia, ma un doppio agente, lo corresse
Quintillo. O almeno lo era diventato, a quanto sembra... Pu darsi che il fatto di essere nominato erede
di Verica gli abbia semplicemente dato alla testa e che abbia agito da solo.
Forse, signore. Catone si strinse nelle spalle. In ogni caso, non mi sono mai fidato di lui. Ma
penso che ci siano anche altri locali di cui dobbiamo preoccuparci. Ora che Verica  momentaneamente
fuori causa, credo che possiamo aspettarci qualche guaio, specialmente con Tincommio pronto a
succedergli. C sicuramente chi lo considera troppo giovane e inesperto per una simile posizione,
mentre altri vorrebbero divenire re al suo posto.
Alcuni di costoro potrebbero opporsi alla scelta del consiglio, concesse il tribuno. O perfino
ricorrere alle armi contro il nuovo sovrano, se Verica muore. Ma dovranno fare i conti con le vostre
coorti. Un sorriso gli incurv le labbra. Con i vostri, ehm, Lupi e Cinghiali.
Catone ignor la frecciata, troppo preoccupato per le implicazioni degli ordini di Quintillo. Un
gelido senso di premonizione gli fece rizzare i capelli sulla nuca.
Qualcuno potrebbe non mandare gi una cosa del genere, signore. Li avete visti nella sala: la
trib sta gi cominciando a dividersi. Non possiamo permetterci di peggiorare la situazione.
Non essere cos tragico, centurione. I soldati sono ai tuoi ordini. Faranno quello che dirai loro
di fare. Oppure hai paura di non riuscire a controllarli? Questo  un lavoro per veri uomini, e tu sei
poco pi che un ragazzo. Posso capirlo. E tu, Macrone? I tuoi ti ubbidiranno?
Lo faranno, signore, se sanno cosa  meglio per loro.
Questo  lo spirito giusto!. Il tribuno annu compiaciuto. Sono lieto di sapere che c almeno
un ufficiale su cui posso contare.
Catone lo fiss, reprimendo la collera e domandandosi se lo stesse stuzzicando crudelmente o
mettendo alla prova. Decise di rimanere calmo davanti a quellattacco alla sua integrit, come cercava
di fare davanti ai suoi uomini affrontando il nemico.
Potete contare anche su di me e sulla mia coorte, signore.
Il tribuno lo studi per un momento. Lo spero, Catone. Lo spero... Ma per adesso si tratta di
una situazione ipotetica. Verica  ancora vivo, e fino a quando vivr dobbiamo tutti adoperarci affinch
le relazioni tra Roma e gli Atrebati continuino come prima.
S, signore. Catone annu. E dobbiamo fare del nostro meglio per assicurarci che gli Atrebati
mantengano la pace tra loro.
Quintillo sorrise. Questo va da s, centurione.
Bastardo!, brontol Catone, mentre tornavano al deposito. Il sole era ancora sotto il livello
dei tetti delle capanne che fiancheggiavano la pista fangosa. Laria era fredda e umida, e nella luce
incerta del primo mattino il giovane si era reso conto della sporcizia che lo ricopriva e desiderava
ardentemente un buon bagno e una tunica pulita. Ma laltezzoso disprezzo del tribuno gravava su di lui
come unombra, e il giovane centurione sapeva che sarebbe stato molto pi difficile liberarsene di uno
strato di sudiciume.
Non ci pensare!, rise Macrone. Stai piagnucolando come una sposa abbandonata.
Lo hai sentito. Questo  un lavoro per veri uomini, scimmiott Catone. Bastardo.
Arrogante patrizio bastardo. Potrei mostrargli un paio di cosette.
Ma certo che potresti, tent di consolarlo Macrone, poi alz una mano notando locchiata
fulminante dellamico. Scusa. Tono sbagliato. Comunque, guarda il lato positivo.
Ce n uno?.
Macrone non fece caso allamara osservazione. Verica  ancora con noi per il momento. E
anche se tira le cuoia, abbiamo qualcuno pronto a sostituirlo. Pur non essendo il mio preferito, se non
altro Tincommio non  un traditore come Artax. La situazione potrebbe essere di gran lunga peggiore.
Il che significa che lo diventer....
Questo era troppo per Macrone. Nonostante lamicizia per il ragazzo, il suo costante
pessimismo poteva avere un effetto assai deprimente e irritante su unanima di solito allegra come la
sua. Gli si mise davanti, sbarrandogli il passo. Non la pianti mai di fare il disfattista?, lo aggred.
Sto cominciando veramente a rompermi i coglioni.
Catone guard in faccia il suo superiore. Mi dispiace davvero, signore. Devono essere i nervi.
Per un attimo il pi anziano sirrigid, mentre le mani si stringevano a pugno e i muscoli delle
braccia villose gli si contraevano. Avvertiva lirresistibile impulso di far entrare in testa un po di
buonsenso al compagno, costringendolo ad abbandonare il suo insopportabile malumore. Poi si rilass,
si mise le mani sui fianchi e parl scegliendo accuratamente le parole.
Vedi, mi domando se il tribuno non abbia ragione, dopotutto. Se te la prendi tanto per
unosservazione poco gentile, allora non sei in grado di comandare uomini adulti.
Prima ancora di rendersene conto, Catone gli sferr un pugno alla mascella, facendogli scattare
la testa allindietro. Macrone barcoll, poi riprese lequilibrio e si tast il punto colpito, inarcando le
sopracciglia nel vedere sul palmo il sangue del labbro spaccato. Guard il giovane con uno scintillio
freddo negli occhi.
Pagherai per questo.
Io... mi dispiace, Macrone. Non so cosa stessi pensando, cosa stessi facendo. Non volevo....
Ma ti  piaciuto, eh?, chiese laltro con un sorrisetto.
Come?
Non ti senti meglio?
Meglio? No! Mi sento malissimo. Stai bene?
Sicuro. Mi fa un male allucinante, ma ne ho prese di peggio. Per ti ha distratto per un
momento da quel fottuto tribuno, non  vero?
Be, s, ammise Catone, ancora imbarazzato per aver perso il controllo. Ehm, grazie.
Macrone agit una mano con noncuranza. Vieni, torniamo al deposito. Dimentica il tribuno,
dimentica questa maledetta trib di barbari e andiamo a mettere un po di cibo decente nello stomaco.
S.... Il giovane non si era ancora mosso da dove lamico lo aveva fermato. Stava fissando
qualcosa sopra la testa di Macrone con espressione vagamente preoccupata.
Rilassati, ridacchi il compagno. Un giorno o laltro mi rifar... Cosa c che non va?
Guarda. Catone punt il dito verso est, dove il sole nascente stava colorando il cielo di oro
pallido. Laltro volse gli occhi in quella direzione. Ad alcune miglia di distanza, sottili colonne di fumo
si levavano nellatmosfera chiara del nuovo giorno.
...
.
...
CAPITOLO VENTISEI.
...
.
...
Un convoglio di rifornimenti?, mormor Catone.
Cos sembra.
Non sapevo che ne fosse previsto uno.
Nemmeno io. Macrone lo prese per un braccio. Vieni. Andiamo.
Con Macrone in testa, i due tornarono di corsa al deposito. Appena dentro, il centurione anziano
mand una delle sentinelle a chiamare il tribuno e Tincommio. Mentre luomo si affrettava lungo il
sentiero verso la residenza reale, Macrone si rivolse al suo subordinato.
Fai schierare i Lupi vicino allentrata. Io raduno i Cinghiali e ti raggiungo appena posso.
S, signore.
Catone si precipit verso ledificio del quartier generale e irruppe nella sala
dellamministrazione. Scorgendo uno dei trombettieri della guarnigione, gli grid di prendere il suo
strumento e seguirlo alle porte di Calleva. Luomo arriv sul camminamento senza fiato per aver corso
sotto il peso del corno ricurvo dottone e poi salito le scale per raggiungere il suo comandante. Catone
si batt una mano sulla coscia con impazienza mentre attendeva che si riprendesse. Finalmente il
suonatore sput per schiarirsi la gola, inspir a fondo e soffi nellimboccatura. Le stridule note
delladunata echeggiarono sulla citt, e i soldati della Coorte del Lupo si affrettarono verso il suono.
Dallaltra parte del deposito si ud un altro segnale, e girandosi Catone vide gli uomini della
Coorte del Cinghiale uscire tumultuosamente dalle tende per radunarsi sulla piazza darmi. La tarchiata
figura di Macrone emerse dal quartier generale, lelmo scintillante ai primi raggi del sole sotto la
fiamma rossa della cresta traversa. Era in pieno assetto di combattimento e pronto allazione. Con un
improvviso senso di vergogna, il giovane si rese conto di aver lasciato la corazza nel suo alloggio e
ordin al soldato pi vicino di andargliela a prendere.
Sotto il camminamento, le porte gemettero mentre venivano spalancate. I primi uomini
comparvero sulla pista fangosa, e Catone si sporse dal parapetto per gridare i suoi ordini a Figulo.
Fai schierare la coorte sulla strada allinterno delle mura!.
Mentre gli istruttori romani sospingevano i nativi in posizione cominciando a formare una
colonna di marcia, il giovane guard oltre le fortificazioni verso le lontane spirali di fumo che si
levavano nel cielo a circa dieci miglia di distanza. Laria era quasi immobile quel mattino, e si
riuscivano a distinguere alcune fonti separate del fumo: i singoli carri di rifornimenti incendiati dagli
attaccanti, pens. Mentre gli ultimi soldati si affrettavano a schierarsi, il Britanno che aveva mandato a
prendergli lequipaggiamento torn ansimando per la corsa. Catone si accigli quando vide che non gli
aveva portato una tunica pulita, ma ormai non cera rimedio. Sinfil dalla testa limbottitura per le
spalle e allung la mano verso la pesante massa della maglia di ferro.
Ci sar un combattimento, signore?, chiese luomo, affibbiando il cinturone del suo
comandante.
Se li prendiamo in tempo, rispose il giovane in celtico. Speriamo di farcela.
Notando il sorriso del guerriero a quellultima osservazione, cap che moriva dalla voglia di
menare le mani. Anche lui non vedeva lora di assalire il nemico. Poi, dopo un attimo di riflessione, si
rese conto che a spingerlo erano ragioni pi egoistiche: dimostrare qualcosa al presuntuoso tribuno le
cui parole gli avevano ferito lanima.
Appena lultima fibbia dellarmatura fu agganciata, Catone sinfil sulla testa la calotta di
protezione e indoss lelmo da centurione stringendo rapidamente le cinghie alle estremit dei
paraguance.
Bene! Puoi andare, disse al guerriero. Torna alla tua centuria.
Lanci unocchiata in direzione del deposito e vide con soddisfazione i Cinghiali che
marciavano incolonnati verso la porta con Macrone in testa. Poi scese la scala e si affrett verso la
prima linea della Coorte Lupo.
Figulo! Figulo! A me!.
Il giovane Gallo si avvicin correndo lungo lo schieramento, il viso arrossato dalleccitazione.
Falli muovere, ordin Catone, osservando le lontane spirali di fumo che la brezza stava gi
dissipando. Li voglio fuori e pronti a marciare. Ti raggiunger appena avr parlato con il centurione
Macrone e il tribuno.
S, signore!. Figulo salut e si precipit verso il fronte della piccola colonna. Fece mettere gli
uomini sullattenti e diede lordine di avanzare. I nativi, ormai avvezzi a quella routine, uscirono dalle
mura a passo cadenzato e marciarono sulla pista verso le distanti colonne di fumo. Catone rimase a
guardarli per un momento, poi, quando lultima centuria lo ebbe superato, si gir per tornare al
deposito. Si ud un sordo rumore di zoccoli, e sulla strada proveniente dalla residenza reale comparvero
Quintillo e Tincommio al galoppo. Erano armati e pronti a combattere, e quando videro Catone
arrestarono bruscamente i loro pony.
Che sta succedendo?, lo apostrof irosamente Quintillo. Rapporto!.
Fumo, signore!, rispose il centurione, indicando la direzione. Sembra che abbiano attaccato
un altro convoglio.
Il tribuno gett uno sguardo lungo la pista verso la Coorte Lupo. Dov Macrone?
Sta portando laltra coorte fuori dal deposito, signore.
Bene!. Quintillo si freg le mani. Potremmo coglierli mentre sono carichi di provviste.
Muoviamoci!.
Signore, non credete che sarebbe meglio mandare prima gli esploratori in avanscoperta?
Sarebbe una perdita di tempo!, esclam Tincommio eccitato. Dobbiamo attaccare
immediatamente.
Quintillo annu.  abbastanza chiaro quello che sta accadendo, centurione. E non c tempo da
perdere.
Ma Calleva? Non possiamo lasciarla senza protezione, signore. Non nelle circostanze attuali.
Gli uomini nel deposito possono presidiare le porte. Mandali a chiamare. Ora dobbiamo
muoverci!.
Ignorando le proteste di Catone, il tribuno affond i talloni nei fianchi del cavallo spronandolo
sulla pista, seguito a breve distanza da Tincommio. Catone ordin alla sentinella pi vicina di correre al
deposito e far venire tutti gli uomini disponibili allentrata principale della citt, poi si affrett dietro il
tribuno, risalendo la colonna fino a raggiungere linsegna del lupo alla testa della coorte. Molto pi
avanti, Quintillo e Tincommio galoppavano direttamente verso il fumo lontano. Mettendosi al passo
con i soldati, il giovane lanci unocchiata al nuovo alfiere. Pur essendo giovane come lui, pens con
rammarico, era un individuo massiccio, senza alcuna traccia dellinstancabile energia di Bedriaco, solo
una massa di muscoli.
Tu sei Mandrax, vero?
S, signore.
Be, Mandrax, tieni alta linsegna e difendila, questo  il tuo compito.
S, signore.
Voltandosi, Catone scorse dietro lultima centuria dei Lupi le prime file della coorte di Macrone
che emergevano dalle porte. I Cinghiali camminavano a passo svelto per raggiungere i camerati e
rallentarono solo quando ebbero quasi annullato il distacco. Macrone si affrett ad avvicinarsi al
compagno.
Dov il tribuno?
 andato avanti con Tincommio per vedere che succede.
Spero che quel coglione stia attento, brontol Macrone. Lultima cosa di cui abbiamo
bisogno  farci scoprire.
O perdere un altro erede di Verica.
Gi.
Ritieni che sia saggio, Macrone? Che cosa?
Portare entrambe le coorti fuori da Calleva.
Lo abbiamo gi fatto. Comunque, questi sono stati gli ordini di Vespasiano: attaccare il
nemico ogni volta che  possibile e tenerlo lontano dalle nostre linee di comunicazione.
Siamo un po in ritardo, per questo. Catone accenn alle spirali di fumo.
Certo, ma se prendiamo quei bastardi, al mondo ci sar qualche nemico in meno. Non
simpadroniranno pi dei nostri rifornimenti. E questo  un risultato positivo, secondo me.
Il giovane scroll le spalle, decidendo di tenere per s le sue preoccupazioni.
I Lupi e i Cinghiali continuavano a marciare sulla pista verso il fumo che andava diradandosi.
Non avevano ancora percorso tre miglia, in base alla stima di Catone, quando il tribuno e Tincommio
tornarono. Macrone arrest la colonna, e pochi istanti dopo i due cavalieri fermarono i cavalli e scesero
di sella eccitati e senza fiato.
Dietro la prossima altura, ansim Quintillo. Un piccolo convoglio di rifornimenti. Tutti
morti, tutti i carri bruciati. I razziatori sono ancora l a spogliare i cadaveri. Li abbiamo in pugno!
Macrone, manda gli esploratori e due delle tue centurie sullaltro versante per tagliare loro la strada. Il
resto si schierer ai piedi della collina. Poi avanzeremo e li prenderemo in trappola. Capito?
S, signore.
Ora, Tincommio, torna alla tua coorte e cerca di tenerti fuori dai guai.
Certo, tribuno, sogghign il Britanno.
Dico sul serio. Ho penato molto per farti nominare successore di Verica. Se ti fai ammazzare,
ci andr di mezzo io.
Tincommio ridacchi nervosamente. Quintillo si gir verso Catone. Tienilo docchio. Deve
evitare i pericoli. Ti ritengo personalmente responsabile della sua sicurezza, centurione.
Ho capito, signore.
Bene.
Signore?, disse Catone, mentre il tribuno si dirigeva verso il suo pony.
Che c?
I nemici, signore. Quanti sono?.
Quintillo fece una rapida stima. Duecento, duecentocinquanta. Non di pi. Sono troppi per
te?
No, signore, rispose il giovane senza scomporsi. Sono soltanto sorpreso che non se ne siano
gi andati. Soprattutto considerato il loro numero esiguo. Dovevano sapere che avremmo mandato
ununit a controllare. Perch rischiare?
Chi lo sa, centurione? E che importanza ha? Ci che conta  che sono l e che abbiamo
lopportunit di metterli nel sacco. Ora basta. Hai i tuoi ordini. Eseguili.
S, signore. Catone fece il saluto militare.
Macrone era gi corso a dare disposizioni, e le prime due centurie dei Cinghiali si separarono
dal grosso delle truppe muovendosi obliquamente in direzione del versante dellaltura indicato da
Quintillo. Questultimo raggiunse al galoppo il pendio pi vicino e cominci a salire verso la cresta.
Quando Catone ebbe preparato i suoi uomini, il tribuno aveva gi impastoiato il cavallo e stava
avanzando cautamente piegato in due tra lerba alta.
Almeno fa le cose come si deve, brontol il giovane.
Non vi piace molto, vero?, chiese Tincommio.
No. Non molto. Ci sono poche cose che quelli della sua razza non farebbero per ottenere un
po di gloria.
E io che pensavo che i Celti fossero dei tipacci.
Il centurione si volt a guardare lAtrebate. Tincommio, tu non sai neanche la met di quello
che succede. Comunque, hai sentito il tribuno: tieniti lontano dai guai, per oggi. Niente eroismi. Te lo
ordino.
Non preoccupatevi, sorrise Tincommio. Conosco il mio dovere.
Bene.
I comandanti delle centurie non intendevano correre rischi e percorsero lo schieramento
impartendo istruzioni con voce insolitamente bassa. I Lupi si disposero su due file a sinistra della pista,
mentre le rimanenti centurie di Macrone si mettevano in formazione sulla destra. Catone vide che al di
l della collina che nascondeva il convoglio distrutto e i suoi attaccanti cera una ripida scarpata. Se la
fortuna li avesse assistiti, avrebbero preso il nemico in trappola, senza alcuna possibilit di uscire dalla
stretta valle se non aprendosi a forza la strada tra le linee atrebate. Sembrava che Quintillo avrebbe
avuto la sua fetta di gloria, dopotutto.
Appena le due coorti furono in posizione, Macrone sguain la spada e la punt in avanti. I Lupi
e i Cinghiali avanzarono tra lerba ancora bagnata dalla rugiada del mattino. Gli uomini poggiarono
sulle spalle le punte di ferro dei giavellotti e cominciarono ad aggirare laltura. Macrone si piazz
allestrema destra dello schieramento, il punto pi vulnerabile, con la prima centuria della sua coorte,
soldati scelti che combattevano con coraggio e resistevano valorosamente.
Catone si port sul fianco sinistro, ansioso di vedere prima possibile il terreno davanti a loro
nella valle. In lontananza, sulla destra, le due centurie distaccate per chiudere la trappola intorno ai
razziatori stavano scomparendo dietro la collina. Con un po di fortuna sarebbero riuscite a mettersi in
posizione abbastanza rapidamente da costringere i nemici ad arrendersi quando si fossero resi conto di
non avere via di scampo. Se gli Atrebati li avessero risparmiati, la sorte migliore che potevano
aspettarsi era una vita di schiavit. In base alla sua recente esperienza con i Durotrigi, il giovane
dubitava che si sarebbero arresi. Erano spinti a resistere alle legioni da druidi fanatici, i quali
assicuravano ai guerrieri che le ricompense migliori che laldil aveva da offrire erano riservate a
coloro che morivano combattendo contro Roma.
Quando la formazione cominci a girare intorno alla base dellaltura, Catone scorse il
convoglio. Si vedevano i resti carbonizzati di otto carri, alcuni ancora lambiti dalle fiamme. Il terreno
circostante era disseminato di corpi in tuniche rosse, e accanto a questi cerano i predoni, un piccolo
gruppo intento a radunare gli animali da soma della colonna. Un uomo era appoggiato allasta
dellinsegna con il serpente dei Durotrigi, mentre altri esaminavano i cadaveri stesi al suolo. Nessuno
sembrava essersi accorto della Coorte del Lupo che marciava a passo uniforme verso di loro, e per la
prima volta il giovane pens che il frettoloso piano del tribuno avrebbe potuto funzionare. Eppure,
dovevano essere davvero addormentati per non aver ancora notato il pericolo imminente. Gli era
difficile credere che non avessero messo almeno una sentinella.
Quando venne dato lallarme, le due coorti avevano gi quasi bloccato lestremit della valle.
Catone vide lalfiere raddrizzarsi improvvisamente e girarsi per gridare un avvertimento ai compagni.
Subito i razziatori afferrarono le armi, preparandosi ad affrontare i Lupi e i Cinghiali.
Non sar una grande battaglia, mormor Figulo al fianco di Catone. Siamo cinque o sei
volte pi numerosi di loro. Non c confronto.
No.
Tuttavia, i Durotrigi si apprestavano a sostenere lattacco. Formando una specie di mezzaluna,
sollevarono gli scudi e agitarono le lance. Un movimento sulla destra attir locchio di Catone, che vide
Quintillo galoppare gi per il pendio. Il tribuno aggir le coorti avanzanti e and a prendere posizione
appena dietro il centro dello schieramento, sguainando la spada e incitando a gran voce le truppe
native.
Sta sprecando il fiato, disse Figulo. Capiscono poco il latino.
S, ma probabilmente lo fa sentire meglio.
La distanza tra le due forze diminu rapidamente, poi i Durotrigi cominciarono a cedere terreno,
arretrando oltre i carri incendiati verso lestremit opposta della valle. Qui lo spazio tra i ripidi versanti
si restringeva offrendo maggiori possibilit di difesa rispetto al campo aperto, dove gli Atrebati li
avrebbero facilmente travolti anche soltanto con la loro superiorit numerica.
Non se la caveranno comunque, quando i ragazzi di Macrone li raggiungeranno.
Figulo?
S, signore.
Chiudi la bocca. Non ho bisogno dei tuoi commenti.
S, signore.
Le due coorti continuarono a inseguire il nemico su per la valle, passando accanto al convoglio
distrutto. Catone lanci unocchiata ai carri anneriti e aggrott la fronte. Cera qualcosa che non lo
convinceva. Gli assali erano troppo sottili, e le ruote leggere e le sponde di vimini intrecciati non
somigliavano affatto a quelle dei pesanti veicoli da trasporto delle legioni. Scavalcando uno dei corpi,
avvert un odore sgradevole e not la pelle macchiata. Quelluomo doveva essere morto da giorni. Il
cadavere successivo in cui simbatt presentava le stesse caratteristiche. A un tratto un terribile dubbio
gli ghiacci il sangue nelle vene, e osserv preoccupato gli alberi che ricoprivano i pendii su entrambi i
lati. Guard il tribuno, ma questi aveva gli occhi fissi sulla piccola banda di predoni davanti a loro e
stava ancora gridando incoraggiamenti. Inspirando a fondo, il giovane alz un braccio.
Coorte! Fermi!.
I Lupi si fermarono incespicando, alcuni senza capire bene lordine o non disposti a ubbidire
immediatamente. Come risultato, nella valle si cre una confusione generale. Dopo un attimo di
esitazione, Macrone fece arrestare anche la sua coorte e cominci a correre verso Catone.
Allineatevi!, url questultimo ai suoi soldati, e subito i comandanti delle centurie si
affannarono a metterli in riga a suon di calci e spintoni. Un rumore di zoccoli annunci larrivo del
tribuno.
Che diavolo stai facendo, centurione? Fai avanzare i tuoi uomini!.
Signore, c qualcosa di strano in questa faccenda.
Fai avanzare gli uomini!  un ordine! Vuoi che quei bastardi ci sfuggano?
Signore, i carri. Osservateli.
I carri?. Quintillo lo fulmin con unocchiata. Che hanno di strano quei maledetti carri?.
Punt la spada verso Catone. Avanzate, ho detto!.
Quelli non sono carri, insistette il giovane. Guardateli bene. Sono cocchi.
Cocchi? Che assurdit  questa?
Cocchi con le parti posteriori legate insieme per farli sembrare carri, si affrett a spiegare il
centurione. Poi si avvicin a uno dei cadaveri. E questi uomini sono morti molto tempo prima che
venissero incendiati i cocchi.
Macrone li raggiunse, senza fiato e furibondo. Che succede? Perch li hai fatti fermare?.
Prima che Catone potesse rispondere, si ud echeggiare in lontananza un grido di guerra. I
razziatori allestremit della valle, che avevano visto gli inseguitori fermarsi, si girarono e partirono
alla carica verso gli Atrebati urlando come forsennati.
Non riesco a crederci, mormor Quintillo. Ci stanno attaccando.
Catone si costrinse a distogliere lo sguardo dal nemico che si precipitava verso di loro per
trasferirlo sui pendii circostanti.
L! Ecco la tua risposta, disse in tono brusco, alzando un braccio in direzione degli alberi sul
versante alla loro sinistra. Numerosi guerrieri durotrigi stavano uscendo dal bosco per formare una fitta
massa a nemmeno duecento passi da dove si trovavano i tre. Poi si gir verso laltura opposta. E l!.
Per un momento la facciata aristocratica del tribuno si sgretol, mentre davanti ai suoi occhi si
rivelava la natura micidiale della trappola in cui aveva portato le due coorti. Oh, merda....
Lupi!. Catone si affrett a voltarsi verso i suoi uomini con le mani unite a coppa intorno alla
bocca. Quarta, quinta e sesta centuria! Fronte a sinistra!.
Mentre Macrone si affrettava a raggiungere i suoi soldati, le tre centurie allestrema sinistra
dello schieramento atrebate ripiegarono per affrontare i Durotrigi che si stavano concentrando sul
pendio sopra di loro. A differenza dei nativi delle coorti, i nemici erano pesantemente armati, molti con
i corpi protetti da maglia di ferro. Catone si rese subito conto che gli Atrebati erano numericamente
inferiori. La situazione si era completamente capovolta a loro sfavore e ai Romani che li comandavano.
Il giovane dedic un attimo di riluttante ammirazione al nemico, prima di rivolgersi in latino a
Tincommio.
Vattene! Torna a Calleva pi presto che puoi. Non potremo resistere a lungo.
No. Non lo farei mai. Rimango.
Vattene.
Tincommio scosse la testa, e Catone si gir verso il tribuno.
Signore! Prendetelo con voi. Portatelo fuori di qui!.
Quintillo annu rapidamente e fece per afferrare la mano del principe atrebate, ma questi fece un
passo indietro sguainando la spada.
Sbrigati, sciocco!, grid il tribuno. Non c tempo per gli eroismi. Hai sentito il centurione!
Dammi la mano!.
No!.
Per un attimo i tre uomini rimasero immobili, ognuno guardando ansiosamente gli altri, poi il
tribuno ritir la mano e afferr saldamente le redini.
Molto bene. Hai avuto la tua possibilit. Centurione, procedi. Io vado a cercare aiuto.
Aiuto?, ripet Catone con rabbia. Ignorandolo, Quintillo volt la testa del cavallo con un
violento strattone e spron lanimale verso Calleva, lasciando il giovane a fissarlo, le labbra strette in
una smorfia di disprezzo e furore.
Aiuto?, sbuff Figulo. Ci ha preso per idioti?.
Prima che Catone potesse replicare, si ud lo squillo di un corno di guerra provenire dalla loro
destra, seguito da un altro dalla sinistra. Con un ruggito di trionfo, i Durotrigi si riversarono gi per i
pendii verso le linee ordinate dei Lupi e dei Cinghiali. Osservando i suoi uomini, il giovane not che
alcuni di essi stavano gi arretrando dal loro posto nello schieramento. Doveva imporsi prima che la
formazione cominciasse a cedere.
Mantieni la posizione!, url al pi vicino di quelli che mostravano segni di timore, e luomo
si affrett a ubbidire con aria colpevole. Catone un le mani a coppa intorno alla bocca. Coorte!
Preparare i giavellotti!.
La seconda fila fece un passo indietro, mentre gli uomini della prima cambiavano la presa sui
giavellotti e divaricavano le gambe, pronti a scagliare i micidiali proietti nei ranghi nemici che
caricavano allimpazzata. Catone guard a sinistra e poi nella valle dritto davanti a s. Il piccolo gruppo
che avevano visto inizialmente, a non pi di trenta passi di distanza, sarebbe stato il primo a
raggiungerli.
Prima, seconda e terza centuria... lanciare!.
Con un grugnito collettivo per lo sforzo, i soldati gettarono le braccia in avanti e lasciarono
andare i giavellotti. La scarica fu pi disordinata di quanto avrebbero saputo fare legionari
perfettamente addestrati, not il giovane, ma ottenne quasi lo stesso terribile effetto. Le scure aste
tracciarono un arco nel cielo e poi ricaddero sui Durotrigi, che cercarono di ripararsi con un gesto
istintivo, ma del tutto inutile. Quelli che riuscirono a sollevare gli scudi per proteggersi vennero trafitti
come gli altri dalle pesanti punte di ferro, che penetrarono attraverso i fragili schermi piantandosi nei
corpi dietro di essi. Ogni uomo della prima fila disponeva di due giavellotti, e dopo il lancio soltanto la
met delle prima compagine di attaccanti continu ad avanzare verso i Lupi, lasciando i camerati morti
o feriti tra lerba alta. I superstiti sarebbero stati facilmente sopraffatti, e Catone si concentr sul gruppo
molto pi numeroso che correva gi per il pendio verso le altre tre centurie.
Prepararsi!, grid con voce resa acuta dal nervosismo. Lanciare!.
I Durotrigi delle prime schiere caddero rovinosamente a terra, ma quelli dietro di loro
scavalcarono senza fermarsi i corpi dei compagni e si precipitarono verso gli scudi ovali dei Lupi.
Sguainare le spade!, url il centurione, estraendo la sua dal fodero. Lelsa davorio sagomato
si adattava bene alla sua salda presa, e il giovane si fece strada verso la seconda fila della centuria di
Figulo. Tenete alti gli scudi e non cedete terreno!.
La scarica di giavellotti aveva fatto il suo lavoro, e i nemici entrarono in contatto con i Lupi
individualmente, invece che in ununica ondata. I primi venti o trenta Durotrigi che tentarono di
sfondare il muro di scudi furono uccisi dalle rapide stoccate dei gladi che li trafissero da ogni parte. Ma
poi il grosso degli assalitori cozz contro la sottile linea degli Atrebati, e la coorte indietreggi sotto
limpatto. Catone fiss lo sguardo sullespressione selvaggia di un enorme guerriero che si dirigeva
verso di lui con la spada alzata e pronta a infliggere un colpo mortale. Senza dargliene il tempo, si
lanci sotto il suo braccio affondandogli la lama nella gola. Un fiotto di sangue lo invest, mentre il
guerriero crollava sulle ginocchia cercando disperatamente di tamponare lo squarcio nel collo. Il
giovane lo ignor, trovando subito un altro bersaglio: un uomo pi anziano con una lancia. Il veterano
non era forte come il compagno, ma pi esperto e cauto. Fece una finta e, mentre Catone eseguiva una
parata, abbass la punta della lancia sotto la sua spada, mirando al petto. Solo una brusca contorsione
evit al Romano di essere preso in pieno, ma il colpo di striscio lo fece ruotare su se stesso. Il Durotrige
tir indietro la lancia per finirlo, quando la borchia di uno scudo si abbatt sulla sua tempia, facendolo
accasciare al suolo.
Signore!, grid Figulo, arrischiando unocchiata al suo centurione. Siete ferito?
No, ansim Catone, afferrando lo scudo di uno dei morti che giacevano ai suoi piedi, lelmo
spaccato in due da unascia che gli aveva fracassato il cranio.
Tenendo lo scudo sollevato, il giovane si guard intorno e vide che la formazione della sua
coorte non esisteva pi e gli uomini erano impegnati in una mischia generale tra un roteare di lance,
spade e scuri. Le sue orecchie si riempirono del tonfo sordo dei colpi che si abbattevano sugli scudi e
trafiggevano corpi, del clangore delle lame e delle urla dei morenti. Indietreggiando di qualche passo, si
guard alle spalle. Nemmeno i soldati di Macrone avevano retto allurto della feroce carica, e tra i due
fronti della disperata battaglia, gli Atrebati delle tre centurie che avevano affrontato il primo assalto
cominciavano a disperdersi, abbandonando le armi e correndo verso Calleva per salvare la pelle.
Oh, no....
Un grido improvviso di Figulo spinse Catone a girarsi di scatto e ad abbassarsi appena in tempo
per vedere unascia fendere laria verso il suo viso. La lama gli pass sibilando sopra il capo, troncando
il supporto metallico della cresta. Mentre il rosso pennacchio di crini cadeva sul terreno insanguinato, il
giovane piant la spada nella rotula del guerriero, frantumando losso e tranciando i muscoli intorno
allarticolazione. Quelluomo non sarebbe pi stato in grado di combattere, si disse, sforzandosi di
rialzarsi.
Catone  caduto!, url una voce nei pressi. Il centurione  morto!.
No!, protest lui con forza. Ma ormai era troppo tardi. Il grido venne ripreso da ogni parte, e i
pochi della coorte che ancora resistevano si sbandarono. Per qualche attimo Catone e Figulo rimasero
fianco a fianco con gli scudi levati e le spade pronte a colpire, ma i Durotrigi li lasciarono in pace
mentre inseguivano le schiene indifese di quanti cercavano di scampare al massacro. Era la cosa
peggiore che gli Atrebati potessero fare. Un uomo armato che guardava in faccia il nemico era in grado
di difendersi molto meglio di chi abbandonava la spada e lo scudo per salvarsi la vita. Ma la prima
vittima del panico era sempre la ragione, e quelli che correvano erano spinti da un istinto animale di
sopravvivenza del tutto assurdo e inutile.
Andiamocene di qui!, esclam Catone. Stammi vicino.
I due Romani si fecero largo tra la massa disordinata di uomini nel fondovalle. Mantenendo la
guardia alta furono ignorati dai Durotrigi, che preferivano andare in cerca di prede pi facili. Ma
quando i combattenti cominciarono gradualmente a disperdersi, Catone cap che ben presto il nemico
avrebbe rivolto lattenzione a loro.
Figulo.
Signore.
Dobbiamo filarcela. Quando do lordine, lascia lo scudo e seguimi. Ma qualunque cosa
succeda, non abbandonare la spada.
S, signore.
Un attimo dopo la visuale davanti a loro si apr, e Catone scorse in lontananza la massa
disordinata dei tetti di paglia di Calleva. Si guard intorno unultima volta, poi grid: Ora!.
I due Romani gettarono a terra gli scudi e si precipitarono dietro le figure dirette verso la
salvezza della citt. Tra loro correvano i Durotrigi, lanciando urla di esultanza mentre braccavano gli
avversari e abbattevano quelli troppo lenti o troppo terrorizzati per sottrarsi agli inseguitori. Catone
guid il camerata in una linea retta, tenendosi basso e procedendo con tutta la velocit consentitagli
dalle gambe. Soltanto alcuni dei nemici fecero caso a loro, e di quelli pochi cercarono di fermarli. Ma
singolarmente non potevano competere con due legionari, e furono rapidamente liquidati.
Avevano percorso circa un miglio, quando a un tratto Figulo afferr il centurione per un
braccio.
Ascoltate!.
Cosa?. Catone si volt, il petto ansante mentre cercava di riprendere fiato. Lo sforzo di
correre tanto a lungo con indosso la maglia di ferro lo aveva spossato. Intorno a loro, i superstiti delle
due coorti continuavano a riversarsi verso Calleva. I Durotrigi erano rimasti indietro e stavano
depredando e mutilando i corpi degli Atrebati.
Guardate!, boccheggi Figulo, indicando i resti fumanti del falso convoglio di rifornimenti.
Lass!.
Una schiera di cavalieri stava galoppando sulla cresta della collina che aveva celato limboscata
dei Durotrigi. Appena raggiunsero il fondovalle, si sparpagliarono abbassando le lance e spronando i
cavalli verso i resti disordinati dei Lupi e dei Cinghiali che ancora tentavano di raggiungere i bastioni
di Calleva.
Merda!, ansim il giovane, slacciandosi il cinturone. Corri! Non fermarti per nessun
motivo.
Le spaventose urla degli uomini travolti tra lerba alta presero a levarsi mentre Catone si
liberava delle cinghie sfilandosi freneticamente la maglia di ferro da sopra la testa. La gett a terra,
afferr la spada e si precipit dietro Figulo, che era gi a una certa distanza davanti a lui. Era a met
strada del tragitto verso Calleva, quando il fianco cominci di nuovo a farsi sentire. Aveva creduto che
fosse completamente guarito, ma ora i terribili sforzi del combattimento e della fuga gli causavano fitte
dolorose in quella parte del corpo, e ogni respiro era unagonia. Il cuore gli martellava talmente forte da
riempirgli le orecchie escludendo quasi tutti gli altri rumori e coprendo i gemiti dei morenti, le grida di
trionfo dei Durotrigi e il sordo scalpitio dei cavalli, mentre il nemico caricava allimpazzata fra gli
Atrebati che cercavano di mettersi in salvo.
Catone si costrinse a proseguire, sapendo che fermarsi lo avrebbe solo condotto a una morte
crudele. La spada gli pesava, ma strinse la presa e continu a correre. A mezzo miglio dalle porte
incontr un ruscello che si snodava attraverso la piccola pianura di fronte a Calleva. Prima di rendersi
conto di cosa stesse accadendo, inciamp nella terra molle della riva e piomb nellacqua bassa.
Limprovviso shock della corrente fredda gli scosse i sensi. Con un enorme sforzo si mise in ginocchio
e cerc la spada che gli era sfuggita nella caduta. La lama scintillava sotto la superficie limpida a pochi
passi da lui. Stava per prenderla, quando ud avvicinarsi un cavallo. Unombra guizz sullaltra sponda,
e il giovane si accucci premendo il corpo sotto una sporgenza. Un attimo dopo sent laffannoso
ansimare di un cavallo sfinito sopra di lui. Una pioggia di ciottoli e terriccio gli cadde accanto. Sulla
riva opposta si intravedeva un pony con il suo cavaliere, e Catone trattenne il fiato. Unincrespatura
sullacqua devi un raggio di sole sulla lama della spada, che scintill per un attimo.
Ma quellattimo fu sufficiente. Il cavaliere scese di sella e salt nel ruscello proprio davanti al
centurione, spruzzandogli il viso, poi sguazzando si allontan di qualche passo verso la spada. Il
giovane cap che lo avrebbe visto appena lavesse raccolta e si fosse girato per tornare indietro. Non
cera tempo per pensare. Alzandosi di scatto, si lanci sulla schiena del guerriero chino sullacqua.
Limpatto li fece cadere entrambi. Catone era sopra e allung le mani in cerca della gola
dellavversario. La trov, strinse le dita intorno al collo muscoloso e premette con tutte le sue forze. Il
cavaliere si tir su in una cascata di spruzzi, afferrando le braccia del suo aggressore per liberarsi dalla
stretta. Non riuscendovi, tent di artigliargli il volto e gli occhi, ma prima che potesse raggiungerli il
centurione sferr una ginocchiata alle reni delluomo e lo spinse nel ruscello, cercando di tenergli la
testa sotto la superficie.
Il Britanno era troppo vigoroso per lui, e con uno sforzo convulso si port sopra Catone, il viso
alzato verso il cielo del mattino, e premette con tutto il peso sul corpo intrappolato sotto il suo.
Limpatto lasci senza fiato il giovane, che ebbe la presenza di spirito di serrare le labbra prima che
lacqua gli sommergesse la faccia. Ma sapeva di avere poco tempo. I polmoni brucianti reclamavano
aria, e sarebbe stato costretto a lasciare la presa per cercare di riemergere. Con la coda dellocchio not
un luccichio. La spada. Volt la testa e vide che era poco lontana sul letto del ruscello. Lasciando la
stretta sulla gola delluomo, protese la mano sinistra verso la sua faccia, allungando le dita in cerca
degli occhi. Tuffando la destra nellacqua, afferr lelsa del gladio, port la lama dietro la schiena
dellavversario e, con le ultime forze che gli rimanevano, gliela affond nel corpo. Il Durotrige sussult
una prima volta, poi una seconda, e cerc disperatamente di strapparsi dalle carni la spada, che il
centurione continuava a torcere furiosamente su e gi. Gradualmente cess di dibattersi, e alla fine
Catone lo spinse di lato ed emerse alla superficie boccheggiando. Mentre sedeva tossendo e sputando
nella pozza cremisi che si andava lentamente allargando, osserv il suo nemico. Il cavaliere giaceva
riverso. Il gladio gli aveva trapassato il cuore e spuntava dal petto. Gocce color rosso scuro scorrevano
lungo la lama, dissolvendosi nella debole corrente. La testa era gettata allindietro. Gli occhi senza vita
fissavano il cielo e i capelli ondeggiavano sullacqua come i fili derba che crescevano presso la riva.
Appena ebbe ripreso fiato, il giovane gir il cadavere su un fianco, mise un piede sulla schiena
accanto allelsa della spada ed estrasse la lama, che venne fuori accompagnata da un nuovo fiotto di
sangue. Poi si affrett a risalire sulla sponda e si mosse furtivamente lungo il ruscello, allontanandosi
dal nemico e dirigendosi verso Calleva. Ben presto i Durotrigi avrebbero notato il cavallo senza
cavaliere e sarebbero venuti a indagare. Aveva considerato per un attimo lidea di montare in sella al
pony, ma non si era sentito sicuro di riuscirci. Inoltre non valeva granch come cavaliere, mentre i
nemici erano esperti e lo avrebbero raggiunto molto prima che riuscisse ad avvicinarsi alle porte. Ora
camminava pi rapidamente e silenziosamente che poteva, tendendo le orecchie per capire se gli
avversari avessero trovato il corpo e gli stessero dando la caccia. Dopo aver percorso un quarto di
miglio, si accorse che stava tremando. Si sentiva troppo stanco per proseguire. Doveva nascondersi e
riposare per recuperare un po le energie, prima di avviarsi di nuovo verso la citt sicura.
Sicura? Calleva? Si rimprover aspramente. Le coorti erano state distrutte. Lunico ostacolo tra
i Durotrigi e gli Atrebati era costituito dalla manciata di legionari di servizio al deposito e dalle guardie
di Verica. Nel momento in cui il nemico si fosse reso conto della situazione, Calleva sarebbe stata alla
sua merc. Doveva tornare indietro, radunare i superstiti e tentare di salvare la citt. Poi pens a
Macrone e Tincommio. Ce lavevano fatta? Oppure erano morti e giacevano da qualche parte tra lerba
alta? Cibo per gli avvoltoi, che gi si libravano in lente spirali nel sole del tardo mattino.
Costeggiando cautamente unansa del ruscello, simbatt in un tronco caduto, sradicato anni
prima da qualche violenta tempesta. Alla base dellalbero un tasso aveva scavato una tana fra lintrico
di radici morte. Catone sinfil nella stretta apertura, affrettandosi a smuovere con la spada il terriccio
sopra di lui. Zolle di terra franarono sulla cavit, riempiendola e seppellendo il centurione sotto un
leggero strato. Sarebbe stato scoperto da chiunque si fosse avvicinato a esaminare il groviglio di radici,
ma era il massimo che poteva fare. Giacque immobile, osservando il ruscello attraverso la piccola
fessura che aveva lasciato e aspettando che quella lunga e calda giornata finisse.
...
.
...
CAPITOLO VENTISETTE.
...
.
...
Si svegli di soprassalto, facendo cadere il terriccio che aveva accumulato sul corpo. Era buio, e
qualcosa stava fiutando rumorosamente vicino al suo viso. Quando il centurione si mosse, la creatura
emise uno squittio acuto e fugg. Un attimo dopo, ricordando tutto ci che era accaduto quel giorno, la
mente di Catone si riprese di colpo. Furioso con se stesso per essersi addormentato, rimase immobile in
ascolto, ma lunico rumore era quello del ruscello che scorreva gorgogliando sul basso letto di ciottoli.
In alto, attraverso il viluppo di radici morte, scorse alcune stelle dietro sparse ghirlande di nuvole
argentee. Cerc a tastoni la spada, poi in silenzio si tolse la terra di dosso. Dopo essersi rapidamente
accertato di non avere attirato lattenzione di nessuno, strisci fuori della tana. Tenendosi basso,
raggiunse la riva e alz la testa sopra i ciuffi derba che crescevano lungo il ciglio. Il paesaggio era una
scura massa informe che si estendeva da ogni lato, interrotta solo dalle inconfondibili sagome degli
alberi.
Ma laggi, ad appena un miglio di distanza, cera Calleva. Alcune sezioni delle mura erano
illuminate da fascine fiammeggianti che i difensori avevano gettato davanti alla citt nel tentativo di
rivelare la presenza di nemici appostati nei pressi. Mentre il giovane osservava, altri fastelli di rami
vennero sollevati sopra gli spalti da minuscole figure munite di forconi e lanciati con archi infuocati sul
terreno sottostante, dove caddero tra una pioggia di scintille.
La posizione di alcuni degli attaccanti era indicata da un semicerchio di piccoli fal intorno alle
porte. Ogni tanto una freccia incendiaria sinnalzava nellaria, superava con una curva le mura e
spariva tra le capanne dallaltra parte. Fiochi bagliori rossi mostravano dove stavano gi divampando
vari piccoli incendi.
La situazione appariva disperata, e Catone riflett sul da farsi. La Seconda Legione era almeno
a due giorni di marcia. Troppi, probabilmente, per arrivare in tempo a salvare la citt e il deposito.
Nella direzione opposta, a un giorno di marcia, cera una coorte di fanteria posta a difesa di un guado,
ma non sarebbe bastata a cambiare le cose. Inoltre, con i Durotrigi in giro, il centurione avrebbe dovuto
mantenersi il pi possibile fuori tiro, e ci poteva raddoppiare il tempo necessario a raggiungere laiuto
pi vicino.
Si rese conto che non cerano alternative. Doveva trovare il modo di tornare a Calleva e fare ci
che poteva per aiutare a organizzare la difesa della capitale atrebate. Se Macrone era morto, il comando
dei superstiti delle due coorti sarebbe passato a lui. E se anche Tincommio era stato ucciso, con Verica
vivo per miracolo, gli Atrebati sarebbero rimasti senza un capo. Doveva raggiungere la citt prima
possibile.
Procedendo chino, la spada impugnata saldamente, si diresse verso le porte. Soffiava una lieve
brezza che faceva frusciare lerba e le foglie degli stentati alberi sparsi nella piccola pianura. Ben
presto, lo sforzo di camminare curvo con i muscoli tesi e pronti a un attacco o una fuga improvvisi, e
con tutti i sensi allerta per cogliere ogni minimo rumore o segno di movimento del nemico, si fece
sentire sul centurione, che dopo mezzo miglio fu costretto a fermarsi per riprendere fiato. Tra lui e
lingresso della citt, le forme scure emergenti al di sopra dellerba, i Durotrigi erano disposti a
intervalli formando una lunga barriera che impediva laccesso a qualunque superstite delle coorti
ancora acquattato nei paraggi. Vide uno di essi avvicinarsi a un compagno e ud chiaramente il suono
delle loro aspre risate. Alzandosi in piedi, ma tenendosi piegato in due, si avvi rapido verso il vuoto
lasciato dalluomo e pass silenziosamente oltre, guardando a destra e a sinistra per accertarsi di non
essere stato notato. Non sentendo allarmi, prosegu. Poco pi avanti cera uno dei fuochi da campo
accesi dal nemico. Intorno a esso erano stesi alcuni uomini che dormivano avvolti nei mantelli per
recuperare le forze in previsione dellattacco a Calleva il giorno seguente. Un guerriero montava la
guardia, riscaldandosi al calore delle fiamme con lasta della lancia appoggiata a una spalla.
Il chiarore illuminava una vasta zona, e Catone cap che se lavesse rasentata avrebbe corso il
rischio di essere visto da uno degli uomini della barriera che aveva appena superato. Subito oltre
cerano le porte, a poche centinaia di passi. Dopo unultima occhiata per assicurarsi di non essere stato
ancora scoperto, emerse dallerba e cominci a correre, accelerando mentre si avvicinava al fuoco.
Quando raggiunse il primo dei Durotrigi addormentati lo scavalc con un salto, poi super il secondo e
scatt verso luomo di guardia. Il guerriero si gir verso di lui e spalanc gli occhi vedendo
lespressione selvaggia sul viso del Romano che gli stava piombando addosso. Tent di afferrare la
lancia, ma era troppo tardi. Catone cozz contro la sua schiena, facendolo cadere scompostamente tra le
fiamme, poi rotol di lato, si rialz e corse a perdifiato verso la citt, mentre il terribile urlo del
guerriero lacerava la notte. Gli uomini stesi a terra si svegliarono immediatamente e si precipitarono a
soccorrere il camerata. Senza voltarsi, il giovane continu a dirigersi pi velocemente che poteva verso
le porte. Dietro di lui qualcuno lo vide e lanci un grido di allarme, subito ripreso da altri.
Catone aveva un buon vantaggio, ma gi scorgeva forme scure su entrambi i lati che si
dirigevano verso di lui convergendo sullentrata di Calleva. Vide facce sulle mura che si giravano a
guardarlo. Un uomo incocc una freccia al suo arco e la scagli contro la figura che si avvicinava. Il
giovane scart lateralmente e vi fu un sibilo nelle tenebre mentre proseguiva.
Non tirate!, url in latino, prima di ricordare la parola dordine pi recente. Asparagi bolliti!
Asparagi bolliti! Non tirate!.
Unaltra freccia gli pass accanto ronzando, questa volta da dietro, facendolo trasalire mentre
costringeva le gambe stanche a compiere un ultimo sforzo.
Aprite la porta!, grid, correndo lungo il fossato difensivo che circondava la citt.
 il centurione!, esclam una voce dagli spalti. Aprite quella fottuta porta!.
Il giovane raggiunse le massicce tavole di legno, colpendole furiosamente con la spada.
Aprite! Aprite!, url.
Vi fu un profondo scricchiolio dallaltra parte, mentre la sbarra di chiusura veniva tolta dai
pesanti supporti. Catone si gir verso gli inseguitori e vide con terrore numerose figure erompere dal
buio nel bagliore delle fascine fiammeggianti lanciate davanti allentrata. Una di esse si ferm ad
appena venti passi di distanza e scagli una lancia. Era un buon tiro e lo avrebbe trafitto se non lavesse
visto arrivare. Si gett a terra, e un attimo dopo la punta di ferro si piant nelle assi con uno schianto,
facendo vibrare lasta per qualche istante. Il giovane si rialz in fretta e riprese a bussare
freneticamente.
Per tutti gli di, aprite!.
Con uno stridulo cigolio, la porta cominci ad aprirsi verso linterno. Catone la spinse
disperatamente, poi un sesto senso lo indusse a guardarsi alle spalle. Dietro di lui, a non pi di sei passi,
un guerriero stava tirando indietro il braccio preparandosi a un tiro mortale contro la sua schiena. Un
ghigno animalesco gli stravolgeva i lineamenti. Improvvisamente si ud un tonfo sordo. Luomo rimase
come paralizzato, e il centurione not lasta piumata di una freccia sporgere dalla sommit della sua
testa. Mentre il guerriero cadeva allindietro, Catone si lanci attraverso la stretta fessura tra i battenti e
appena fu dentro croll a terra esausto. Subito i difensori si gettarono contro la porta per richiuderla
proprio nel momento in cui alcuni Durotrigi vi si gettavano contro. Ma erano troppo pochi, e qualche
attimo dopo la sbarra fu rimessa sui supporti. Il giovane si sosteneva con le mani poggiate sulle
ginocchia, la testa tra le braccia, boccheggiando in cerca daria.
Una forma scura si chin su di lui.
Sei conciato maluccio, ragazzo, ridacchi Macrone. Dove cazzo sei stato tutto il giorno?.
Catone dovette inspirare a fondo per riuscire a parlare. Anchio sono lieto di vederti... E
Tincommio?
Nessuna traccia di lui. Qui, lascia che ti aiuti.
Afferrandolo saldamente sotto le ascelle, Macrone lo tir su. Alla luce guizzante di una torcia
vicina, il giovane vide che lamico era sporco e malconcio come lui, e aveva unampia fasciatura intrisa
di sangue intorno a una coscia.
Stai bene?.
Macrone rimase commosso dalla preoccupazione evidente sul viso del compagno. Non 
niente. Uno stronzo pensava di fermarmi con un colpo alla gamba.
Una brutta ferita?
Dovresti vedere quellaltro, rise Macrone. Non andr molto lontano senza testa. Non direi
che ti sei divertito particolarmente mentre cercavi di raggiungerci.
Quanti sono riusciti a tornare?
Quasi tutti i legionari. Figulo  stato il primo.
E le coorti?.
Macrone scosse la testa. Pochi ce lhanno fatta. Finora, non pi di duecento. Ce ne saranno
altri, ma non molti. Hanno abbandonato la maggior parte dellequipaggiamento per fuggire. Tranne il
tuo alfiere.
Mandrax?
S.  arrivato qualche minuto prima di te, ancora con linsegna. Ci servirebbe qualcun altro
come lui. Comunque, ho detto a Silva di tirare fuori qualche dotazione di riserva dai magazzini del
deposito.  laggi, vicino a quel carro. Faresti bene a farti dare qualcosa anche tu. Non so perch, ma
credo che ne avrai bisogno. Mi troverai sulla palizzata.
Mentre Macrone si dirigeva a grandi passi verso la rampa, Catone si guard intorno per rendersi
conto della situazione. Diverse case avevano preso fuoco nelle vie adiacenti alle porte, e piccoli gruppi
di abitanti stavano affannosamente tentando di soffocare o circoscrivere le fiamme prima che
divenissero indomabili. Silva, il capo furiere, stava distribuendo armi ai superstiti dei Lupi e dei
Cinghiali appena giunti. Quando lo vide arrivare, lo salut agitando una mano.
Centurione! Vi davano per disperso. Pensavo che sareste passato alla storia.
Alla storia?
In quella delle legioni per la pi breve carriera nel centurionato.
Molto divertente. Mi occorre un po di equipaggiamento.
Che cosa volete?
Tutto. Eccetto la spada.
Che ne  di quella faccenda di tornare con lo scudo o sopra di esso?
A volte, sopravvivere per combattere ancora ha la precedenza. Gettando unocchiata nel
carro, il giovane vide che era stato frettolosamente riempito di elmi, spade, pugnali, cinturoni,
giavellotti, scudi e di qualunque altra cosa il furiere si era trovato a portata di mano. Hai qualche
lorica?
Mi dispiace, lo ho finite. Mi  rimasta solo questa. Mostr un esemplare della nuova lorica
segmentata che stava cominciando a incontrare il favore dei legionari. Prendere o lasciare, signore.
Benissimo, allora. Catone prese la corazza e la indoss sulla tunica. Silva lo aiut a stringere
le cinghie, mentre il centurione si legava uno straccio intorno alla testa in sostituzione della calotta di
feltro che aveva perso.
Ecco. Silva fece un passo indietro. Mai indossata una di queste, signore?
No.
La troverete abbastanza comoda. Lunico difetto  che rende un po faticoso lanciare un
giavellotto. Per il resto  ottima e pi a buon mercato della hamata. Laggiunger al vostro conto,
insieme alle altre cose.
Catone lo fiss. Stai scherzando?
Naturalmente no, signore. Tutto questo va giustificato.
Daccordo....
Il giovane affibbi il cinturone, poi estrasse la spada di ordinanza, la gett nel carro e infil nel
fodero la sua.
Assicurati che mi venga addebitato solo il fodero.
Dopo aver preso anche un elmo e uno scudo, si allontan mentre Silva annotava rapidamente su
una grande tavoletta di cera gli articoli che gli aveva consegnato.
Affrettandosi a raggiungere la palizzata, Catone si guard intorno in cerca di Macrone. Il
camminamento sopra le porte era bloccato da alcuni uomini che si preparavano a lanciare unaltra
fascina. Mentre quattro di essi la tenevano sollevata con i forconi, un quinto avvicin una torcia. Gli
sterpi presero immediatamente fuoco, crepitando e mandando scintille. Quando le fiamme
cominciarono a divampare, venne impartito lordine e la fascina fu lanciata oltre il parapetto con tutta
la forza possibile. La massa infuocata cadde ai piedi del muro con un tonfo sordo e rotol per qualche
passo, rivelando una manciata di arcieri nemici.
Eccoli l!, grid uno degli Atrebati, e una scarica di frecce, sassi e giavellotti si abbatt sul
gruppo gettando alcuni avversari a terra, dove rimasero a contorcersi e urlare nel bagliore arancione
degli sterpi fiammeggianti.
Ottimo lavoro!, esclam Macrone, alzando i pollici per sottolineare la lode ai nativi. Notando
Catone, lo chiam con un cenno. La prossima volta diglielo tu! In celtico suoner meglio.
Sono sicuro che hanno capito il messaggio, sorrise il giovane. Com la nostra situazione?
Non male, per adesso. Ho posizionato uomini tutto intorno nel caso cerchino di coglierci di
sorpresa da qualche altra parte, ma finora non hanno fatto alcun tentativo di scalare i bastioni. Hanno
perfino smesso di lanciare frecce incendiarie. Chiss perch. Ci hanno costretto a faticare parecchio per
spegnere gli incendi.
Qualcuno ha visto il tribuno?
Oh, s!, rispose Macrone con una risata aspra. Si  fermato vicino alle porte prima di
ripartire. Quel tanto necessario a gridare che andava in cerca di aiuto. Poi se l data a gambe. Me lha
detto Silva.
Credi che sia andato davvero a cercare aiuto?
Be, certamente  andato a cercare un posto pi sicuro di questo.
Non  difficile da trovare.
Gi.
Pensi che riusciremo a tenerli a bada?, chiese Catone a bassa voce.
Macrone riflett un attimo, poi scosse la testa. No. Dobbiamo aspettarci che presto o tardi
riescano a entrare. Non siamo in numero sufficiente a difendere lintero perimetro. E non credo che
possiamo contare sul sostegno degli abitanti. Non sono in condizioni di combattere.
In tal caso.... Il giovane esamin mentalmente la mappa di Calleva. In tal caso dovremo
trincerarci nel deposito, quando verr il momento. Nel deposito o nella residenza reale.
Non nella residenza.  troppo a ridosso del resto della citt. Li vedremmo arrivare solo
allultimo momento. Inoltre, nel deposito ci sono provviste in abbondanza cui attingere.  la soluzione
migliore.
Immagino di s.
Catone! Macrone!, grid una voce dalle tenebre sotto le mura. I due centurioni si
affacciarono cautamente alla palizzata.
Catone! Macrone!.
Chi diavolo ?, brontol Macrone. Si gir verso un gruppo di arcieri accovacciati sul
camminamento e fece latto di tendere un arco. Tenetevi pronti!.
La voce chiam di nuovo, questa volta pi vicina.
Non mi piace, disse Macrone. Deve trattarsi di un tranello. Be, quei bastardi non ci
troveranno impreparati!.
Catone scrut nella notte, aguzzando gli occhi nella direzione della voce. Poi il grido si ripet,
pi chiaro e vicino, e allora cap.
 Tincommio.
Tincommio?. Macrone scosse il capo. Stronzate!  un trucco.
 Tincommio, ti assicuro... Guarda l!.
Nel vacillante bagliore rossastro delle fiamme morenti dellultima fascina gettata dagli spalti,
una figura emerse dalloscurit fermandosi ai margini dellarea illuminata.
Catone! Macrone!, chiam ancora.
Avanza nella luce, in modo che possiamo vederti, grid Macrone. Piano, adesso! Prova a
fare qualche trucco, e sarai morto prima di riuscire a voltarti.
Tranquillo! Niente trucchi!, replic luomo. Ora mi avvicino.
Gir con cautela intorno alla fascina e si avvicin lentamente tenendo un braccio alzato per
mostrare che non aveva armi. Con laltra mano reggeva uno scudo ovale, di quelli in dotazione ai Lupi
e ai Cinghiali. Si arrest a trenta passi dalle porte.
Macrone... Sono io, Tincommio.
Mi prenda un colpo!, mormor il centurione.  proprio lui!.
...
.
...
CAPITOLO VENTOTTO.
...
.
...
Il generale Plauzio cominciava a stancarsi della tattica adottata da Carataco. Da settimane,
ormai, le legioni avanzavano lentamente lungo la riva settentrionale del Tamesis, cercando di
impegnare battaglia con i Britanni. Ma appena lesercito romano si muoveva, Carataco semplicemente
si ritirava, abbandonando una posizione difensiva dopo laltra e lasciando allavversario solo le ceneri
ancora calde dei fuochi da campo. E ogni volta la distanza tra larmata di Plauzio e lunit minore
comandata da Vespasiano aumentava pericolosamente, quasi invitando un improvviso attacco da parte
del nemico nel momento in cui si fosse reso conto della situazione. Il generale aveva cercato di
costringere il capo britanno allo scontro ordinando alle sue truppe di incendiare ogni fattoria e
insediamento che incontravano, uccidendo anche tutto il bestiame. Venivano risparmiati solo alcuni
abitanti affinch i loro lamenti giungessero alle orecchie dei capitrib, i quali avrebbero implorato
Carataco di mettere termine al saccheggio delle loro terre affrontando le legioni.
Sembrava che alla fine la cosa avesse funzionato.
Plauzio osserv le fortificazioni che Carataco aveva approntato sul versante opposto della
piccola valle: un fossato poco profondo e, al di l di questo, un basso terrapieno con una rudimentale
palizzata di legno. Non avrebbero costituito un grosso ostacolo per la prima ondata di truppe dassalto
che si stavano schierando sul pendio davanti allaccampamento romano. Alle loro spalle, erano
piazzate alcune batterie di baliste pronte a lanciare una micidiale scarica di pesanti dardi di ferro che
avrebbero fatto a pezzi la fragile palizzata e ucciso chiunque si trovasse immediatamente dietro di essa.
Dovrebbe essere tutto finito molto prima del tramonto!, sogghign il navigato prefetto della
Quattordicesima Legione, lunit scelta da Plauzio per guidare lassalto.
Lo spero, Praxus. Dateci dentro. Voglio annientarli una volta per tutte.
Non preoccupatevi per i miei ragazzi, signore. Conoscono la musica. Ma non ci saranno molti
prigionieri.
Il tono di disapprovazione era inequivocabile, e il generale dovette reprimere la collera. Cera in
gioco assai pi di qualche schiavo da vendere per impinguare la pensione di un prefetto.
Quel bastardo di Narciso aveva annunciato a cani e porci a Roma che la Britannia era
praticamente conquistata, quando limperatore era tornato dalla sua visita di sedici giorni alla fine
dellultima campagna. Era stato organizzato un trionfo per celebrare loccupazione dellisola, e Claudio
aveva fatto unofferta di spoglie delle sue vittorie nel tempio della pace.
Ma dopo quasi un anno lesercito era ancora l a fronteggiare lo stesso nemico. Un nemico che
sembrava ignorare il fatto di essere gi stato sconfitto, almeno secondo la storia ufficiale. E adesso lo
stato maggiore imperiale si sentiva un po a disagio per la discrepanza tra la versione accreditata e la
situazione sul campo. Altrove nella capitale, le famiglie dei giovani ufficiali che servivano nelle legioni
di Plauzio erano sempre pi perplesse nel leggere lettere che descrivevano le continue incursioni degli
avversari, il logoramento dellesercito e lapparente impossibilit di attirare Carataco in battaglia. I
veterani e gli invalidi di ritorno da quel lontano fronte non facevano che confermare tali racconti, e per
le vie della citt cominciavano a circolare voci piuttosto sgradevoli. I dispacci che il generale stava
ricevendo da Roma erano sempre pi impazienti. Nel suo ultimo messaggio, Narciso era stato conciso e
brutalmente franco: o Plauzio portava a termine limpresa entro la fine dellestate, o poteva dire addio
alla carriera e a molto altro.
La Quattordicesima aveva terminato di schierarsi, e le dieci coorti di fanteria pesante erano
disposte su due linee, pronte a ricevere lordine di avanzare. Dallaltra parte della valle non si notavano
segni di attivit da parte di Carataco, nessun arciere o esploratore davanti al grosso del suo esercito,
solo i ranghi compatti dei guerrieri lungo la palizzata in attesa dellattacco dei legionari. Qua e l
uninsegna veniva agitata lentamente, e il suono stridulo dei corni di guerra giungeva fino al generale
Plauzio, che sorrideva compiaciuto.
Molto bene, decise, se Carataco vuole che andiamo a prenderlo, cos sia. Era soddisfatto anche
perch sapeva che in quel momento due coorti di cavalleria ausiliaria e la Ventesima Legione stavano
completando la marcia di aggiramento per tagliare la ritirata al nemico. Un capo locale si era offerto di
guidarle attraverso gli acquitrini che Carataco riteneva avrebbero protetto il suo fianco sinistro. Non lo
aveva fatto per lealt verso Roma, ma in cambio della promessa di una cospicua ricompensa e della vita
della sua famiglia tenuta in ostaggio nellaccampamento romano. Il che, pensava fiducioso il generale,
era sufficiente a garantire la sua buona fede.
Possiamo iniziare i tiri, signore?, chiese Praxus.
Plauzio annu, e il segnalatore alz una bandiera rossa; attese che gli addetti alle macchine
belliche alzassero le loro per indicare che erano pronti, poi labbass. Immediatamente laria si riemp
dei colpi secchi dei bracci di torsione mentre lanciavano i pesanti dardi di ferro sopra le teste dei
legionari della Quattordicesima verso le difese dei Britanni. I proiettili aprirono squarci nella palizzata,
abbattendo file di guerrieri dietro di essa.
Sono coraggiosi, quei bastardi!. Praxus scosse la testa. Se ne stanno l fermi come se niente
fosse. Mai vista una disciplina simile.
Forse, ammise Plauzio riluttante. Ma non c confronto con i nostri ragazzi. Ora faresti
meglio a prendere il tuo posto. Oggi il vostro legato potrebbe aver bisogno della tua esperienza.
S, signore. Il prefetto fece un sorrisetto ironico. Non tutti i legati erano allaltezza del loro
compito, e quelli che non lo erano dovevano essere guidati dagli ufficiali di professione pi anziani
fino alla scadenza del mandato. A dire il vero, riflett Plauzio, lo stato maggiore imperiale capiva
presto se un uomo non era adatto a quel lavoro e si affrettava ad affidargli un incarico governativo
meno importante a Roma.
Praxus fece il saluto militare e discese il pendio per raggiungere il gruppo di comando della
Quattordicesima, stringendo distrattamente le cinghie dellelmo lungo il cammino. Plauzio lo osserv
allontanarsi, poi si volt a guardare le insegne della Nona che uscivano dallaccampamento mentre gli
uomini della seconda ondata di attacco avanzavano per occupare le posizioni di partenza. Al passaggio
dellimmagine dellimperatore, chin la testa. Un ritratto di Claudio troppo lusinghiero, decise: quei
nobili lineamenti ricordavano ben poco lo sciocco pieno di tic che era stato ficcato sul trono appena tre
anni prima. I ranghi della prima coorte della Nona Legione sfilarono davanti a lui, e il generale rispose
brevemente al loro saluto prima di concentrare di nuovo lattenzione sulle difese nemiche.
Quando vide che la palizzata era ormai ridotta in pezzi, Plauzio diede ordine alle batterie di
cessare i tiri. Dopo che lultima balista ebbe lanciato il suo proiettile, vi fu una breve pausa, poi le
trombe del quartier generale suonarono lavanzata. Le due linee della Quattordicesima si mossero, il
sole scintill sugli elmi di bronzo e stagno di quasi cinquemila uomini mentre marciavano gi per il
pendio, attraversavano lo stretto fondovalle e iniziavano a risalire il versante opposto.
Cominceranno da un momento allaltro..., mormor il generale a se stesso. Ma non cerano
reazioni da parte dei difensori. Niente scariche di frecce o sibili di sassi scagliati dalle frombole. La
disciplina del nemico doveva essere stata radicalmente migliorata, pens. Nelle battaglie precedenti, i
Britanni avevano cominciato a lanciare frecce appena ritenevano che i Romani fossero a tiro, sprecando
cos una gran quantit di munizioni e il devastante impatto di una scarica ben diretta a distanza
ravvicinata.
Le file di testa della prima ondata di legionari si calarono nel fossato difensivo. Dallaltra parte,
sul terrapieno, i Britanni attendevano impassibili che i Romani li raggiungessero, e Plauzio aspett
nervosamente che i due schieramenti venissero a contatto in una mischia feroce. I soldati cominciarono
a emergere dal fossato, si arrampicarono sul terrapieno e poi si lanciarono sul nemico attraverso i vuoti
nella palizzata distrutta. Limpeto della carica fu tale che le prime cinque coorti superarono le difese ed
entrarono nellaccampamento nemico senza fermarsi.
Poi vi fu silenzio. Niente gridi di guerra. Niente suoni di corni. Nessun fragore di battaglia.
Nulla.
Il mio cavallo!, ordin Plauzio a gran voce, mentre il primo terribile dubbio si affacciava alla
sua mente. E se Carataco fosse stato informato della trappola che i Romani avevano preparato e avesse
deciso di non farsi prendere prigioniero? Se avesse convinto i suoi uomini che Roma non avrebbe
mostrato alcuna piet? Dopotutto, non ne era stata mostrata a coloro le cui terre erano state messe a
ferro e fuoco durante lestate. Fu assalito da una spiacevole sensazione. Era andato troppo oltre? Aveva
persuaso Carataco che non gli rimaneva altro modo di ribellarsi a Roma che il suicidio?
Dov il mio maledetto cavallo?.
Uno schiavo si avvicin di corsa, conducendo uno stallone nero perfettamente strigliato. Il
generale afferr le redini e poggi lo stivale sulle dita intrecciate dello schiavo. Con un rapido
movimento port laltra gamba sul lato opposto e si sedette sulla sella. Poi gir lanimale verso le
fortificazioni nemiche e part al galoppo gi per il pendio. Alcuni soldati delle ultime file della Nona lo
videro arrivare e gridarono un avvertimento ai camerati. Subito si apr un passaggio attraverso la fitta
massa di legionari, e Plauzio prosegu mentre la sua apprensione sintensificava a ogni battito del
cuore. Spron il cavallo aprendosi un varco tra le coorti arretrate della Quattordicesima e continu a
salire. Giunto al fossato, tir le redini e si lanci sulla terra smossa del fondo, percorse un breve tratto e
riemerse dal lato opposto, inerpicandosi poi sul terrapieno.
Levatevi di mezzo!, grid a un gruppo di legionari affacciati in silenzio a una breccia nella
palizzata.
Gli uomini si affrettarono a farsi da parte, rivelando laccampamento dei Britanni. Numerosi
fuochi si stavano spegnendo nello spazio dietro le difese, ma non cera traccia del nemico. Il generale
guard lungo la palizzata in rovina e vide centinaia di rozzi fantocci di paglia abbattuti dai proietti delle
baliste o calpestati dalla prima ondata di attaccanti.
Dove sono?, chiese ad alta voce. Ma nessuno dei soldati osava guardarlo negli occhi. Come
lui, non conoscevano la risposta.
Vi fu unimprovvisa agitazione, e Praxus comparve sugli spalti trascinando un Britanno.
Luomo, chiaramente ubriaco fradicio, si accasci ai piedi del generale.
Questo  lunico che ho potuto trovare, signore. Quando siamo entrati nellaccampamento, ho
visto una piccola banda allontanarsi a cavallo verso il fiume, in quella direzione. Il prefetto indic
uninsegna con il serpente appoggiata alla palizzata. Dovevano essere quelli che suonavano i corni e
sventolavano le bandiere.
S, replic Plauzio con voce sommessa, deve essere cos...  logico. Ma la domanda : dove
sono ora? Dov Carataco con il suo esercito?.
Vi fu un momento di silenzio, mentre il generale guardava a sud verso il fiume. Poi il Britanno
ubriaco cominci a cantare, e lincantesimo fu rotto.
Devo mandare gli esploratori, signore?, chiese Praxus.
S. Torna al quartier generale e impartisci immediatamente gli ordini. Devono seguire ogni
direzione. Voglio che vengano trovati quanto prima.
S, signore. Che ne facciamo di questuomo? Desiderate interrogarlo?.
Plauzio abbass gli occhi sul Britanno, che ricambi lo sguardo con espressione vacua e poi
agit beffardamente un dito davanti al Romano. Davanti a quel gesto il generale si sent investito da
unondata di ridicolo, avvertendo il primo accenno di profonda collera e disgusto per se stesso.
Carataco lo aveva ingannato facendogli fare la figura dello sciocco di fronte alle sue legioni, e appena
la notizia fosse giunta a Roma, anche l avrebbero riso di lui.
Questuomo?, rispose freddamente. Non otterremmo nulla di utile da questo rifiuto.
Impalatelo.
Mentre il prefetto incaricava alcuni legionari di portare via il prigioniero, Plauzio guard di
nuovo a sud, questa volta oltre il fiume, verso il grigio orizzonte nebbioso. Laggi da qualche parte,
cera Vespasiano con la Seconda Legione. Se Carataco si era diretto verso sud, il legato doveva essere
completamente ignaro del fatto che lesercito nemico stava per piombargli addosso.
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
.
...
Aprite la porta!, ordin Catone.
No!. Macrone lo afferr per un braccio e si affacci al parapetto per gridare agli uomini sotto
di loro: Mantenete la porta chiusa!.
Il giovane si liber dalla stretta. Che diavolo state facendo, signore? Volete che Tincommio
venga ucciso?
No! C qualcosa di sbagliato. Rifletti, Catone! Come ha potuto attraversare le linee?
Io lho fatto.
E sei arrivato qui per miracolo. Guardalo! Indossa la corazza. Cammina tranquillamente verso
di noi. Lo hanno lasciato passare.
Lo hanno lasciato passare?. Catone si accigli. Perch?
Lo sapremo presto. Macrone sbirci sopra la palizzata. Non mi sono mai veramente fidato
di quel bastardo....
Tincommio era fermo a trenta passi dalla porta, apparentemente incurante della presenza di
centinaia di Durotrigi in agguato nelle tenebre circostanti.
Macrone!, grid in latino. Aprite. Dobbiamo parlare.
E allora parla!.
Il principe atrebate sorrise. Certe cose vanno discusse con discrezione. Aprite la porta e venite
fuori.
Crede che siamo pazzi?, grugn Macrone. Saremmo morti prima di giungere a met strada
da lui.
Mi rendo garante della vostra sicurezza!.
Balle!, replic Macrone. Avvicinati alla porta! Da solo!.
E voi potete garantire la mia sicurezza?, ribatt Tincommio in tono beffardo. Fareste
meglio....
Vieni pi vicino!. Catone indic un punto direttamente sotto la palizzata. Dopo un attimo di
esitazione, Tincommio cominci ad avanzare lentamente. I due centurioni si affrettarono a scendere la
rampa, e mentre Macrone ordinava di aprire la porta, Catone radun due gruppi di legionari
nelleventualit che i Durotrigi tentassero di prenderla dassalto. La porta venne socchiusa quel tanto
che bastava a far passare un uomo, e il giovane vide il principe che li attendeva dallaltra parte. Allung
una mano verso la torcia di un soldato.
Non prenderla!, esclam Macrone. Vuoi diventare un bersaglio pi facile?.
Catone abbass il braccio.
Andiamo, ragazzo. Vediamo a che gioco sta giocando Tincommio.
Macrone usc per primo attraverso la fessura, poi si scost per lasciar passare il compagno,
sempre tenendo attentamente docchio luomo in attesa. Con Catone al fianco, avanz adagio fino a
quando furono a due lunghezze di spada dallAtrebate.
Che sta succedendo?, brontol.
Tu che ne pensi?, replic Tincommio con un sorrisetto.
Sono troppo stanco e incazzato per gli indovinelli. Parla.
Vogliamo che vi arrendiate.
Vogliamo?
I miei alleati qui fuori. Tincommio accenn con il pollice alle sue spalle, poi indic lentrata
di Calleva. E l dentro.
Hai fatto presto a tradirci, disse Catone a bassa voce. Quanto ci hanno messo a farti
cambiare schieramento, codardo?
Cambiare schieramento?. Il principe inarc le sopracciglia. Non ho cambiato schieramento,
centurione. Sono sempre stato dalla stessa parte. Quella che odia Roma e tutto ci che rappresenta. Ho
aspettato a lungo questo momento. Ho lavorato sodo. Ora voi vi arrenderete, lasciandomi salire sul
trono che mi spetta di diritto.
Macrone fiss il nobile, poi si gir verso il compagno con una risata aspra. Sta scherzando!.
No, non scherza. Catone provava un senso di nausea, la profonda disillusione di un uomo che
si  appena reso conto di essere stato completamente raggirato. Alla luce delle torce sulla palizzata,
guard Tincommio negli occhi. Hai aspettato per tutto il tempo che abbiamo servito insieme?
Da prima, Romano. Da molto prima.
Perch?
Perch?, sbuff Macrone. Che cosa credi? Il ragazzino vuole diventare re. Il problema  che
il tuo popolo ne ha gi uno, traditore!.
Tincommio scroll le spalle. Per il momento, forse. Ma tra qualche giorno Verica sar morto,
in una maniera o nellaltra. Allora sar io il re. Guider i miei sudditi contro le legioni, al fianco di
Carataco.
Sei pazzo!. Macrone scosse la testa. Appena il generale viene a sapere di questa faccenda,
gli Atrebati verranno schiacciati come uova sotto una macina di mulino.
Sono convinto che tu stia seriamente sottovalutando la gravit della vostra situazione. Le linee
di rifornimento del generale passano attraverso le nostre terre. Nel giro di pochi giorni saremo in grado
di mettere le legioni in ginocchio. Ritengo che sarete fortunati se riuscirete a lasciare vivi la Britannia.
Che ne pensi, Catone?.
Il giovane non rispose. Vedeva mentalmente levolversi della situazione strategica e sapeva che
il principe aveva ragione. L a Calleva, gli animi si stavano sempre pi rivoltando contro Verica e i
Romani con i quali si era tanto strettamente legato. Cerano buone probabilit che Tincommio
ottenesse abbastanza sostegno tra la sua gente da guidarla in uninsurrezione contro Roma. E aveva
ragione anche sulle conseguenze di una simile ribellione. Il successo o il fallimento del tentativo
romano di annettere quei territori allimpero era sul filo di un rasoio.
Un altro terribile pensiero lo colp.
Verica... sei stato tu ad aggredirlo?Certo che sono stato io, rispose Tincommio a voce
abbastanza bassa da essere udita solo dai due centurioni. Doveva essere tolto di mezzo. Non  stato
facile per me. Dopotutto,  un mio parente.
Risparmiaci lautocommiserazione.
Benissimo. Doveva morire per il bene di tutte le trib di queste terre. Cos il sangue di un
vecchio davanti alla libert di unintera razza?
Quindi non  stato poi tanto difficile, vero?, domand Catone in tono sommesso, mentre si
rendeva conto con orrore crescente di essersi fatto unidea completamente sbagliata di Artax. E avresti
potuto ucciderlo... se non fosse stato per Artax.
Gia. Povero Artax. E non dimenticare Bedriaco... Pi principi che cervello, un difetto comune
tra la mia gente. Ho cercato di far capire ad Artax quali fossero i veri interessi da perseguire, ma non ha
voluto saperne.  sopraggiunto proprio mentre stavo per finire il vecchio. Mi ha colpito e gettato a
terra. Non avevo scampo. Ha salvato il re, e poi sei comparso tu. Tincommio sorrise. Non riuscivo a
credere alla mia fortuna, quando lo hai attaccato. Naturalmente, dovevo assicurarmi che venisse ucciso
prima di poter dire qualcosa che mi incriminasse. Il principe si rivolse a Macrone con una risatina.
Se non fosse stato per la tua inopportuna apparizione, avrei potuto uccidere sia il re che Catone.
Piccolo bastardo.... La mano di Macrone si strinse intorno allelsa della spada, ma Catone gli
agguant il braccio prima che potesse estrarla.
Basta cos, Macrone!, esclam con durezza, guardandolo negli occhi. Fermati! Dobbiamo
ascoltarlo, sentire le sue condizioni.
Esatto, centurione, disse Tincommio con un sorriso.  meglio che mantieni la calma, se vuoi
restare vivo. Tu e i tuoi uomini.
Per un breve momento Catone temette che lamico sarebbe esploso, senza trovare pace finch
non avesse fatto a pezzi il principe con le proprie mani. Poi Macrone fece un profondo respiro, le narici
frementi, e annu.
Daccordo... Daccordo allora, bastardo. Di quello che hai da dire.
Molto gentile da parte tua. Voglio che voi e i vostri uomini lasciate Calleva e torniate alla
Seconda Legione. Potete portarvi dietro le armi, e vi do la mia parola che nessuno vi attaccher... fino
alla legione.
Macrone sbuff con disprezzo. Sai quanto vale tua parola? Un mucchio di merda.
Taci!, intervenne Catone. Perch dovremmo andarcene?
Non potete difendere le mura, non con una manciata di legionari e ci che  rimasto delle due
coorti. Se cercate di resistere potrete soltanto morire, e molti abitanti di Calleva moriranno con voi. Vi
sto offrendo la possibilit di salvare tutte quelle vite. Vita o morte. Questa  la scelta.
Che succede se ce ne andiamo?, chiese Catone.
Non lo immagini? Dar il colpo di grazia a Verica e dir al popolo che  morto. Il consiglio mi
elegger re, e chiunque avr la cattiva idea di opporsi a unimmediata alleanza con Carataco verr
eliminato. Poi faremo a pezzi i vostri convogli di rifornimenti.
Stando cos le cose, sai che non possiamo arrenderci.
Stavo quasi sperando che lo dicessi. Tuttavia, non ho fretta. Vi concedo fino allalba per
prendere una decisione. Per allora, non ci saranno molti Atrebati ancora disposti a combattere al vostro
fianco. Non dopo che avr spiegato loro che siete stati voi ad attaccare il re.
Che cosa ti fa pensare che vivrai abbastanza da farlo?, ringhi Macrone.
Tincommio sorrise nervosamente e fece un passo indietro. La misura era colma per Macrone,
che si liber bruscamente dalla mano dellamico ed estrasse la spada.
Piccolo stronzo! Ne ho le tasche piene di te!.
Tincommio si gir e corse verso il cerchio di tenebre che circondava Calleva. Con un grido
inarticolato di rabbia, Macrone si lanci allinseguimento prima che Catone potesse reagire. Il giovane
si tuff istintivamente verso le sue gambe e lo trascin a terra. Quando entrambi si rialzarono, ormai
Tincommio era solo unombra che stava scomparendo nella notte. Furibondo, Macrone si scagli
contro il compagno.
Che cazzo ti salta in mente?
Torniamo dentro!, ordin Catone. Presto!.
Macrone lo ignor, sollevando minacciosamente la punta della spada. Allimprovviso una
freccia si piant nella porta, e altre sibilarono nelloscurit scheggiando la superficie consunta dalle
intemperie delle vecchie assi. Senza aggiungere verbo, Macrone si precipit attraverso la stretta
apertura dietro lamico, e subito dopo la porta venne richiusa in faccia allinvisibile nemico.
Per un pelo!. Il centurione anziano scosse la testa, poi si volt a guardare il giovane
compagno. Grazie....
Laltro scroll le spalle. Lascia perdere. Prima dobbiamo uscire da questo guaio.
A un tratto, dal buio fuori delle mura si ud la voce di Tincommio che gridava qualcosa in
celtico.
Che sta dicendo?, chiese Macrone.
Invita gli abitanti di Calleva a unirsi a lui... Dice ai superstiti dei Lupi e dei Cinghiali di
lasciare i loro padroni romani per divenire di nuovo uomini liberi....
Oh! Bel discorsetto. Quel ragazzo doveva fare lavvocato. Vieni, dobbiamo farlo smettere.
Macrone in testa, risalirono sul camminamento. Notarono che diversi soldati nativi lanciavano
loro occhiate furtive con aria colpevole, e Catone temette che Tincommio avesse ragione: molti di
quegli uomini se ne sarebbero andati prima dellalba, calandosi silenziosamente lungo le mura per
correre a offrire la loro lealt a un nuovo re. Alcuni sarebbero rimasti, spinti dal senso del dovere verso
Verica, verso i camerati, forse perfino verso gli ufficiali che erano giunti a rispettare con la riluttante
ammirazione di un guerriero per un altro. Di solito il giovane disapprovava un simile sentimentalismo
tra uomini, ma non quella notte. Ora pregava intensamente, con ogni fibra superstiziosa del suo essere,
affinch si manifestasse. Tincommio continuava a rivolgere appelli ai nativi sugli spalti, promettendo
loro una gloriosa vittoria sui soldati delle aquile e la possibilit di rioccupare la posizione pi
importante fra tutte le trib celtiche che un tempo era dominio esclusivo dei guerrieri atrebati.
Riesci a vederlo?, domand Macrone, aguzzando gli occhi nelloscurit intorno alle mura.
No. Mi sembra che sia da qualche parte... laggi.
Macrone fece un cenno ai legionari armati di archi e frombole lungo la palizzata. Ehi, voi!
Provate a fare qualche tiro. Mirate in direzione della voce.
Era un tentativo senza speranza. Le probabilit di colpire Tincommio erano poco pi di quelle
di infilare un ciottolo nel collo di unanfora da venti passi di distanza, bendati. Ma sarebbe servito a
innervosirlo, compromettendo i suoi sforzi di parlare alle truppe native. Una scarica di frecce e sassi
part compiendo un arco nella notte, ma Tincommio continu a concionare. Macrone si gir verso la
citt per gridare un ordine verso il carro con le dotazioni di scorta.
Silva! Portami qualche tromba quass pi in fretta che puoi!.
 meglio sbrigarsi, mormor Catone. Sta dicendo loro che sei stato tu ad aggredire Verica.
Bastardo!.
...Ora dice che lo teniamo prigioniero, separandolo dal suo popolo. Tutto perch il re ha
cambiato idea e ha visto cos realmente Roma...  per questo che abbiamo cercato di eliminarlo.
Si aspetta davvero che bevano questo mucchio di stronzate?
Potrebbero, a meno che non cominciamo a contrattaccare.
Macrone un le mani a coppa intorno alla bocca. Sbrigati con quelle dannate trombe!.
Dopo una rapida occhiata ai nativi in ascolto della voce del principe, Macrone si volse di nuovo
a Catone. Sarebbe meglio che parlassi loro.
Io?
S, tu. Convincili.
Che devo dire?
Non so. Usa il cervello, di solito non ti mancano le idee. Ma qualunque cosa sia, fai in modo di
parlare a voce pi alta di Tincommio.
Catone si stacc dal parapetto e, sforzandosi disperatamente di ricordare qualcuno degli
esaltanti discorsi che aveva letto da ragazzo, cominci a parlare. Non era facile tradurre lampollosa
retorica degli storici romani nellidiomatica lingua celtica. Simpappin pi volte, mentre cercava di
persuadere gli Atrebati a ignorare il traditore Tincommio e rimanere fedeli al loro re, che lo stesso
traditore aveva cercato di uccidere. Dalle tenebre, Tincommio grid a voce ancora pi alta confutando
recisamente tutto ci che Catone diceva. Il centurione sorrise e rinnov lappello, abbandonando ogni
tentativo di imitare lo stile oratorio classico che gli era stato insegnato dal suo tutore greco. Disse ogni
cosa che gli veniva in mente, ogni cosa in grado di attirare gli Atrebati, ogni cosa che potesse impedire
loro di ascoltare Tincommio, la cui voce stava diventando sempre pi acuta nello sforzo di superare la
sua. Ma il centurione era stanco, e la fonte di ispirazione si stava prosciugando rapidamente. Lo sapeva,
come lo sapevano gli uomini sugli spalti, e se non fosse stato per larrivo di Silva con una bracciata di
trombe prese al deposito, Tincommio avrebbe potuto ancora convincere la maggior parte di loro.
C mancato poco, ansim Catone, mentre lamico distribuiva gli strumenti ai legionari
perplessi.
Non siamo ancora fuori dei guai, figliolo, replic Macrone, cacciando a forza una tromba tra
le mani di uno dei suoi uomini. Il legionario appariva inorridito, come se avesse ricevuto un serpente
velenoso.
Non startene l con quellaria da allocco!, gli sbrait in faccia Macrone. Avvicina la tua
boccaccia a quella tromba e soffia pi forte che puoi. Prova a battere la fiacca, e te la ficco gi per la
gola fino a farti fare le scorregge sonore! Sono stato chiaro?
S, signore!.
Bene, allora dacci dentro.
I legionari cominciarono a emettere una cacofonia assordante che si lev nel cielo notturno
coprendo le grida di Tincommio.
Ottimo!. Macrone annu, le mani sui fianchi. Continuate per qualche minuto, poi riposatevi.
Se il nemico riprende a blaterare, ricominciate. Capito? Procedete.
Si gir verso Catone, avvicinandosi per farsi sentire sopra il frastuono. Fai scendere gli
Atrebati dalle mura. Mandali a dormire. Domattina avranno bisogno di tutta la loro energia.
...
.
...
CAPITOLO TRENTA.
...
.
...
Alle prime luci dellalba, Macrone trasmise lordine di tenere pronti tutti gli uomini validi.
Catone doveva radunare i nativi rimasti nella Coorte del Lupo, mentre il centurione anziano metteva
insieme una squadra raccogliticcia di legionari in servizio al deposito e li faceva schierare dietro la
porta come riserva. Il giovane mand un uomo a chiamare le guardie reali e, lasciando il compagno a
dare istruzioni ai suoi, percorse lintero perimetro dei bastioni di Calleva. Gli appelli fatti da
Tincommio durante la notte avevano ottenuto qualche effetto, e quando termin il giro appariva chiaro
che pi di cinquanta uomini si erano silenziosamente calati lungo le mura per unirsi al nemico. La loro
fuga era stata favorita da una nebbia sottile, e quella grigia coltre opalescente avvolgeva ancora il
terreno al di l del fossato. Catone not compiaciuto che pochi dei disertori erano appartenuti alla
Coorte del Lupo. I suoi sforzi di apprendere la lingua e capire meglio le usanze locali si erano rivelati
fruttuosi.
Era un peccato, riflett brevemente, che i responsabili della politica romana non imparassero
quasi mai da simili esempi. Si sarebbe potuto evitare molto spargimento di sangue, e limpero avrebbe
avuto a disposizione un numero assai maggiore di reclute per le sue lontane coorti.
Quanti ne sono rimasti?, chiese Macrone, quando Catone lo raggiunse sulla torre di guardia.
A parte gli ottanta legionari effettivi al deposito, ce ne sono centodieci dei Lupi e
sessantacinque della tua coorte. Pi una cinquantina della guardia del re.
Possiamo contare su di loro?.
Il giovane annu. Sono fedeli a Verica. Hanno giurato con il sangue di proteggerlo.
Macrone incresp le labbra in un sorriso ironico. Anche Tincommio ha giurato, e la cosa non
sembra preoccuparlo troppo. Possiamo fidarci di Cadminio?
Credo di s.
E allora dov?
Non intende lasciare la residenza reale n mandare qualcuno dei suoi.
Perch no?
Dice che devono vigilare sul re.
Vigilare sul re?. Macrone cal un pugno sul parapetto. Sarebbe molto pi utile se lo
facessero qui!.
Catone tacque un momento, prima di dire a bassa voce: Ho cercato di spiegarglielo, ma non
sono riuscito a fargli cambiare idea.
Il compagno lanci unocchiata agli spalti, guardando le solitarie figure disseminate lungo la
palizzata. S e no mezza coorte, in totale... Non abbastanza. Nemmeno lontanamente.
Il giovane osserv i preparativi del nemico. Devono essercene migliaia, l fuori. Insieme a
qualcuno dei nostri ragazzi.
E ne arriveranno altri. Sono comparsi dei cavalieri, durante la tua assenza. Venivano da
nord-ovest.
Non abbiamo alcuna possibilit.
Grazie per la tua consolante opinione.
Catone represse un impeto di collera. Lamico aveva ragione. Avrebbe dovuto tenere per s
certi pensieri. I centurioni non avevano il diritto di considerare lidea della sconfitta. Era quello che gli
aveva detto quasi due anni prima, quando si erano conosciuti. Si costrinse a respirare profondamente
per calmare i suoi atroci dubbi.
Immagino che dovremo semplicemente resistere in attesa di qualche rinforzo. Quintillo
dovrebbe raggiungere la legione entro stasera. I soccorsi ci metteranno un po ad arrivare. Dobbiamo
tenere a bada il nemico fino ad allora.
Macrone lo fiss attentamente. C dellaltro, ragazzo. Non dobbiamo disperare, chiaro? Fa
parte del nostro lavoro.
Bel lavoro.
Oh, andiamo! Non  poi tanto male. Buona paga, alloggio decente, precedenza sul bottino e la
possibilit di gridare quanto ti pare. Chi potrebbe chiedere di pi?.
Catone rise suo malgrado, intensamente grato di avere Macrone al suo fianco. Nulla sembrava
turbarlo. Solo le donne, ricord a se stesso con un sorrisetto.
Che cazzo c di divertente?
Niente. Davvero.
Allora togliti quella stupida espressione dalla faccia. Tincommio e i suoi amici non si faranno
vedere ancora per un po. Di ai nostri di rompere le righe. Poi ordina ai tuoi nativi di fare la stessa
cosa. E vai a riposare anche tu. Sembri esausto.
Il giovane si ferm accanto alla scala sul retro della torre di guardia. E tu?
Riposer quando tutto sar finito.
Quando pensi che attaccheranno?
Come posso saperlo?. Macrone osserv le linee nemiche. Ma quando lo faranno,
arriveranno da varie direzioni contemporaneamente. Quasi tutti gli attacchi saranno delle finte, nel
tentativo di impegnare i nostri uomini prima dellassalto vero e proprio. Dobbiamo tener conto di
questo.
Guard verso la scena del disastro del giorno prima. Le due alture ai lati della valle emergevano
dalla nebbia come isole su un mare perlaceo. Era una fortuna che le centinaia di cadaveri atrebati
rimanessero nascosti ai nativi sugli spalti, il cui morale era gi abbastanza basso. Quando la nebbia si
fosse alzata, avrebbero visto i camerati caduti sparsi nella pianura. Avrebbero visto anche lentit delle
forze nemiche, e Macrone sapeva che vi sarebbero state altre diserzioni, una volta che avessero valutato
le reali probabilit di successo. Gi cos erano troppo pochi. Si gir verso le file di tetti di paglia dietro
le difese della citt. Non si vedeva unanima.
Peccato non poter convincere qualcun altro dei locali a combattere con noi.
Puoi biasimarli?, replic Catone. Non sono stupidi. Sanno che non abbiamo molte
speranze.
Il giovane centurione si accorse che stava tremando nella fredda aria dellalba, e ricord che
non aveva mangiato nulla dal mattino precedente e che non riposava a sufficienza da giorni. Incroci le
braccia, massaggiandosi le spalle.
Macrone lo guard con curiosit. Paura?.
Per un attimo Catone pens di negare, poi si rese conto che non avrebbe ingannato lamico e
annu.
Macrone sorrise stancamente. Anchio.
Dopo la mutua ammissione vi fu un silenzio imbarazzato, prima che il giovane riprendesse a
parlare.
Sai,  possibile che il tribuno giunga in tempo a soccorrerci.
Possibile? Solo se riuscissimo a resistere per qualche giorno.
Potremmo.
No, replic Macrone, abbassando la voce per non farsi sentire dai suoi uomini. Una volta
che avranno superato le mura  e lo faranno  dovremo ripiegare sul deposito. E quando entreranno
anche l, sar finita... Spero solo di avere loccasione di mettere le mani su quel bastardo di Tincommio,
prima di morire.... Il vendicativo corso di pensieri del centurione fu interrotto da un rumoroso
brontolio del suo stomaco. Questo mi ricorda che sono affamato. Ho mandato Silva a prendere
qualche razione al deposito. Dovrebbe essere tornato da un pezzo.
Non credo che potrei mangiare nulla, in questo momento.
Ma certo che puoi. E sar meglio che tu lo faccia, disse Macrone in tono serio. Assicurati
che gli uomini ti vedano mangiare. Se mostri il tuo nervosismo, perderanno quel poco di coraggio che
rimane loro per questa battaglia. Mangerai tutta la tua razione e ti piacer. Capito?
E se mi sento male?. Limmagine di se stesso pallido e intento a dare di stomaco davanti ai
suoi soldati riemp Catone di apprensione e vergogna.
Macrone socchiuse gli occhi. Nel momento stesso in cui cominci a vomitare, ti butto gi dalla
palizzata. Giuro che lo faccio.
Per un momento il giovane si chiese se lamico stesse parlando sul serio, poi la sua espressione
fredda e dura gli disse che non scherzava affatto. Prima che potesse replicare, il cigolio di un assale
male ingrassato annunci larrivo di Silva e del carro con le razioni prelevate dal deposito. Il veicolo
era trainato da due robusti muli, e il furiere li guid verso i legionari in attesa vicino alla porta.
Macrone si lecc le labbra nel vedere alcuni orci di vino e dei cosciotti di carne affumicata.
Vieni, disse al compagno, dandogli di gomito. Andiamo a mangiare.
I due ufficiali si unirono al gruppo intorno al carro, mentre Silva si issava accanto agli orci.
Piano, ragazzi. Ce n in abbondanza per tutti.
E per i miei uomini?, domand Catone.
Quelli?, ribatt laltro con una sfumatura di disapprovazione. Possono aspettare il loro
turno, dopo che hanno finito i nostri.
Avranno le loro razioni ora. Di a qualcuno di costoro di occuparsene.
Silva fece una smorfia di disprezzo, poi annu con riluttanza. S, signore.
Mentre il furiere eseguiva lordine, Macrone si fece largo fino al carro e us il pugnale per
infilzare due pezzi di maiale affumicato. Ne lanci uno allamico, che per poco non manc la presa. Il
compagno rise, strapp un brandello di carne con i denti e cominci a masticare.
Forza, centurione Catone!, sputacchi. Mangia! Potrebbe essere il tuo ultimo pasto in questo
mondo!.
Catone sentiva ancora lo stomaco chiuso e annodato, e la prospettiva di consumare carne fredda
gli fece salire la bile in gola. Storse la bocca, ma Macrone gli lanci unocchiata di avvertimento, e il
giovane si port il cibo alle labbra preparandosi ad addentarlo.
Una nota stridula risuon al di l dei bastioni, subito ripresa da numerosi altri corni di guerra.
Macrone gett la sua carne nel fango dietro il carro, sputando un boccone masticato a met.
Raggiungete le posizioni!, rugg. Stanno arrivando!.
...
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...
CAPITOLO TRENTUNO.
...
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...
Signore!, grid Figulo dalla torre di guardia quando vide i due centurioni affrettarsi su per la
rampa. Si stanno muovendo!.
Tienili docchio!.
Quando raggiunsero la palizzata, Catone indoss lelmo e strinse le cinghie. Macrone osserv la
via di accesso alla citt, sforzandosi di cogliere i dettagli nella nebbia che si andava velocemente
diradando.
Figulo! Cosa stanno facendo?Si direbbe un attacco frontale alla porta, signore.
Catone si freg gli occhi stanchi, mentre il nemico cominciava ad apparire. I Durotrigi
avanzavano dietro una lunga fila di rudimentali schermi di vimini che ondeggiavano sullerba
calpestata. Guardandosi intorno, non not indizi di movimenti verso altre sezioni delle mura.
Devo chiamare qualcuno dei Lupi per rafforzare il presidio alla porta?.
Macrone lanci unocchiata nella stessa direzione e si gratt la barba ispida sul mento,
producendo un lieve raspio sotto le unghie sporche. Scosse la testa. Siamo gi troppo scaglionati.
Dovr accontentarmi dei nostri ragazzi. Tu torna alla tua insegna.
Non posso combattere qui?
No.
Il giovane fu sul punto di protestare, poi annu. Lamico aveva ragione. Un Romano in pi alla
porta non avrebbe fatto molta differenza. Doveva rimanere con i nativi e tenerli pronti a fronteggiare
qualunque sorpresa i Durotrigi potessero avere in serbo per loro. Ma avrebbe desiderato combattere, e
forse morire, insieme agli uomini della sua Seconda Legione. Sorrise tra s, rendendosi conto che la
legione era la cosa pi simile a una famiglia che avesse al mondo, e il pensiero di esserne separato
quando fosse venuta la fine era intollerabile. Ora altri uomini lo stavano guardando, e in lontananza
scorse i guerrieri celtici della Coorte del Lupo raccolti intorno a Mandrax e allinsegna che osservavano
il loro centurione.
Ci vediamo dopo, Macrone, mormor.
Il compagno annu senza distogliere gli occhi dal nemico in avvicinamento, e Catone si avvi a
grandi passi lungo gli spalti verso i suoi uomini. Gli faceva male la testa, e le pulsazioni alle tempie
erano cos dolorose da dargli la certezza che avrebbe vomitato. Peggio ancora, aveva una terribile sete e
imprec contro se stesso per non aver preso una borraccia dacqua dal carro di Silva prima di
raggiungere la palizzata. Aveva la lingua spessa e ruvida, e quella sensazione rendeva la nausea
insopportabile. Si morse il labbro, costringendosi a pensare a qualcosaltro. Qualsiasi cosa.
Macrone!, grid una voce, e Catone si volt a guardare verso la porta. I Durotrigi si erano
fermati appena fuori tiro dei giavellotti, e un piccolo varco si era aperto al centro della linea.
Tincommio avanz cautamente, le mani intorno alla bocca mentre chiamava di nuovo.
Che cosa vuoi?, rispose Macrone. Sei venuto ad arrenderti?.
Catone sorrise al tono provocatorio del compagno. Tincommio chin la testa per un momento, e
perfino da quella distanza il giovane poteva intuire dalla sua postura quanto fosse irritato.
Il principe atrebate alz lo sguardo e replic in latino: Non potete resistere a lungo, e lo sai.
Temo di doverti dare una notizia ancora peggiore. Carataco sta arrivando per conquistare Calleva
personalmente. Ci ha informato che sar qui entro due giorni con tutto il suo esercito. Non avrete
scampo.
E allora perch tanta fretta di prenderla adesso? Hai paura di perdere la tua parte di gloria?
Oppure hai bisogno di offrire qualcosa al tuo nuovo padrone?.
Tincommio scosse la testa. Non essere sciocco, centurione. Tu, i tuoi uomini e quelli del mio
popolo ancora tanto stupidi da resistere morirete tutti... a meno che non consegniate la citt a me.
Vuoi la citt? Vieni a prenderla, mezza sega!. Macrone un le mani a coppa ed emise una
sonora pernacchia per assicurarsi che i Durotrigi e i traditori atrebati afferrassero il punto. I legionari
sotto di lui applaudirono.
Tincommio ascolt, poi agit una mano con noncuranza tornando dietro i ripari di vimini. Il
varco si chiuse, venne gridato un ordine, e la linea riprese ad avanzare.
Catone distolse lo sguardo dalla porta e si affrett verso linsegna del Lupo.
Che cosa vuole quel traditore, signore?, chiese Mandrax.
Ci ha intimato di arrenderci. Permetter ai Romani di andarsene disarmati se gli consegneremo
Calleva.
E cosa ha risposto il centurione Macrone?
Lo hai sentito. Catone fece una pernacchia, e i suoi scoppiarono a ridere. Uno giunse perfino
a battergli una mano sulle spalle. Il giovane li lasci fare per qualche attimo, prima di impartire i propri
ordini. Lanciando unocchiata ai piccoli gruppi di uomini scaglionati lungo le mura, fece un rapido
calcolo.
Voglio un uomo ogni trenta passi. Quando la porta verr abbattuta, ognuno dovr correre al
deposito. Macrone ci vuole tutti l. Sar al deposito che resisteremo.
Il nostro ultimo baluardo?, chiese uno dei guerrieri, un uomo non pi giovane. Catone not la
torque di matrimonio che portava al polso e immagin che avesse famiglia.
Spero di no. Il tribuno  andato a cercare aiuto. Forse dovremo tenere duro qualche giorno,
prima che arrivino i soccorsi. Il giovane annu. Possiamo farcela.
Laltro sorrise con aria incerta, poi abbass gli occhi e carezz delicatamente la torque. Il
centurione lo osserv per un momento, commosso dal gesto.
Non mi ricordo di te. Dovevi essere con i Cinghiali. Come ti chiami?
Verago, signore.
Vuoi davvero combattere con noi, Verago?.
Luomo guard i camerati, studiando le loro espressioni in cerca di qualche segno di disprezzo,
poi scosse lentamente la testa. Catone gli mise una mano sulla spalla. Anche se aveva bisogno di
chiunque fosse in grado di rivolgere unarma contro il nemico, doveva anche essere sicuro che quanti
rimanevano al suo fianco non fuggissero.
Bene, allora. Torna pure dalla tua famiglia. Qui non c posto per chi non combatte con il
cuore. Potremmo essere tutti morti prima che il giorno finisca, e non voglio che sulle mie mani ci sia
pi sangue del necessario. Mandrax!.
Signore?
Fai circolare questo messaggio. Soltanto i volontari andranno al deposito. Se ci sono altri come
Verago, possono lasciare armi ed equipaggiamento, e tornare alle loro famiglie. Digli che hanno il mio
permesso e augura loro buona fortuna. Ne avranno bisogno abbastanza presto, se Tincommio
simpadronisce del trono.
Mandrax si affrett lungo le mura per trasmettere gli ordini. Vi fu un silenzio imbarazzato,
mentre gli altri uomini e il centurione guardavano Verago. Trattenendo lacrime di vergogna, il Britanno
stese la mano verso Catone. Il giovane la prese, stringendola con fermezza.
Non preoccuparti, disse in tono gentile. Ti capisco. Ora va. Approfitta del tempo che ti
rimane.
Verago annu, ritir la mano e pos a terra lancia e scudo. Armeggi con il soggolo dellelmo
da ausiliario e mise anche questo con le altre dotazioni che aveva ricevuto appena qualche settimana
prima. Le fiss per un breve istante, fece un cenno di saluto al centurione, poi scese dagli spalti e corse
verso il labirinto di capanne con i tetti di paglia. Catone scrut i nativi rimasti.
Qualcun altro?.
Nessuno si mosse.
Bene. Allora passate parola al resto della coorte. Mandrax, tu resti con me.
Mentre osservava i suoi uomini prendere posizione lungo le mura, ud Macrone gridare ordini
dalla porta. Guardando da quella parte, vide i legionari lanciare altri giavellotti contro il nemico che
rinnovava lassalto allentrata di Calleva. Ma questa volta sent i colpi inconfondibili di un ariete con
cui i Durotrigi cercavano di aprirsi un varco protetti dagli schermi di vimini.
...
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...
CAPITOLO TRENTADUE.
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...
La palizzata sopra la porta venne improvvisamente investita da una valanga di sassi e frecce; i
primi colpivano i pali con schiocchi secchi, punteggiando i tonfi delle seconde. Sopra al frastuono si
levavano grida e lamenti quando qualcuno dei proietti trovava il suo bersaglio tra il piccolo gruppo di
legionari. Guardandosi intorno, Macrone vide che cerano gi sei uomini stesi sul camminamento. I
loro camerati continuavano a lanciare giavellotti contro gli schermi di vimini, cercando disperatamente
di perforarli per raggiungere i nemici dietro di essi o almeno per ostacolarli sotto il peso delle aste
conficcate nellintreccio di giunchi. Ma leffetto era scarso, si rese conto il centurione mentre un altro
uomo indietreggiava afferrando una freccia che gli aveva trafitto il braccio.
Mettetevi al riparo!, grid. State gi!.
I legionari ubbidirono prontamente allordine, accovacciandosi dietro il parapetto. Silva e i suoi
aiutanti si affrettarono a salire sullo spalto, tenendosi curvi mentre portavano via i feriti. La scarica di
proietti cess rapidamente quando i Durotrigi videro che non cerano pi bersagli. Ma appena Macrone
si affacci per dare una rapida occhiata al nemico, la reazione fu immediata e dovette chinarsi di colpo,
mentre una mezza dozzina di frecce passava ronzando sopra di lui e finiva con un arco tra i tetti di
paglia oltre le mura. Non cera altro da fare che tenersi bassi. Aveva visto diverse scale tra i ranghi
nemici, quindi alcuni uomini erano necessari sulla palizzata. Gli altri avrebbero dovuto difendere
lentrata nel momento in cui la porta avrebbe ceduto. Di tanto in tanto un colpo dariete scuoteva le
pesanti assi facendo cadere polvere e terra, mentre da sotto il camminamento si staccavano piccoli
pezzi di malta.
Prime due sezioni, rimanete qui! Gli altri con me!.
Piegato in due, Macrone scese velocemente la rampa e, seguito dal resto del suo gruppo, si
diresse verso lo spazio aperto dietro lentrata. Mentre raggiungeva la via, vi fu un ennesimo colpo di
ariete, e una piccola fessura si apr tra le assi, lasciando passare un raggio di luce fra i detriti che
piovevano dalla palizzata.
Silva!, grid.
Signore?
Tu e i tuoi aiutanti, via dal carro!.
Ma signore, i feriti.... Il capo furiere indic gli uomini stesi sul pianale.
Tirateli fuori. Portateli al deposito. Muovetevi!.
Appena scaricati i feriti, Macrone ordin ai suoi di mettere gi gli scudi e poggiare le spalle
contro le grosse ruote di legno. Poi, insieme ad altri due, afferr la stanga e la gir verso la porta.
Bene, ora spingete! Spingete, bastardi!.
I legionari ce la misero tutta per spostare il pesante veicolo, ansimando in cerca daria attraverso
i denti serrati. Alla fine, con un prolungato gemito degli assi il carro prese ad avanzare rumorosamente.
Continuate a farlo muovere!, grugn il centurione, facendo forza sui piedi e tirando la stanga
resa lucida dalluso in direzione dellentrata. Avanti!.
Un altro colpo si abbatt sulla porta, e la fessura si allarg rivelando i nemici pi vicini intenti a
far oscillare lariete allindietro per colpire di nuovo. Allultimo momento, Macrone fece un cenno ai
due uomini con lui, e tutti insieme tirarono bruscamente la stanga da una parte, rovesciando un piccolo
braciere che ancora fumava dalla notte prima. Il carro ruot di 180, mettendosi di traverso e bloccando
laccesso a Calleva.
Togliete tutto dal carro, tranne i giavellotti. Poi riempite lo spazio sotto con della paglia.
Sbrigatevi!.
I legionari si affannarono ad allestire le improvvisate difese, mentre lariete continuava a
martellare con violenza, scheggiando le assi a ogni colpo. A un tratto, sotto gli occhi di Macrone, la
sbarra si spezz uscendo da uno dei supporti, e lestremit piomb a terra con un tonfo sordo tra la
porta e il carro.
Ci siamo!. Il centurione afferr lo scudo e sguain la spada, poi si gir verso i suoi uomini.
Questa sezione con me sul carro. Figulo, tu piazzati dietro con la tua. Se qualcuno cerca di passare
sotto o intorno, ammazzatelo.
S, signore.
Gli altri e voi lass sullo spalto! Tornate al deposito e tenetevi pronti a riceverci. Noi
resisteremo finch possiamo, poi vi raggiungeremo. Andate!.
Mentre la maggior parte dei legionari risaliva disordinatamente la strada verso il deposito,
Macrone e la sua retroguardia si prepararono a una lotta impari. Il centurione si iss sul carro e
agguant un giavellotto. I cinque superstiti della sezione si disposero ai suoi fianchi, gli scudi alzati e i
giavellotti pronti a trafiggere le facce dei nemici appena fossero entrati. Lariete colp ancora una volta
e i battenti, non pi tenuti fermi, si spalancarono con un cigolio di protesta, trascinando lestremit
della sbarra in un breve arco sulla terra battuta. Immediatamente i Durotrigi lanciarono un ruggito di
trionfo. Abbandonando lariete, si tolsero gli scudi di tracolla, afferrarono le armi e si precipitarono
allinterno. I primi a entrare, premuti da quelli dietro, si trovarono davanti le estremit scheggiate delle
assi rotte, e due di loro, non riuscendo a evitarle, urlarono di dolore mentre finivano impalati, per essere
poi calpestati dai compagni impazienti di gettarsi sui Romani.
Mentre lavanguardia degli assalitori travolgeva i guerrieri che si contorcevano sui pali
insanguinati, Macrone sollev il giavellotto e lo conficc nel viso delluomo pi vicino, che cadde
rotolando sotto il carro. Ignorandolo, il centurione trafisse la spalla del guerriero successivo, poi
estrasse la punta di ferro dalla carne e la spinse con forza nel mare di facce selvagge che si agitavano
sotto di lui. Ai suoi lati, i legionari paravano fendenti di spada e affondi di lancia con i grandi scudi,
colpendo poi a loro volta. Le loro facce erano contratte nella risoluta disperazione di chi combatte
senza alcuna probabilit di successo. Una mano afferr la sponda del carro, e Macrone si affrett a
scagliare il giavellotto nella massa umana intorno alla porta e a vibrare un fendente con la spada,
troncando le dita con un colpo netto. Il Britanno croll a terra stringendosi al petto le nocche
sanguinanti. Ma altri stavano arrivando da tutte le parti, portandosi sotto il campo dazione dei
giavellotti e cercando di arrampicarsi sul carro.
Sguainate le spade! Sguainate le spade!.
Gli uomini gettarono via i giavellotti, e vi fu il raschiare di lame rapidamente estratte dai foderi,
poi il piccolo gruppo di legionari cominci a menare colpi di punta e di taglio sui nemici, ormai
talmente vicini da saturare laria che respiravano con il caratteristico odore dei Celti. Dietro di essi,
Figulo e i suoi infilzavano chiunque tentasse di aggirare il carro o passarci sotto.
Macrone ud un urlo di terrore accanto a s, e con una rapida occhiata vide un legionario che
veniva trascinato gi di peso e piombava a terra, dove fu immediatamente fatto a pezzi dai Durotrigi
con una selvaggia scarica di colpi. Il centurione si protese per affondare la sua lama in una gola esposta
e subito si tir indietro per gridare un ordine senza nemmeno voltarsi.
Figulo!.
Signore?
Dai fuoco alla paglia! Poi allontanati con la tua sezione!.
Macrone teneva duro con furia crescente, menando stoccate e fendenti, con una smorfia feroce
sul viso. Avvertiva una strana energia fluire dentro di lui, e una calma interiore. Era questo ci per cui
viveva. Era questo che sapeva fare meglio, lunica cosa su cui non nutriva dubbi: era nato per
combattere. E nonostante limminente prospettiva di una morte violenta, era pago e felice.
Fatevi avanti, mezze seghe!, urlava, lespressione esultante, alle facce dei Durotrigi.  tutto
qui quello che sapete fare? Coglioni!.
Luomo al suo fianco gli lanci unocchiata preoccupata.
Che hai da guardare?, ringhi il centurione, squarciando il volto di un nemico come un
melone maturo. Non ti distrarre!.
Signore!. Il soldato indietreggi, allontanandosi dagli avversari. Guardate! Fuoco!. Sottili
spirali di fumo si levavano attraverso le tavole del fondo, sotto le quali sintravedeva un bagliore
rossastro. Altro fumo saliva lungo i lati del carro, e uno dei legionari fece latto di scavalcare la sponda
posteriore.
Resta dove sei!, rugg Macrone. Nessuno salta gi finch non lo dico io!.
Il colpevole si gir, affrettandosi a trafiggere un guerriero britanno, che cadde sul pianale ai
suoi piedi. Sotto di loro la paglia secca crepitava mentre il fuoco si propagava rapidamente, e il fumo
intorno si infittiva in unacre nuvola soffocante. Il centurione aveva gli occhi talmente irritati e
lacrimosi che quasi non riusciva a tenerli aperti. Eppure, incredibilmente, i Durotrigi continuavano a
gettarsi in avanti tra le fiamme gialle che si levavano da sotto e dai lati del carro, semiasfissiati mentre
cercavano di lanciare i loro gridi di guerra in faccia agli odiati Romani. Il fumo arancione con
sfumature rosse avvolgeva Macrone, e i suoi legionari non erano pi che forme indistinte stagliate
contro le vampe che infuriavano da ogni parte. Il centurione avvert improvvisamente una sensazione di
bruciore ai piedi e alle gambe, e abbassando gli occhi vide che il fondo stava cominciando a cedere.
Fuori! Fuori! Al deposito! Via!.
I legionari si voltarono, salirono sulla sponda del carro e saltarono oltre le fiamme sulla via
dietro di loro. Macrone raggiunse un punto in cui il fuoco non era troppo intenso e si guard
rapidamente intorno per accertarsi che il nemico non potesse seguirli. Poi si gir, lanci scudo e spada
sulla strada, e si tuff dietro i suoi uomini. Cadde a terra rotolando goffamente da un lato, senza fiato
per limpatto. Per un attimo non riusc a respirare, e quando boccheggi in cerca daria, il fumo gli
invase i polmoni. Mentre veniva assalito da conati di vomito, qualcuno lo afferr per un braccio e lo
tir su. Sbattendo le palpebre per scacciare le lacrime, vide Figulo.
Andiamo, signore!.
Loptio gli mise in mano la spada e lo scudo, poi lo trascin via dal carro fiammeggiante.
Tu dovresti... essere con... i tuoi uomini, ansim il centurione.
Se la caveranno da soli. Li ho mandati avanti.
Aspetta!. Macrone si gir verso la porta. Il carro continuava a bruciare, e torrenti di fiamme
rosso vivo crepitavano e ruggivano verso lalto incendiando lo spalto soprastante. Il centurione annu
soddisfatto. Almeno per il momento, i nemici non potevano entrare da quella parte. Ma non ci
avrebbero messo molto a scalare le mura. La sua azione aveva concesso solo una breve pausa ai
difensori. Andiamo.
Appena sent lariete sfondare la porta, Catone diede lordine di ripiegare. Mandrax sollev
linsegna sopra la testa e lagit lentamente da una parte allaltra. Lungo tutte le mura, gli uomini
lasciarono la palizzata e si precipitarono nelle vie verso il deposito. Dopo unultima occhiata per
assicurarsi che ognuno avesse visto e compreso il segnale, il giovane chiam Mandrax con un cenno e
si cal nel varco largo dieci passi che si apriva allinterno delle difese. I due si diressero verso un
passaggio tra due gruppi di capanne. Una viuzza serpeggiante li port nel cuore della citt. Mentre si
affrettavano, Catone not visi ansiosi che si affacciavano a guardarli. Gli abitanti di Calleva avrebbero
presto scoperto il peggio, ma ora non cera nulla che potesse fare per loro, niente che potesse dire per
confortarli. Pertanto li ignor, continuando a correre con Mandrax verso la sicurezza dellultima linea
di difesa contro i Durotrigi. Una volta allinterno del deposito, avrebbero tenuto a bada il nemico il pi
a lungo possibile e poi sarebbero morti.
Il giovane era sorpreso dalla calma con cui accettava lidea della morte imminente. Aveva
creduto di essere maggiormente spaventato da una simile prospettiva. Aveva temuto che allultimo
momento la paura lo paralizzasse, privandolo del suo autocontrollo. Ma per ora, lunica cosa che lo
preoccupava era contrastare Tincommio e i Durotrigi finch avessero potuto.
Il vicolo sbocc improvvisamente in una strada pi ampia che Catone riconobbe come quella
che conduceva dalla porta alla residenza reale. Alcuni uomini della sua coorte li superarono, ed essi si
unirono a loro. Poco pi avanti una via si diramava verso il deposito, e il giovane vide che era piena di
legionari e truppe native, notando con orgoglio che quasi tutti avevano ancora armi e scudi. Nonostante
il profilarsi di una disfatta, stavano ripiegando e, una volta raggiunta la nuova posizione, si sarebbero
preparati ad affrontare di nuovo il nemico. Tra essi cerano i legionari superstiti di ritorno dalla porta.
Qualcuno ha notizie di Macrone?, chiese Catone a voce alta. Un legionario si volt a
guardarlo, e il giovane punt il dito verso di lui. Tu! Dov Macrone?
Non lo so, signore. Lultima volta che lho visto stava difendendo la porta con alcuni ragazzi.
Lo avete lasciato l?
Ci ha ordinato lui di andarcene!, replic luomo in tono irritato. Ha detto che ci avrebbe
seguito, signore.
Bene... Entrate e schieratevi con gli altri.
Catone osserv la via che conduceva alla porta della citt. Due figure sbucarono da dietro una
capanna a un centinaio di passi di distanza. Figulo, pi alto e agile, aveva un leggero vantaggio su
Macrone, che si sforzava di stargli dietro muovendo energicamente le grosse gambe muscolose. Pochi
istanti dopo lo raggiunsero e si chinarono con le mani sulle ginocchia boccheggiando in cerca daria.
Tutto a posto?, domand il giovane.
Macrone alz gli occhi, il petto ansante. Aveva il viso annerito, e i peli delle braccia e delle
gambe erano strinati. Emanava un forte odore di bruciato, e Catone fece una smorfia.
Dovresti vedere laltro..., ridacchi Macrone, prima di esplodere in una tosse cavernosa.
Rimase piegato in due per un momento e poi, quando laccesso di tosse fin, si gir verso Figulo.
Quasi dimenticavo... Tu hai una responsabilit, bellezza. Disobbedisci unaltra volta a un
ordine... e ti faccio frustare.
S, signore. Stavo solo....
Dallinterno del deposito giunse un lontano clamore di voci.
Qualcosa non andava. Lentrata era piena di uomini che cercavano di uscire, lottando contro il
flusso di soldati che arrivavano in senso contrario in una mischia caotica. Urla di rabbia e disperazione
si levavano dalla folla.
Catone si precipit sul posto. Silenzio! Fate silenzio!, rugg. Quasi tutti tacquero, e molte
facce si voltarono verso di lui.
Che sta succedendo? Voglio un rapporto!.
Sono dentro!, grid qualcuno. Quei bastardi sono entrati nel deposito!.
Sopra le teste della fitta massa di uomini che bloccava laccesso, il giovane guard oltre larco e
ledificio dellamministrazione, verso il granaio in fondo al deposito. Dietro questo, i Durotrigi si
stavano riversando gi dalle mura. Numerosi corpi in tunica rossa giacevano accanto alla palizzata,
mentre i pochi che ancora cercavano di contrastare lassalto venivano fatti a pezzi. Alcuni dei meno
coraggiosi tra i civili della legione avevano gettato le armi e stavano fuggendo nel disperato tentativo di
sottrarsi alla marea urlante dei guerrieri nemici, che gi dilagavano attraverso il campo di Marte,
correndo contro gli ultimi difensori presso la porta.
...
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CAPITOLO TRENTATR.
...
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...
Se ci tieni alla tua incolumit, farai meglio a portarmi immediatamente dal legato. Lo
sconosciuto guard con ira loptio, che era fiancheggiato da due legionari. Questi ultimi avevano
laspetto di duri veterani, del tipo che a Roma perfino i criminali pi incalliti avrebbero accuratamente
evitato. Di conseguenza, loptio non provava alcuna preoccupazione davanti allindividuo infangato e
con la tunica lurida che si era presentato allingresso dellaccampamento sul far della sera. Lunico
piccolo dubbio era suscitato dal suo accento patrizio. Solo una discreta fortuna poteva permettere di
acquisire quel modo di esprimersi, a meno che, naturalmente, luomo non fosse un attore.
Chi pensi di essere, amico?, gli chiese.
Daccordo, allora, disse lo sconosciuto con calma studiata. Sono il tribuno Caio Quintillo.
Non mi sembra che tu abbia laria di un tribuno.
Perch ho cavalcato tutta la notte e tutto il giorno per arrivare qui.
Per quale motivo?
C unemergenza a Calleva.
Oh, davvero?
S. La guarnigione  sotto attacco, e vorrei informare il legato affinch possa inviare rinforzi al
centurione Macrone.
Macrone? Oh, be, allora  diverso. Se Macrone  nei guai, sar meglio che entri. Loptio si
rivolse a uno dei suoi uomini. Accompagnalo al quartier generale.
Quintillo prefer tenere la bocca chiusa e segu il legionario allinterno del campo di marcia
della Seconda Legione, lungo la via principale che conduceva al complesso di tende dove il legato
aveva il suo quartier generale. Ci sarebbe stato tempo in seguito per umiliare quel bastardo di un optio.
Ora doveva avvisare Vespasiano del pericolo che minacciava Calleva finch cera una possibilit di
salvare la capitale degli Atrebati. Poi il tribuno avrebbe potuto ancora trarre qualche vantaggio politico
dalla situazione. Dopotutto, aveva rischiato la vita per recare il messaggio. Non che si fosse imbattuto
in qualche nemico mentre correva disperatamente in cerca di aiuto, ma avrebbe potuto. Il coraggio,
ricord a se stesso, consiste nellagire sapendo di correre un rischio. Aveva agito, e pertanto gli era
dovuta una certa ammirazione. Il pensiero lo rinfranc, e quando raggiunse il quartier generale si
crogiolava ormai nel calore dellautocompiacimento.
Chi diavolo siete?, chiese bruscamente Vespasiano quando lo vide entrare nei suoi alloggi. Il
legato era seduto allo scrittoio, intento a preparare i piani per la fase successiva della campagna alla
debole luce del sole al tramonto. Entro due giorni la Seconda avrebbe marciato di nuovo verso ovest
per distruggere una serie di roccaforti lungo il confine occidentale delle terre dei Durotrigi. Dopo di che
avrebbe colpito a sud, devastando ogni cosa sul suo cammino fino alla costa. A quel punto, i Durotrigi
non avrebbero potuto fare altro che chiedere la pace, e Carataco avrebbe avuto un alleato in meno.
Aveva appena finito di leggere un rapporto sulle condizioni delle catapulte, e ora stava
consumando una cena leggera a base di pollo e vino prima di riprendere a lavorare. Continu a
mangiare mentre lindesiderato visitatore si presentava.
Tribuno Caio Quintillo, signore. Assegnato allo stato maggiore del generale Plauzio.
Mai sentito parlare di voi.
Sono arrivato in Britannia soltanto un mese fa, signore. Come rimpiazzo.
Nel posto sbagliato, probabilmente. Vespasiano inarc un sopracciglio. Un po lontano dalla
vostra destinazione, tribuno. Non ditemi che siete andato a caccia e avete smarrito la strada.
No, signore.
Be, e allora?
Il generale mi ha mandato a valutare la situazione a Calleva, signore.
Capisco. Il legato lo guard pensoso. Non gli piaceva lidea che Aulo Plauzio si preoccupasse
di una citt allinterno dellarea di operazioni della Seconda Legione, e subito si domand se non
avesse trascurato qualcosa. A quanto ricordava, il centurione Macrone non aveva fatto alcun accenno a
possibili problemi con gli Atrebati. Eppure quelluomo, quel sedicente tribuno, affermava che il
generale aveva ritenuto necessario inviare un ufficiale superiore a fare rapporto sulla situazione. Cera
qualcosa che non andava, e si rese conto che doveva procedere con cautela finch non avesse scoperto
lesatta natura dellansia di Plauzio. Rivolse un lieve sorriso al tribuno. E il generale sar soddisfatto
di come stanno le cose, immagino.
Non credo. Quintillo appariva esausto. Quando ho lasciato la citt, i Durotrigi si
preparavano ad attaccarla. Signore, se non interveniamo al pi presto, Calleva potrebbe cadere in mano
nemica.
Vespasiano, che stava per prendere la coppa di vino, si blocc a met del gesto.
Che cosa avete detto?
Calleva  sotto attacco, signore. O almeno presumo che lo sia, dopo quello che  successo
ieri.
Il legato ritir la mano e si appoggi allo schienale della sedia da campo, costringendosi a
rimanere calmo. E che cosa  successo ieri, di preciso?.
Il tribuno descrisse brevemente lannientamento delle due coorti di nativi, la fuga verso Calleva
e gli ordini da lui rapidamente impartiti per la difesa della citt. Continu a raccontare, nel tono pi
modesto che gli era possibile, come si fosse offerto volontario per attraversare le linee nemiche e
raggiungere la Seconda Legione in modo da soccorrere i superstiti della guarnigione che resistevano
nella capitale atrebate. Quando ebbe finito, si strofin gli occhi soffocando uno sbadiglio dietro il dorso
della mano.
Brutta storia, comment Vespasiano con voce tranquilla. Dovete essere sfinito. Vi far
portare del cibo. Poi andrete a riposare.
S, signore. Ma la guarnigione... dobbiamo soccorrerla immediatamente.
Certo. Verica ha bisogno del nostro sostegno.
Verica? Verica  stato ferito. Gravemente. Lultima volta che lho visto, sembrava a un passo
dalla morte.
Avete lasciato che il re cadesse in unimboscata?, chiese il legato con freddezza.
No, signore, si affrett a rispondere Quintillo.  stato aggredito da uno dei suoi nobili.
Vespasiano trattenne la collera crescente. Ogni volta che il giovane tribuno apriva bocca, la
situazione peggiorava. Spero che non abbiate altro da riferirmi.
Il tribuno scosse la testa, poi indic una sedia accanto allo scrittoio. Posso sedermi, signore?
Cosa? Oh, s. S, naturalmente.
Mentre Quintillo riposava il corpo indolenzito dopo tante ore passate in sella, il legato rifletteva
rapidamente, reagendo alla notizia del disastro che minacciava non solo i difensori di Calleva, ma
anche la sua legione. La campagna verso ovest avrebbe dovuto essere interrotta.
Qual  lentit delle forze nemiche?
Un migliaio di uomini, forse due, calcol il tribuno.
Non di pi?
No, signore.
Lumore di Vespasiano miglior leggermente. Bene, allora, possiamo farcela senza problemi.
 una rottura di coglioni, e la mia avanzata subir un ritardo, ma non ci si pu far nulla. Prima
dobbiamo occuparci dei Durotrigi.
Ah.... Quintillo alz gli occhi con espressione preoccupata. Temo che ci sia una piccola
complicazione, signore.
Il legato strinse le labbra in una linea sottile, frenando limpulso di fargli una furiosa sgridata.
Poi chiese in tono pacato: Quale sarebbe questa complicazione, tribuno?
Ci sono alcuni elementi fra gli Atrebati che vogliono schierarsi con il nemico e portare la trib
dalla loro parte. Ci sono loro dietro laggressione a Verica.
Capisco. La situazione era assai peggiore, quindi. Anche se i Durotrigi avessero preso
Calleva, i legionari li avrebbero rapidamente cacciati, e le cose si sarebbero normalizzate. Ma se
lintera trib si lasciava convincere a rivoltarsi contro Roma, allora si sarebbero trovati in grave
pericolo non solo la Seconda, ma anche il generale Plauzio e le altre tre legioni.
Vespasiano maled il tribuno tra s e s. Se non agiva immediatamente per sconfiggere i
Durotrigi e togliere di mezzo i nobili atrebati che cospiravano contro Roma, con ogni probabilit
limperatore avrebbe perso ventimila legionari e altrettante truppe ausiliarie. Augusto era riuscito a
sopravvivere alla perdita del generale Varo e delle sue legioni, ma aveva assunto fermamente il
controllo dellesercito e dellimpero. Claudio non aveva la stessa autorit, e sarebbe stato quasi
sicuramente privato del potere nella scia di una disfatta militare di quella portata. Quale sarebbe stato il
futuro di Roma, allora? Si sent afferrare dalla gelida morsa di oscuri timori davanti a una simile
prospettiva...
Improvvisamente si rese conto di non aver sentito le ultime parole del tribuno. Scusate?
Ho detto che dovremo occuparci anche di loro, signore... dei traditori atrebati.
Senza dubbio. Vespasiano annu. Se Verica muore, chi gli succeder?
Be, ecco un altro problema, signore.
Questa volta il legato non riusc a nascondere la sua irritazione e cal un pugno sullo scrittoio.
Fiss con ira Quintillo, tamburellando sul legno con le nocche. Costringendosi a mantenere la calma,
fece un cenno al tribuno. Continuate.
Il nobile che lo ha assalito  Artax  era il suo erede.
Questo Artax si  impadronito del trono?
No, signore. I centurioni Macrone e Catone lo hanno colto sul fatto.  stato ucciso sul posto.
Quindi, la successione a Verica  ancora aperta?, domand Vespasiano. Chi  il pi adatto a
subentrargli dal nostro punto di vista?.
La risposta fu immediata. Il nipote Tincommio sembra il pi idoneo. Ho convinto il consiglio
del re a sceglierlo dopo la morte di Artax.
Che tipo  questo Tincommio?
Giovane, ma intelligente. Sa che vinceremo noi. Possiamo sicuramente contare su di lui. Sar
leale a Roma.
Far meglio a esserlo, per il bene del suo popolo. Se non riuscir a controllarlo dopo che avr
sistemato le cose, allora non correr pi rischi con i nostri rifornimenti. Il regno degli Atrebati dovr
finire. Lo annetter in nome di Roma, disarmer la trib e lascer un presidio permanente a Calleva.
Quintillo sorrise. Il legato stava facendo il suo gioco, aiutandolo involontariamente a occupare
una posizione in cui avrebbe avuto la possibilit di esercitare i suoi poteri di procuratore. Mi sembra la
linea dazione pi saggia, signore.
Vespasiano si lasci andare contro lo schienale della sedia e chiam a gran voce il capo
scrivano. Pochi istanti dopo, luomo entr in fretta attraverso i lembi della tenda con in mano una
tavoletta di cera.
Voglio subito qui i miei ufficiali superiori.
Tutti, signore?
Tutti. Aspetta. Il legato frug tra le sue carte finch trov i rapporti pi recenti sulla
situazione delle truppe. Li scorse rapidamente, poi continu: Voglio che le seguenti coorti si preparino
a marciare: quelle di Labeo, Geniale, Pedio, Pollio, Veiento e Ortensio. Sei dovrebbero essere
sufficienti. Porteranno armi ed equipaggiamento, borracce dacqua e razioni leggere. Nientaltro,
capito? Sar una marcia forzata, e i comandanti dovranno lasciare qui qualunque uomo su cui nutrano
dei dubbi. Non ci saranno ritardatari.
Lo scrivano non riusc a nascondere la sorpresa e linquietudine davanti a tali istruzioni, ma
Vespasiano si astenne dallilluminarlo. Sarebbe stato inappropriato per un comandante di legione
essere visto mentre spiegava i propri ordini a un inferiore. Per quanto possibile, era deciso a mantenere
le distanze dai suoi uomini. Non era facile, e spesso se ne dimenticava nei momenti di minore
attenzione, fatto che poi lo tormentava per giorni.
Qualcosaltro, signore?
No. Muoviti, ragazzo!.
Una sottile luna crescente sorse mentre gli ultimi raggi del sole si spegnevano oltre lorizzonte.
Vi fu un breve periodo di oscurit prima che locchio si abituasse alla pallida luce lunare, poi il
paesaggio si defin in un mosaico monocromatico di campi, foreste e colline ondulate.
Dalla porta orientale del campo di marcia, una lunga colonna di uomini si snodava lungo la
pista che conduceva a Calleva, a circa trenta miglia di distanza. Quasi tremila legionari avanzavano in
ordine sparso, il tintinnio dellequipaggiamento coperto dal rumore sordo degli stivali chiodati sulla
terra asciutta. Vespasiano cavalcava dietro la coorte di testa, seguito da alcuni ufficiali dello stato
maggiore e da Quintillo.
Mettendo gli uomini sotto pressione, il legato calcolava che avrebbero raggiunto Calleva la sera
del giorno seguente. Avrebbe potuto esserci una dura battaglia dopo la marcia per i soldati stanchi, ma
erano legionari ben addestrati e in perfetta forma fisica. Stanchi o no, sarebbero stati pi che in grado di
affrontare qualche migliaio di Durotrigi.
...
.
...
CAPITOLO TRENTAQUATTRO.
...
.
...
Come diavolo...?, mormor Catone.
Non importa, ribatt Macrone. Dobbiamo andarcene da qui.
Andarcene da qui?. Lamico lo guard sbigottito. Per andare dove?
Alla residenza reale. Rimane solo quella, ormai.
Ma i nostri feriti?. Catone indic linfermeria. Non possiamo abbandonarli.
Non c nulla che possiamo fare per quei ragazzi, disse Macrone in tono fermo. Nulla. Ora
fai schierare la tua coorte. Serrate i ranghi e seguite la mia centuria.
Spinse il compagno verso i superstiti della Coorte del Lupo, poi si rivolse ai suoi uomini.
Allineatevi. In riga per quattro davanti alla porta. Muovetevi!.
Mentre i legionari si affrettavano a mettersi in formazione, Catone cominci a impartire ordini
in celtico. Diretti dalle grida dei capi sezione, le due unit si disposero ordinatamente sulla pista e
serrarono i ranghi formando una colonna compatta, scudo contro scudo lungo la prima fila e il fianco
sinistro. Macrone si guard intorno in cerca di Figulo.
Optio! Visto che ti piace tanto rimanere indietro, hai il comando della retroguardia. Prendi due
sezioni. Mantenetevi in formazione chiusa e non lasciate avvicinare nessuno di quei bastardi.
S, signore!. Figulo corse a prendere posizione.
Quando vide che tutti erano al loro posto, Macrone si port in prima fila.
Colonna!. Grid lordine preliminare e attese finch ud Catone ripeterlo ai nativi.
Avanzare!.
Gli scudi, gli elmi e le punte dei giavellotti ondeggiarono, e il passo cadenzato degli stivali
chiodati echeggi sotto la torre mentre i legionari cominciavano a marciare. Dietro di loro venivano i
Lupi, armati meno pesantemente e non del tutto in grado di muoversi al passo con i camerati. Catone si
era posizionato vicino alla coda della sua unit e osservava i Durotrigi che si dirigevano rapidamente
verso la retroguardia schierata allinterno dellentrata del deposito. Non fu necessario impartire lordine
di lanciare i giavellotti: gli uomini li scagliarono appena i nemici furono sufficientemente vicini, e
molti di questi caddero, trafitti dalle pesanti punte di ferro. Ma nel momento stesso in cui crollarono al
suolo, scomparvero sotto la massa di guerrieri impazienti di avventarsi sulla piccola colonna diretta
verso la residenza reale.
Schieratevi attraverso la strada!, url Macrone dalla prima fila, agitando la spada per
sollecitare gli uomini a mettersi in posizione, finch un muro di scudi chiuse da entrambi i lati il varco
tra le capanne. Dietro la barriera, la testa della colonna riprese ad avanzare. Prima che la retroguardia
lasciasse il deposito, i primi Durotrigi la raggiunsero, menando fendenti con le lunghe spade contro gli
scudi rettangolari. Lo scontro si svolse in silenzio: da una parte i Durotrigi, senza fiato per la corsa,
dallaltra i Romani, animati da una risoluta disperazione. Il clangore delle spade e i tonfi delle lame
sugli scudi ricordavano a Catone pi unesercitazione che la furia brutale di una battaglia. Solo le urla
dei feriti rivelavano laccanimento mortale con cui guerrieri e legionari combattevano. Gli uomini della
retroguardia conoscevano bene il proprio lavoro, e continuavano a indietreggiare, parando e colpendo
solo quando un nemico dimostrava pi avventatezza che buonsenso, pagandone il prezzo.
Davanti a Macrone, i Durotrigi che erano riusciti a scalare le mura ai due lati della porta
incendiata si riversarono sulla strada battendo le lance contro gli scudi e lanciando gridi di guerra.
Mantenetevi in formazione serrata!, ordin il centurione al di sopra del frastuono, sollevando
lo scudo in modo da poter vedere sotto il bordo. Mise il gladio in posizione orizzontale e pieg il
braccio, preparandosi ad assestare la prima stoccata. La distanza tra la colonna e la massa urlante dei
Durotrigi diminuiva gradualmente. Quando non rimasero che pochi passi, il Durotrige pi vicino alz
la lancia e si avvent contro il muro di scudi. Immediatamente gli altri si gettarono ruggendo dietro il
compagno.
Non fermatevi!, url Macrone, mentre luomo alla sua sinistra esitava. Continuate ad
avanzare. Non fermatevi per nessun motivo.
La colonna venne in contatto con i Durotrigi su un fronte stretto e di conseguenza, nonostante la
superiorit numerica, il nemico non aveva spazio per bloccare i legionari. Macrone e gli altri della
prima fila spingevano gli scudi in avanti, davano stoccate, estraevano le lame e avanzavano, in una
cadenza automatica che avevano praticato centinaia di volte. Gli avversari attaccavano con ferocia e
coraggio, ma non potevano competere con i Romani. Erano costretti ad arretrare, oppure venivano
abbattuti e calpestati.
Ogni tanto, un colpo di lancia fortunato o un fendente di spada trovava un vuoto nel muro di
scudi e mordeva la carne delluomo dietro di esso. I legionari con ferite troppo gravi per proseguire si
lasciavano cadere a terra, e il loro posto veniva prontamente occupato dalle riserve sempre meno
numerose per mantenere intatta la barriera. Gli uomini che continuavano a marciare incrociavano lo
sguardo con i camerati che rimanevano indietro, scambiandosi un ultimo saluto. Mentre la retroguardia
si avvicinava, i feriti si coprivano con gli scudi preparandosi a combattere meglio che potevano prima
di essere uccisi. Era una cosa crudele, pens Catone, assolutamente disumana. Ma sapeva che se fosse
caduto non poteva aspettarsi che i suoi uomini rischiassero la vita per salvare lui, o chiunque altro. Era
cos che sarebbero morti tutti.
La retroguardia continuava a ripiegare, mentre il nemico premeva attraverso la porta del
deposito e assaliva la coda della colonna cercando disperatamente di fare breccia nella barriera di scudi
per annientare lesiguo contingente romano. Figulo, pi alto e imponente della maggior parte dei
legionari, resisteva a pi fermo al centro dello schieramento, tenendo insieme i suoi uomini con ordini
risoluti, mentre deviava colpi con lo scudo e affondava la spada nei corpi degli avversari che si
accalcavano dietro la colonna.
Passo dopo passo, i legionari e i Lupi avanzavano lungo la via verso lincrocio con la strada che
conduceva dalla porta principale di Calleva alla residenza reale. Il duro suolo sotto i loro stivali
divenne ben presto viscido e fangoso a causa del sangue di morti e feriti, il cui odore dolciastro si
mescolava a quello pi intenso della terra smossa. Dalla sua posizione al centro della colonna, non
direttamente interessata dal combattimento corpo a corpo, Catone vide che avevano raggiunto lampia
pista che tagliava attraverso la citt.
Catone! Catone!. La voce di Macrone si lev al di sopra del frastuono della battaglia.
Signore?
Appena superiamo lincrocio, prendi i tuoi uomini e sgombrate il passaggio verso la residenza
reale.
S, signore!.
I legionari si aprirono lentamente un varco, finch la colonna si ritrov sulla strada che portava
allingresso della residenza di Verica tagliando fuori un piccolo gruppo di nemici.
Ora, Catone!, grid Macrone.
Seguitemi!, ordin il giovane ai suoi soldati, lanciandosi lungo la pista.
Alcuni Durotrigi, quelli con maggiore sangue freddo, tentarono di mantenere la posizione, ma
furono rapidamente travolti e fatti a pezzi. Gli altri si sbandarono e corsero a rifugiarsi nei vicoli sulla
destra, gettando occhiate atterrite ai Lupi che li inseguivano.
Catone si ferm per guardarsi intorno, gli occhi spalancati e il respiro corto tra i denti stretti.
Mandrax era dietro di lui, linsegna in una mano e la spada insanguinata nellaltra. Il guerriero atrebate
sogghign al suo comandante, piant linsegna nel terreno e afferr i capelli grigi di un nemico
abbattuto dal giovane, preparandosi a mozzargli la testa.
No!, grid il centurione. Non ora. Alle teste penserete dopo. Adesso non c tempo.
Con espressione contrariata, Mandrax lasci andare i capelli del morto e riprese linsegna. Poi
Catone not che alcuni della sua coorte avevano gi tagliato qualche testa, mentre altri erano intenti a
farlo.
Lasciatele stare!, url in celtico. Lasciatele stare, ho detto! In formazione!.
I Lupi ubbidirono con riluttanza, affrettandosi a formare un blocco compatto attraverso la strada
che saliva alla residenza reale. Appena furono pronti, il giovane ordin loro di avanzare di cinquanta
passi, fermarsi e attendere istruzioni. Poi torn di corsa allincrocio. I legionari stavano facilmente
tenendo a bada il grosso dei nemici che affollavano la via verso le porte di Calleva fin dove riusciva a
vedere.
Improvvisamente comparve Macrone, facendosi largo tra le ultime file dei suoi uomini.
Scorgendo Catone, annu sbrigativamente.
Ottimo lavoro... Ora avanzate e cercate di mantenere sgombra la strada verso la residenza.
Bene.
Quando noi arriviamo vicino allentrata, porta dentro i tuoi. State pronti a chiudere appena 
passato lultimo uomo.
Il giovane abbozz un sorriso. Non sarai tu, per caso?
Muoviti.
S, signore.
Catone si affrett a raggiungere i nativi e ordin loro di avanzare. Non incontrarono altra
resistenza da parte dei Durotrigi rimasti separati dal grosso dei compagni, e gli unici che videro si
eclissarono rapidamente al loro avvicinarsi. Poi la strada si allarg, e svoltato un angolo scorsero
lentrata della residenza reale. Le porte erano aperte, e numerose guardie del re erano disposte lungo la
palizzata su entrambi i lati. Cadminio era sulla soglia e fece un cenno al centurione e ai suoi. Il giovane
corse verso di lui.
Macrone e gli ultimi dei nostri sono poco lontani. Dobbiamo tenere le porte aperte per loro.
Tenerle aperte?. Cadminio scosse la testa.  troppo pericoloso. Portate dentro i vostri
uomini, Macrone dovr affrontare i suoi rischi.
No, ribatt Catone con fermezza. Rimarranno aperte finch lo dir io.
LAtrebate fu sul punto di protestare, ma notando la luce di fredda determinazione negli occhi
di Catone distolse lo sguardo e annu.
Daccordo... Avremo bisogno di ogni uomo che riusciamo a far entrare per difendere la
residenza.
Cos va meglio, replic il giovane in tono pacato. Si gir verso i suoi. Dentro. Dietro le
porte, in formazione serrata.
Mentre i Lupi marciavano verso linterno, Catone indic a Mandrax dove prendere posizione, e
gli altri si schierarono intorno allinsegna, rivolti verso la strada e i rumori della battaglia. Non
dovettero attendere a lungo la comparsa dei legionari. Gli uomini di Macrone ripiegavano a passo
regolare, mantenendo i ranghi serrati mentre respingevano la massa nemica che tentava disperatamente
di aprirsi un varco tra gli scudi.
Passate avanti tutti i giavellotti!, grid Catone ai suoi, e i pochi giavellotti rimasti furono
consegnati ai soldati della prima linea, che sguainarono rapidamente le spade.
Li userete come lance, aggiunse il centurione. Niente tiri. Prima fila, serrare e sovrapporre
gli scudi! Due passi avanti. Colpite da sopra il bordo.
Vi fu un tramestio mentre i nativi allineavano gli scudi e alzavano i giavellotti afferrandoli
saldamente. In tal modo, avrebbero avuto un maggiore campo di azione e sarebbero stati una minaccia
pi temibile per i Durotrigi con le punte di ferro dirette verso gli occhi. Poi attesero in silenzio,
osservando oltre lentrata gli alleati romani che ripiegavano verso di loro. Catone si avvicin a
Cadminio e al piccolo gruppo di guerrieri che si teneva pronto a chiudere la porta appena fosse stato
impartito lordine.
Dai ranghi romani, Macrone grid alle ultime due file di uscire dalla formazione per presidiare
la palizzata. Gli uomini passarono velocemente ai fianchi dei Lupi e si affrettarono a salire sullo stretto
camminamento ai due lati dellingresso. Lo schieramento romano, cos assottigliato, cominci ad
arretrare pi rapidamente sotto la pressione dellorda durotrige, e Catone temette che potesse cedere
prima di raggiungerli. Anche il nemico vide lopportunit e si lanci in avanti in una nuova frenesia di
fendenti e affondi. Quando i legionari arrivarono alla palizzata non riuscirono pi a mantenere la
formazione e indietreggiarono in disordine davanti alla folla urlante. Poi varcarono la soglia, esausti e
ansimanti, ma attenti a non confondersi con gli uomini di Catone. Al centro di un manipolo di
legionari, Macrone inveiva e urlava il suo disprezzo in faccia agli assalitori trafiggendoli con il suo
gladio, saldo sulle gambe mentre arretrava gradualmente verso la salvezza del recinto.
Gettandosi una rapida occhiata alle spalle, il centurione valut la distanza e, dopo un ruggito
finale ai Durotrigi, grid ai suoi ultimi uomini: Mettetevi in salvo!.
I legionari si precipitarono allinterno, mentre Catone faceva avanzare i lancieri. Alla vista delle
micidiali punte di ferro che sporgevano dal muro di scudi ovali, i Durotrigi indietreggiarono
istintivamente.
Chiudete la porta!, url il giovane poggiando la spalla contro le assi, e Cadminio e i suoi
guerrieri si affrettarono a eseguire lordine. Improvvisamente la porta trem cominciando a riaprirsi
sotto la spinta dei nemici, che si erano ripresi e stavano caricando di nuovo.
Aiuto! Qui!, chiam Catone a gran voce, e i Lupi balzarono in avanti per aggiungere il loro
peso a quello dei guerrieri che cercavano disperatamente di chiudere lentrata. Per un attimo la porta
rimase ferma sotto la spinta di forze equivalenti, poi il giovane sent gli stivali scivolare allindietro.
Spingete! Andiamo, bastardi! Spingete!.
Altri uomini si unirono a loro, compresi Macrone e i suoi legionari, e la porta si ferm di nuovo
lasciando una fessura larga non pi di una spanna. Macrone fece un passo indietro alzando lo sguardo
verso gli uomini sulla palizzata.
Usate i pugnali! Colpiteli con tutto quello che avete. Lanciategli contro le vostre fottute spade,
se necessario!.
Quando i legionari estrassero i pugnali e li scagliarono nella fitta massa che premeva contro
lentrata, lattenzione del nemico fu distratta per un momento cruciale, e con un ultimo sforzo i
difensori chiusero la porta e misero la sbarra nei supporti.
Mentre alcuni uomini si accasciavano al suolo o si piegavano in due cercando di riprendere
fiato, Catone si costrinse a rimanere eretto. Raccolse lo scudo, si fece largo tra i soldati e sal la breve
scala che portava sopra la palizzata. Tenendo lo scudo sollevato, guard verso il basso e vide che i
Durotrigi stavano gi allontanandosi dalla residenza, finch non ne rimase che una manciata a
percuotere le assi con spade e lance.
Continuate a colpirli, grid agli uomini accanto a lui, poi ordin a quelli presso lentrata:
Portate su ogni giavellotto disponibile!.
Appena le aste con la punta di ferro iniziarono a piovere in mezzo ai Durotrigi, anche i pi
accaniti si resero conto dellinutilit della loro furia e si affrettarono ad allontanarsi lungo la strada,
portandosi fuori tiro. Annuendo soddisfatto, Catone scese nel recinto per cercare Macrone. Il suo amico
era seduto in terra, a capo scoperto, intento a esaminare unammaccatura sulla sommit dellelmo e a
toccarsi delicatamente con un dito la cicatrice sul cuoio capelluto.
Tutto a posto, Macrone?.
Il centurione fece un cenno di assenso e sbatt le palpebre. Tra poco star bene. Sono soltanto
un po stordito. Un bastardo mi ha colpito proprio sopra la ferita... Dammi una mano.
Il giovane lo afferr per un braccio, aiutandolo a rialzarsi. Osserv le facce esauste allinterno
della porta. Dov Figulo?
 stato abbattuto l fuori.
Morto?
Non ho controllato.
Catone fece un cenno dassenso, poi si gir verso lentrata. I nostri amici se ne sono andati, per
il momento.
Gi. Il compagno guard il cielo. Il sole stava per tramontare, e lorizzonte era di un
arancione brillante.
Tra poco far buio. Macrone guard Catone. Sar meglio accendere qualche torcia.
Qualcosa mi dice che Tincommio e i suoi amici non ci faranno trascorrere una notte piacevole.
...
.
...
CAPITOLO TRENTACINQUE.
...
.
...
Uno strano silenzio scese su Calleva al calare della notte. Nella residenza reale, Macrone aveva
mandato la maggior parte degli uomini a dormire. Dopo che il nemico si era ritirato, Macrone aveva
fatto costruire una ridotta interna intorno allentrata della grande sala. Tutti i carri disponibili erano stati
uniti per formare un piccolo semicerchio contro i massicci muri di pietra. Ceste di vimini erano state
riempite di terra e ammassate sotto i carri per rinforzarli e tenerli in posizione, e dallinterno erano state
portate panche per fornire ai difensori un parapetto dietro il quale combattere. Se la palizzata fosse stata
abbattuta, come sicuramente sarebbe successo, trattandosi di un semplice steccato o poco pi, ognuno
si sarebbe ritirato in quellultimo caposaldo e poi nella sala per la resistenza finale a protezione della
camera da letto del re.
Una volta completato il lavoro, Macrone aveva detto ai suoi di riposare. Gli uomini giacevano a
terra, ombre scure raggomitolate accanto alle loro armi nella luce guizzante delle torce sistemate lungo
la palizzata. Gli schiavi di Verica erano stati mandati a distribuire agli esausti difensori cibo e bevande
della dispensa reale, e le guardie del corpo vigilavano attente a qualunque segno del nemico. Al di l
del recinto, la massa di capanne con il tetto di paglia era silenziosa; non si udivano le implorazioni o le
urla terrorizzate che di solito accompagnavano la caduta di una citt. Macrone sedeva con il viso
rivolto verso i resti bruciati delle porte di Calleva. Gli unici suoni che si levavano in lontananza erano
gli intermittenti latrati dei cani e ogni tanto un ordine gridato dal nemico.
Dopo un po il centurione si diede per vinto e scosse Catone, che si era addormentato da poco.
Senti niente?.
Il giovane si alz faticosamente su un gomito sbattendo le palpebre per alleviare il dolore agli
occhi, timoroso che lamico avesse udito avvicinarsi i Durotrigi.
Cosa? Che c?
Zitto! Ascolta....
Catone si tir su e tese le orecchie, ma tutto era silenzio. Non sento nulla.
 proprio quello che intendo. Dovrebbe esserci pi rumore. Hanno preso la citt; dovrebbero
godersi il bottino.
Catone scosse la testa. Stanno cercando di accattivarsi gli Atrebati. Dubito che Tincommio
permetta loro di abbandonarsi a stupri e saccheggi. Non se  intelligente come dovrebbe essere.
Macrone lo fiss, i lineamenti appena visibili nelloscurit. Lo ammiri?
No, non lo ammiro.  uno sciocco. Se riesce a convincere gli Atrebati, in un modo o nellaltro
verranno massacrati.  il tipo di re di cui il popolo non ha certo bisogno.
No.... Lamico distolse lo sguardo. C qualcosaltro che mi preoccupa.
Eh?
Tincommio ha detto che Carataco sta arrivando.
S. E con ci?. Il giovane si stropicci gli occhi. Non credo che far molta differenza. Non
resteremo vivi tanto a lungo.
Forse. Ma se Quintillo avesse trovato la legione?
Secondo me, non c riuscito. Devono averlo catturato.
E se non fosse cos? Se avesse raggiunto la Seconda, e Vespasiano stesse mandando dei
soccorsi?.
Catone rimase in silenzio per un momento, poi replic: Possiamo solo sperare che non ce
labbia fatta. Meglio perdere poche centinaia di uomini che qualche migliaio.
 vero. Noi questo possiamo vederlo, ma Vespasiano no. Per quanto ne sa, lunico ostacolo
che pensa di trovare sono i Durotrigi che ci hanno teso limboscata. Perfino quel codardo del tribuno
non potr sopravvalutarne la forza per tenere lontano il legato. E se viene porter con s la maggior
parte della legione, dritto sulla strada di Carataco.
Il giovane tacque, contemplando quella spaventosa eventualit. Guard Macrone. Allora
dobbiamo avvertirlo, presumendo che Tincommio abbia detto la verit.
Come?, chiese il compagno in tono brusco. Siamo circondati. Chi cercasse di passare,
sarebbe immediatamente catturato e ucciso sul posto, se  fortunato.
Qualcuno deve tentare, ribatt Catone con calma. Se c una possibilit che il legato possa
venire a soccorrerci.
No.  inutile. Ci occorre ogni uomo che abbiamo.
Che differenza fa?, insistette il giovane. Alla fine saremo tutti morti. Lascia che vada io.
No. Tu rimani qui.  un ordine. Non ho intenzione di mandare nessuno in una fottuta missione
suicida. Come ho detto, non ci saranno soccorsi. Non ci rimane altro che resistere e portare con noi il
maggior numero possibile di quei bastardi.
Oppure arrenderci e sperare bene.
Sperare bene!. Macrone scoppi in una risata aspra. Oh, potrebbero risparmiare i nostri
ragazzi nativi, e perfino lasciare che Verica viva abbastanza da morire per le ferite. Ma non noi. Hanno
sicuramente in serbo qualcosa di speciale. Puoi contarci.
Benissimo, concesse Catone, ma forse risparmierebbero i Lupi e Cadminio con i suoi
uomini. Potremmo offrire la loro resa e continuare a combattere da soli.
Macrone lo fiss, ma nel buio il giovane non riusc a distinguere la sua espressione e continu
la sua linea di ragionamento. Non c motivo di sacrificare pi vite del necessario. Se i Lupi e le
guardie del corpo vengono risparmiati per merito nostro, ci potrebbe avere il suo peso nel lungo
termine. Conservare qualche simpatia per Roma.
Potrebbe. O forse no. Se muoiono con noi, i parenti potrebbero accusare i Durotrigi della loro
morte. Meglio ancora, quel bastardo di Tincommio.
Non ci avevo pensato, mormor Catone. Rimase in silenzio per un momento, poi domand:
Dovremmo parlarne con Cadminio e gli altri?
No, rispose lamico con fermezza. Nel momento stesso in cui cominceremo a cedere, i
nostri ragazzi non avranno pi voglia di combattere. Pensaci, Catone. Pensa a come ti sentiresti
guardando i nativi uscire da qui lasciandoci a morire. Non  il modo migliore di tener su il morale, non
ti pare? E quali garanzie abbiamo che li risparmino? Affideresti le loro vite a Tincommio? Farebbe
infilzare le loro teste sui pali in un batter docchio.
Il che potrebbe avere un utile impatto sulla lealt degli Atrebati, dal nostro punto di vista,
replic freddamente il giovane.
Sei proprio un cinico!, rise Macrone dandogli una pacca sulla spalla.
Catone sorrise. Ma hai ragione. Non possiamo fidarci di Tincommio. Immagino che dovranno
tentare la sorte con noi. Dubito che protesteranno. Le guardie non amano molto Tincommio, perfino
quelle convinte che ci sia il nostro zampino nellaggressione a Verica.
Lo credono sul serio?.
Il giovane si strinse nelle spalle. Difficile a dirsi. Ho sentito alcuni di loro mormorare qualcosa
in proposito e ho ricevuto qualche occhiata sospettosa. Sembra che le parole di Tincommio abbiano
avuto qualche effetto, dopotutto. Lunico che pu persuaderli della verit  Verica.
Hai notizie di lui?
No. Ma ritengo che dovremmo informarci. Se c la possibilit che si riprenda abbastanza da
confermare di essere stato assalito da Tincommio, la cosa potrebbe favorirci.
Bene, allora. Vai a vedere. Ma non stare via a lungo. I nostri amici potrebbero tentare
qualcosa.
Pensi davvero che lo faranno?
No... Devono essere esausti quanto noi. Vorranno riposarsi. Dubito che abbiano molta fretta.
Siamo bloccati qui senza via di uscita, e loro sanno che Carataco e il suo fottuto esercito sono in
cammino per aiutarli. Immagino che possano aspettare fino allalba, prima di compiere la prossima
mossa.
Lo spero. Catone si alz in piedi sbadigliando. Il breve riposo lo aveva lasciato pi stanco che
mai. Ogni arto gli doleva, rigido e pesante, e laria notturna sembrava troppo fredda per essere estate.
Gli faceva male la testa e aveva gli occhi irritati, e per un attimo permise alla mente di indulgere alla
visione di un buon sonno nel suo comodo letto al deposito. La fantasia era cos allettante che avvert
unonda di calore nel corpo e vi si abbandon.
Ehi! Attento!, grid Macrone, sorreggendolo con un braccio. Per poco non mi cadevi
addosso.
Scusa. Ora Catone era completamente sveglio, imbarazzato per la sua debolezza e
preoccupato che potesse ripetersi. Raddrizz le spalle e si avvicin a una tinozza piena dacqua, si tolse
lelmo, scans i fili di paglia sulla superficie e immerse la testa, muovendo il viso da una parte allaltra
mentre lacqua fredda ravvivava i suoi sensi. Poi si rialz, ignorando le gocce che gli scorrevano sulla
faccia bagnando la lorica segmentata e la tunica. Dopo un ultimo stiracchiamento, si stropicci gli
occhi e si diresse verso la grande sala. Passando attraverso un varco tra due carri, entr nella ridotta.
Cadminio e alcune guardie sedevano presso lentrata della sala, parlando a bassa voce e
bevendo vino alla luce di un piccolo fuoco. Allarrivo di Catone alzarono lo guardo. Accigliato, il
centurione fece un cenno a Cadminio ed entr. Il guerriero vuot senza fretta la sua coppa, poi si alz
lentamente e lo segu allinterno.
Credi che sia saggio bere?, chiese il giovane con aria sprezzante. Non sarete in grado di
difendere il vostro re, domani.
Romano, bere  il nostro modo di vivere.
Daccordo, ma pu rovinare una buona morte.  cos che volete morire? Una marmaglia
talmente ubriaca da non riuscire a mettere un colpo a segno?.
Cadminio sollev un pugno, e per un istante Catone fu sicuro che lo avrebbe colpito. Poi
lAtrebate si rilass, borbottando: Combatteremo bene. Vi do la mia parola.
Ci conto. Ora devo vedere il re.
 inutile. Le sue condizioni non sono cambiate.
Tuttavia, devo vederlo. Macrone mi ha ordinato di informarlo. Senza dargli la possibilit di
protestare, il giovane gir sui tacchi dirigendosi verso la porta che conduceva agli alloggi privati del re.
Cera in servizio una sola guardia, che si stacc dalla parete allungando la mano verso la lancia, ma
Cadminio gli fece cenno di farsi da parte.
La camera da letto reale era vividamente illuminata da lampade a olio e torce, e puzzava di
fumo. Alcuni nobili erano intorno al tavolo, in piedi o seduti, e parlavano sottovoce tra loro. Era quasi
impossibile scorgere Verica, avviluppato fino al collo in coperte di pelliccia. I capelli bianchi erano
sparsi su un guanciale rosso. La pelle era quasi altrettanto bianca, e il debole rantolo della respirazione
era udibile dalla porta. Il medico del deposito alz gli occhi allingresso di Catone e sorrise.
Il re ha dato segni di vita pochi minuti fa.
Ha ripreso conoscenza?, chiese il centurione, raggiungendo il medico accanto al letto e
osservando il fragile vecchio.
Non esattamente. Ha aperto gli occhi, ha mormorato qualche parola e ha di nuovo perso i
sensi.
Qualche parola? Quali? Che cosa ha detto?
Nulla che io sia riuscito a capire, a parte il nome di Tincommio. Sembrava un po agitato.
Tutto qui? Non c altro?. Il medico scosse la testa, e Catone fece una piccola smorfia,
deluso. Se vi fosse qualche cambiamento, in meglio o in peggio, mandami immediatamente a
chiamare. Capito?
S, signore.
Dopo unultima occhiata allinfermo il giovane stava per andarsene, quando il chirurgo lo
afferr per un braccio.
Qualcuno dei ricoverati  riuscito a lasciare lospedale?
No.
Capisco. Il medico lo guard negli occhi. Abbiamo qualche possibilit di scampo, signore?
Ben poche. Fai il tuo dovere finch puoi.
E quando arriva la fine...?
Proteggi il re. Questo  tutto.
Una volta fatto rapporto a Macrone, Catone ispezion rapidamente la palizzata per accertarsi
che gli uomini fossero svegli e attenti a qualunque segno da parte del nemico. Dato lesiguo numero di
difensori rimasti, sarebbe bastata una sentinella distratta a farli morire tutti. Poi, rendendosi conto che
non cera altro che potesse fare, trov un posto vicino alla porta, si appoggi contro un palo di sostegno
e cadde quasi subito in un sonno profondo. Il cambio di turno delle guardie non lo disturb, e fu solo il
bisogno di orinare che finalmente lo svegli poco prima dellalba. Torn immediatamente in s,
temendo di aver dormito troppo, e si alz. La rigidit dei muscoli e lindolenzimento dovuti alla
stanchezza quasi gli impedivano di reggersi in piedi, e gemette mentre si costringeva a rimettersi in
piedi.
Bench fosse ancora buio, verso est lorizzonte cominciava a essere illuminato dal grigio perla
dellalba imminente. Faceva freddo, e il respiro dei pochi uomini che si muovevano nel recinto reale
usciva in piccole nuvole di vapore. Laria era stranamente immobile, e il cielo coperto prometteva
pioggia, o pi probabilmente la fastidiosa acquerugiola cos caratteristica del clima dellisola. Catone
era rattristato dal pensiero che il dramma della sua morte si sarebbe svolto in uno scenario tanto
squallido. Una misera scaramuccia in qualche tetro angolo tra un ammasso di casupole barbariche che
non meritava il nome di citt. Ecco dove lui, Macrone, Silva e gli altri sarebbero stati sepolti:
nelloscura, incivile e arretrata Calleva. Non ci sarebbe stato posto per loro nei libri di storia.
Raddrizzando la schiena e le spalle, il giovane si avvicin con andatura rigida a un piccolo
fuoco al centro del recinto. Macrone stava sorvegliando un gruppetto di schiavi intenti a tagliare un
maiale in porzioni. Lodore di porco arrostito ricord a Catone quanto fosse affamato, e questa volta si
serv un pezzo di carne con molta cotenna croccante. Salut lamico con un cenno.
Ti romperai i denti, sorrise Macrone.
A che serve la vita, se non ce la godiamo?, replic Catone. C del pane?
L, in quella cesta.
Il giovane si accovacci accanto al fuoco e cominci a mangiare, masticando lentamente e
assaporando ogni boccone di maiale e del migliore pane del re. Sembrava strano poter gustare tanto il
cibo, e si rese conto che in circostanze normali lo avrebbe ingurgitato alla svelta per affrontare subito
tutti i compiti della giornata. Oggi, invece, non cera alcuna fretta. La colazione poteva continuare
finch voleva, o almeno fino a quando i Durotrigi lo avessero permesso.
Dopo aver mandato gli schiavi a svegliare i difensori e a distribuire loro il cibo, Macrone si
sedette vicino al compagno per scaldarsi mentre affondava soddisfatto i denti in una lombata arrostita.
Nessuno dei due parl. Intorno, mentre la pallida luce aumentava, gli uomini si destarono da un sonno
profondo e si precipitarono sulle vettovaglie. Molti avevano abbastanza appetito da gettarsi sulle
leccornie della dispensa reale, mentre alcuni erano troppo esausti o preoccupati, e lasciarono che la
carne si raffreddasse accanto a loro mentre sedevano e aspettavano.
Non dovettero attendere a lungo. Un legionario di sentinella sulla palizzata sopra la porta
chiam Macrone, e i due centurioni interruppero immediatamente il pasto per attraversare di corsa il
recinto. Salirono in fretta la scala, dimenticando i muscoli indolenziti davanti allurgenza nel tono della
sentinella.
Rapporto!, ordin Macrone.
Laggi, signore!. Il legionario indic la strada. Un paio di loro si sono appena affacciati a
quellangolo, hanno dato unocchiata e sono spariti.
E tu mi rovini la colazione per una sciocchezza del genere?
S, signore. Avete detto....
Lo so quello che ho detto, grazie. Hai fatto il tuo dovere, figliolo. Resteremo qui qualche
minuto per vedere se succede qualcosa.
Sta gi succedendo, disse Catone. Guardate.
Da dietro langolo, a circa cinquanta passi dalla palizzata, una figura usc camminando con
piglio deciso. Fermandosi a distanza di sicurezza, un le mani intorno alla bocca.
Dunque, siete ancora vivi!, grid Tincommio. Sono molto sollevato.
 sollevato. Macrone scambi unocchiata con Catone inarcando un sopracciglio. Sono
commosso....
Sono venuto a offrirvi unultima possibilit di arrendervi per salvare voi stessi e quelli della
mia trib indotti con linganno a servire i fini di Roma.
A quali condizioni?, chiese Macrone.
Le stesse di prima. Passaggio sicuro per la vostra legione.
Non ci credo!.
Sapevo che lo avresti detto!.
Catone fu certo di vedere Tincommio sorridere. Poi il principe atrebate si volt a impartire un
ordine. Vi furono alcune acute urla di dolore dietro la curva della strada. Poi apparve una colonna di
uomini che si trascinavano a fatica. Molti avevano parti del corpo bendate o tracce di sangue rappreso
sul viso e gli arti. Altri indossavano la tunica rossa dei legionari ed erano legati gli uni agli altri con
strisce di cuoio. Li scortavano guerrieri armati di lance con cui pungolavano i prigionieri che si
muovevano troppo lentamente. Catone ne riconobbe qualcuno: uomini che avevano servito nelle Coorti
del Lupo e del Cinghiale, e alcuni dei mercanti greci e romani che avevano sperato di fare fortuna in
Britannia. Tincommio diede un ordine, e la colonna si arrest. Il primo uomo venne separato dal
gruppo e spinto avanti con le mani strettamente legate. Il guerriero di scorta lo colp dietro le ginocchia,
e il Romano cadde a terra con un grido. Rimase steso su un fianco, gemendo, finch Tincommio gli si
avvicin per sferrargli un calcio alla testa. Il prigioniero si raggomitol e rimase in silenzio.
Tincommio torn a girarsi verso la porta, indicando luomo ai suoi piedi. Arrendetevi ora, o
costui morir. E poi gli altri, uno a uno.
...
.
...
CAPITOLO TRENTASEI.
...
.
...
Per darvi prova di ci che intendo dire, vi prego di guardare.... Tincommio fece un cenno a
un guerriero che si trovava su un lato della colonna. A differenza degli altri nativi, luomo aveva una
pesante mazza di legno. Si fece avanti, piazzandosi sopra al Romano a terra, e distanzi i piedi. Poi
abbatt la mazza sullo stinco sinistro del prigioniero. Dalla porta della residenza reale, cinquanta passi
pi su, Catone e Macrone udirono distintamente il rumore secco dellosso che si spezzava. Lurlo della
vittima giunse molto pi lontano e divenne ancor pi straziante quando il Britanno ruppe laltra gamba
del prigioniero: un grido animalesco di pura agonia che gel il sangue di quelli che lo udirono. Il
Romano si dibatt nella polvere della strada, la gamba sinistra che si contorceva oscenamente sotto il
ginocchio, causando altro dolore. Le urla cessarono solo quando finalmente mor.
Tincommio lasci che il silenzio facesse il suo effetto, prima di rivolgersi di nuovo ai difensori.
Questo era il primo. Ce ne saranno altri, finch voi non deciderete di diventare ragionevoli e
arrendervi. Quelli che sopravvivranno potranno venire con voi quando lascerete Calleva. Spetta a te
decidere, Macrone. Puoi mettere fine a tutto questo quando lo desideri.
Sopra la porta, Catone not che lamico stringeva lelsa della spada con tale forza che le nocche
erano diventate bianche e i tendini verso il polso spiccavano come chiodi di ferro sotto la pelle. Dal
canto suo, si sentiva pi disgustato che furioso. Lo spettacolo gli aveva fatto venire voglia di vomitare,
e il maiale arrosto e il buon pane che poco prima aveva mangiato con tanto gusto ora gli si rigiravano
dentro lo stomaco.
Bastardo, sibil Macrone attraverso i denti stretti. Bastardo... Bastardo... BASTARDO!.
Il suo urlo di rabbia risuon nella strada, e Tincommio sorrise mentre il centurione continuava a
inveire.
Maledetto bastardo! Ti uccider. Lo giuro! Ti uccider!.
Centurione, se vuoi venire a provarci sei il benvenuto. Ti sfido!.
Signore, disse Catone, mettendo una mano sulla spalla di Macrone, non dovete....
Macrone lo guard furibondo. Certo che no! Pensi che sia stupido?
No... solo in collera, signore. In collera e impotente. Il giovane accenn agli uomini affacciati
sulla via con espressioni di orrore e odio. Lo siamo tutti.
Macrone si volt nella direzione indicata da Catone e vide che non solo gli altri legionari, ma
anche i Lupi e alcune delle guardie di Verica erano saliti sulla palizzata. Si tolse la mano del giovane
dalla spalla e rugg ai suoi uomini.
Che diavolo credete che sia? Un fottuto spettacolo di fenomeni da baraccone? Scendete gi e
tornate alle vostre posizioni! Volete far crollare la palizzata mentre guardate a bocca aperta quel
coglione? Gli unici uomini che voglio qui sono le sentinelle. Muovetevi!.
I legionari si allontanarono con aria colpevole tornando nel recinto, seguiti dai Lupi, che non
avevano alcun bisogno della traduzione di Catone. Macrone li guard con ira per un momento, poi si
gir verso Tincommio.
Quando vide che aveva di nuovo lattenzione del centurione, Tincommio grid: Macrone, hai
intenzione di arrenderti? Rispondimi!.
Il centurione rimase immobile e in silenzio, le labbra strette in una linea sottile sul viso segnato
dalle intemperie. Una terribile disperazione gli attanagliava i visceri, e una collera e un odio senza fine
gli riempivano lanima, mentre osservava il principe senza poter far nulla.
Molto bene. Il prossimo, allora. Tincommio ordin con un cenno di portare avanti il secondo
prigioniero.
Il guerriero atrebate scelse un giovane, poco pi che un ragazzo, che Catone riconobbe come
uno dei mulattieri del deposito. Il ragazzo indietreggi scuotendo la testa, ma il suo aguzzino lo afferr
per i capelli e sciolse il nodo che lo legava agli altri. Con un violento strattone lo tir fuori dalla
colonna, trascinandolo, mentre si dibatteva e implorava piet, verso la forma prona della prima vittima.
Macrone non si mosse, ma Catone non poteva pi rimanere a guardare e si affrett a scendere la scala.
Appena mise piede nel recinto, ud latroce schianto di un colpo messo a segno, e lurlo del ragazzo che
lacer laria mattutina fu come un coltello piantato nel suo ventre.
Trascorse cos tutta la mattinata, mentre nella via i corpi devastati continuavano ad aumentare.
Non cerano pi pause nelle urla e nei gemiti dei Romani, ora che tanti di essi erano stati storpiati e
lasciati a patire il dolore degli arti fratturati. Macrone rimase fermo sopra la porta, silenzioso e sordo
alle ripetute richieste di resa da parte di Tincommio. Ogni volta, davanti al suo rifiuto di rispondere, un
altro prigioniero veniva portato avanti, in piena vista dei difensori lungo la palizzata, e percosso
brutalmente sulle gambe fino a spezzargliele. Per aggiungere enfasi al processo, Tincommio ordin al
guerriero con la mazza di colpire anche le braccia, e luomo cominci a lavorare sulle articolazioni dei
gomiti dopo aver fratturato entrambi gli stinchi.
Per Catone, nonostante fosse lontano dalla porta, non cera tregua allorrore, mentre le grida
continuavano incessanti. Nel recinto reale nessuno parlava. Per la maggior parte, gli uomini sedevano
fissando il suolo, visibilmente scossi ogni volta che una nuova vittima aggiungeva le sue urla al
terribile coro. Alcuni trascorrevano il tempo affilando le spade con vigorosi e striduli colpi di cote che
non servivano a coprire il frastuono infernale allesterno. Alla fine Catone non riusc pi a resistere e
sal a raggiungere Macrone. Lufficiale pi anziano non si era mosso e fissava la strada con espressione
immobile e implacabile. Gli lanci appena una rapida occhiata.
Che c?
Mi domandavo quanto ancora potranno sopportare tutto questo... signore. Il giovane accenn
discretamente agli uomini nel recinto. Li sta sfibrando.
Sta sfibrando te, vuoi dire, replic Macrone in tono di scherno. Se non riesci a sopportarlo,
allora che ci fai in quelluniforme?
Signore!, protest Catone, sbigottito da una simile veemenza. Io... io....
Tu cosa? Avanti, dillo.
Il giovane si sforz di trovare una risposta, ma il suo cervello era troppo stanco per sviluppare
una linea di ragionamento in grado di giustificarlo. Istintivamente sapeva che Macrone aveva ragione:
pensava pi a se stesso che alla reazione degli uomini, e abbass gli occhi con aria colpevole. Niente...
Non riesco a sopportarlo.
Il veterano lo guard attentamente con unespressione dura sul viso, i muscoli delle guance tesi
e guizzanti. Per un attimo Catone temette che sarebbe esploso, coprendolo di insulti davanti a tutti.
Lumiliante visione gli riemp la mente escludendo ogni altra cosa, tanto grande era la sua paura di
apparire inadeguato. Poi Macrone distolse lo sguardo, consapevole delle facce che si erano voltate
verso i due centurioni. Inspirando a fondo attraverso il naso, si costrinse a rilasciare la tensione che
serrava il suo corpo come una morsa.
Be, devi riuscirci, replic a bassa voce. Non  un bello spettacolo, ma devi essere calmo,
controllarti e non cedere. O almeno, cercare di essere pi calmo che puoi. Scosse mestamente la testa,
ricordando il suo iniziale accesso di rabbia quando il primo prigioniero era stato colpito.
C nulla che possiamo fare?.
Macrone scroll le spalle. Che hai in mente?
Non lo so. Forse potremmo tentare di attaccarli e riprenderci i nostri uomini.
Catone, sono morti in ogni caso. Se li salvassimo, a che servirebbe? Vivrebbero qualche altra
ora prima che la residenza reale cada, tutto qui. E se il nostro tentativo fallisse, moriremmo tutti un po
prima.
E che differenza farebbe?
Non molta, ammise Macrone. Io so solo che il nostro dovere  proteggere il re e resistere il
pi a lungo possibile.
E lasciare che continuino cos?. Il giovane indic la strada.
Che altro possiamo fare?.
Catone apr la bocca, poi la richiuse. Nonostante le ondate di disgusto e disperazione, e il
bisogno di agire, in realt non cera nulla che potesse cambiare la situazione. Era un membro impotente
del pubblico davanti allorrore che veniva rappresentato.
Potremmo cercare di attaccarli, disse alla fine.
No. Non lo permetter. E comunque, nel momento in cui aprissimo la porte si affretterebbero a
uccidere quei prigionieri. Questa  la fine, Catone. La fine, capisci?.
Il giovane annu, e Macrone gli diede una pacca sulla spalla prima di tornare a girarsi verso il
nemico. Avvertendo lesigenza di distrarre lamico, punt un dito verso gli uomini intorno ai
prigionieri rimasti.
Hai notato che gli unici guerrieri che ha con s sono atrebati?
Catone guard. Gi... Una mossa intelligente.
Intelligente?
Tenere i Durotrigi fuori vista mentre ci intima di arrenderci. Immagino che cerchi di far
sembrare la faccenda una disputa tribale interna che pu essere facilmente risolta.
I tuoi ragazzi ci cascheranno?
Potrebbe avere effetto su qualcuno, ammise il giovane, poi spalanc gli occhi mentre il
prigioniero successivo veniva portato avanti, procedendo con cautela tra i corpi contorti delle vittime
precedenti. Oh, no....
Cosa?. Macrone aguzz lo sguardo. Chi ?
Figulo.
Figulo? Merda....
Mentre Tincommio faceva un cenno alla scorta del legionario, Catone si volse verso il recinto,
gridando in celtico:  Figulo! Hanno preso Figulo!.
Un gemito spontaneo corse tra i Lupi, che avevano imparato ad ammirare e amare il loro
istruttore romano. Il giovane li chiam a gran voce, gesticolando perch salissero sulla palizzata.
Stanno per ucciderlo! Guardate! Guardate!.
Che cazzo stai facendo?, domand Macrone.
Catone gli lanci un sorriso.  il momento di battere Tincommio al suo stesso gioco.
Come?
Stai a vedere.
Quando raggiunsero la palizzata, i Lupi cominciarono a gridare verso la strada, protestando e
supplicando gli ex camerati di risparmiare Figulo. Loptio era caduto sulle ginocchia, e luomo con la
mazza gli era accanto guardando da lui a Tincommio, agli altri Atrebati che sorvegliavano i Romani,
alla residenza e poi di nuovo al prigioniero. Tincommio lo stava apostrofando irosamente, indicando il
Romano inginocchiato. Figulo si guardava intorno confuso e atterrito. Uno dei guerrieri avanz per
parlare con il principe, che gli url un ordine in faccia. Luomo lanci unocchiata a Figulo e scosse la
testa.
Questo sembra promettente!, sorrise Macrone.
Sentendosi tirare per la manica della tunica, Catone si volt e vide il chirurgo con
unespressione eccitata sul viso.
Signore! Il re!. Il medico doveva gridare per farsi sentire sopra il frastuono. Ha ripreso
conoscenza.
Quando?
Proprio ora.
Come sta?
 debole, ma abbastanza lucido. Cadminio gli ha spiegato la nostra situazione. Vuole vedervi.
Entrambi.
Macrone scosse la testa. Digli che siamo un po occupati.
No!, esclam Catone in tono concitato.  possibile muovere Verica?
Penso di s, se  davvero necessario. Non peggiorerebbe le sue condizioni, direi.
Ottimo!. Il giovane gli batt una mano sul braccio. Allora fallo portare quass. Subito.
Il chirurgo lo guard perplesso. Non so se sia il caso.
Daccordo, rendiamo le cose pi semplici. Catone estrasse la spada e gliela punt sotto il
mento. Ti ordino di portarlo qui immediatamente. Cos va bene?
Ehm, s, signore.
Allora muoviti.
Mentre il medico correva a prendere il suo paziente, Macrone scoppi a ridere. Hai parlato
proprio come un centurione. Stai migliorando.
Il giovane osserv la strada. Tincommio era circondato dai suoi uomini e discuteva
animatamente, gesticolando per sottolineare il proprio punto di vista. Ma gli Atrebati non si lasciavano
convincere dalle sue argomentazioni e rispondevano protestando in maniera altrettanto enfatica.
Inginocchiato da una parte, Figulo assisteva alla disputa senza osare muoversi per non attirare
lattenzione su di s. Ritto dietro di lui, il guerriero con la mazza attendeva che venisse presa una
decisione.
Con un po di fortuna, comment Macrone, da un momento allaltro cominceranno ad
accapigliarsi.
Ne dubito, replic Catone. Aveva visto Tincommio allopera e sapeva che il principe era pi
che capace di volgere le cose a proprio favore. Lo avevano gi sottovalutato una volta. Non era
consigliabile farlo di nuovo. Si volt. Dove diavolo  quel fottuto medico?.
Mentre aspettavano larrivo di Verica, il mellifluo Tincommio cominci a prendere il
sopravvento. Parlava quasi solo lui, e la maggior parte degli uomini ascoltava a testa china e in silenzio
i suoi retorici appelli.
Eccolo, disse Macrone. Voltandosi, Catone vide il medico emergere dalla grande sala,
seguito da una barella con una guardia a ciascun angolo. Accanto a essa cera Cadminio, che guardava
ansioso il viso cereo poggiato su un morbido guanciale.
Presto!, grid Catone. Quass! Pi in fretta che potete.
Il piccolo gruppo si avvicin alla porta, cercando di evitare scossoni al re. Quando raggiunsero
la palizzata, le robuste guardie del corpo issarono la barella, consegnandola nelle mani degli uomini sul
camminamento. Mentre Verica veniva trasportato con attenzione verso la piattaforma pi ampia sopra
lentrata, Catone torn a osservare il confronto tra Tincommio e i nativi. Il principe ne aveva avuto
abbastanza e si stava facendo largo fra loro, estraendo la spada mentre si dirigeva verso Figulo.
Fermo!, urlo il giovane in celtico. Fermatelo!.
Tincommio gli lanci una breve occhiata e prosegu verso il Romano inginocchiato. Ma prima
che potesse raggiungerlo, il guerriero con la mazza fece un passo avanti e si frappose tra loro,
scuotendo la testa.
Togliti di mezzo!. Il grido di rabbia fu udito al di sopra delle acclamazioni dei difensori.
Cadminio aiut Verica a scendere dalla barella e lo sostenne con sollecitudine mentre si accostava
vacillando al parapetto. Alla vista del re, gli Atrebati nella via rimasero sbigottiti.
Sire, Tincommio ha detto loro che eravate morto, spieg Catone. Che siamo stati noi a
uccidervi.
Il vecchio appariva ancora un po confuso e fece una smorfia di dolore voltando il viso verso
Tincommio. Il clamore sulla palizzata cess, mentre gli uomini guardavano il loro sovrano. Poi gli
unici suoni furono i singhiozzi e i gemiti dei Romani stesi sulla strada. Il corpo di Verica tremava.
Sire?. Cadminio rafforz la presa intorno alla cintola del re.
Sto bene... bene.
Catone gli si avvicin, parlando in fretta e con voce sommessa. Sire, dovete dire loro chi 
stato ad aggredirvi. Dovete informarli che Tincommio  un traditore.
Traditore?, ripet il re con espressione ferita.
Sire, vi prego. La vita di quelluomo dipende da questo. Il giovane punt il dito verso Figulo.
Verica fisso per qualche istante il Romano inginocchiato e suo nipote, poi toss, un terribile
accesso che lo lasci senza fiato, con la testa tra le mani e i lineamenti stravolti. Ripresosi, si costrinse a
tenersi pi eretto possibile e si rivolse ai suoi sudditi in fondo alla strada.
 stato Tincommio... Tincommio ad attaccarmi.
 stato Artax!, replic questultimo.  stato Artax! Io ho salvato il re!.
Verica scosse tristemente la testa.
Mente!, url Tincommio in preda alla disperazione.  stato costretto a mentire da quei
Romani! Guardateli accanto a lui! Gli fanno dire cose non vere.
No!, grid Verica, la voce stridula per lo sforzo. Sei stato tu, mio nipote! TU!.
I guerrieri nella via si girarono verso il principe, che vide sui loro volti dubbio e disprezzo.
Mente, vi ho detto!.
Catone distolse lo sguardo dal dramma e si gir verso i suoi soldati. Mandrax!.
Sono qui, centurione!.
Prendi venti uomini e tenetevi pronti ad andare a prendere quei prigionieri appena verr aperta
la porta.
Che hai in mente?, chiese Macrone. Che cosa hai detto?
Cercher di catturare Tincommio, se ci riesco. Poi torner qui pi in fretta possibile.
Tu sei completamente pazzo, replic lamico, ma non fece alcun tentativo di fermarlo quando
scese dalla palizzata, afferr elmo e scudo, e si rivolse ai legionari vicino allentrata. Al mio ordine,
voglio che apriate pi rapidamente che potete.
Il cuore gli batteva forte in attesa dellazione. La stanchezza era scomparsa, e aveva tutti i sensi
allerta. Appena Mandrax e il suo manipolo furono pronti, ispir a fondo e ordin: Aprite!.
I legionari fecero scivolare da un lato la sbarra di chiusura e tirarono il battente verso linterno.
Seguitemi!, grid Catone voltandosi appena e si lanci fuori. Si diresse verso gli Atrebati
intorno a Tincommio, resistendo allimpulso di estrarre la spada: era fondamentale che non desse
limpressione di volerli attaccare. Il principe si gir verso di lui, stendendo il braccio.
Prendeteli!.
Lupi! Cinghiali!, esclam il centurione. Arrestatelo. Arrestate Tincommio!.
Per un terribile istante gli uomini di Tincommio si voltarono come se fossero intenzionati a
combattere, e il giovane temette di essersi sbagliato sul loro conto. Ma si limitarono a rimanere
doverano, osservandolo mentre insieme ai suoi superava la breve distanza dalla porta. Tincommio si
guard intorno con espressione atterrita, poi gir sui tacchi e cominci a correre.
Fermate il traditore!, rugg Catone. Ma era troppo tardi. Il principe aveva sfondato il cerchio
di nativi e si stava precipitando verso langolo e la salvezza dei suoi alleati durotrigi. La sua fuga
sarebbe riuscita, se il guerriero con la mazza non gli avesse scagliato contro il pesante randello,
colpendolo dietro un ginocchio. Il bastone fin tra le gambe del fuggitivo, che cadde a capofitto nel
piccolo gruppo di prigionieri rimasti. Lanciando urla selvagge, i Romani si avventarono su di lui
percuotendolo con le mani legate. Catone si ferm accanto al cerchio di uomini, che lo fissavano incerti
con le armi pronte, e indicando i legionari che giacevano sulla strada impart un ordine brusco.
Portate i vivi nel recinto! Muovetevi! I Durotrigi saranno qui da un momento allaltro.
Quali che fossero lautorit e lurgenza nel suo tono, ebbero effetto. I nativi si affrettarono verso
i Romani a terra e cominciarono a trascinarli su per la via, mentre lesigenza di sbrigarsi li spingeva a
ignorare le rinnovate urla dei loro ex prigionieri.
Il centurione si gir verso Mandrax. Fai entrare gli altri! Assicurati che si portino dietro ci
che rimane di Tincommio!.
Mandrax sogghign. S, centurione.
Lasciando gli uomini a eseguire i suoi ordini, Catone raggiunse rapidamente la curva della
strada che conduceva alla porta principale di Calleva. Qui si ferm. A trenta passi di distanza e lungo
tutta la via cerano i Durotrigi, seduti silenziosamente tra le capanne. Centinaia. Quasi subito si ud un
grido d allarme, e uno dei guerrieri salt in piedi indicando il giovane. Altri balzarono su, afferrando le
armi.
Maledizione!, mormor Catone. Si volt di scatto e prese a correre verso la residenza reale,
mentre si levavano le urla selvagge dei suoi inseguitori. Superando langolo, vide che la maggior parte
dei suoi uomini, dei prigionieri e dei sopravvissuti allorrore del mattino era quasi giunta alla porta.
Muovetevi!, grid. Stanno arrivando!.
Ai nativi bast sentire il ruggito proveniente dalla strada per superare lultimo tratto e
precipitarsi allinterno, incuranti dellulteriore dolore causato ai feriti che stavano trascinando. Infine
rimase soltanto Catone a correre verso la porta, che i difensori cominciavano gi a richiudere. Non di
nuovo, pens preoccupato. Si lanci unocchiata alle spalle proprio mentre i Durotrigi sbucavano da
dietro langolo a non pi di venti passi da lui, assetati del suo sangue. Appesantito dallarmatura non
poteva sperare di farcela, e si sbarazz dello scudo accelerando landatura verso lo stretto spiraglio.
Sopra la porta, Macrone e gli altri si sporgevano gridando incoraggiamenti disperati. Il giovane
scavalc le forme prone dei prigionieri morti per le ferite ricevute, la testa bassa, gli stivali chiodati che
martellavano la dura terra battuta. Unombra scura saett vicino alla sua faccia, e una dozzina di passi
pi avanti una lancia si piant al suolo.
Forza, Catone!, grid Macrone. Sono proprio dietro di te!.
Catone alz gli occhi, vide la porta a pochi passi da lui, poi avvert un pericolo alle sue spalle e
fece uno scarto laterale. La lama di una spada fischi nellaria e colp il suolo, mentre luomo che la
brandiva sibilava unimprecazione. Il giovane si lanci attraverso lapertura e piomb allinterno. I
legionari si affrettarono a richiudere, ma la testa e le spalle del guerriero che aveva tentato di abbattere
il centurione rimasero prese tra il battente e il robusto palo di sostegno. Il cranio si frantum con uno
schianto sordo, un legionario spinse la massa informe fuori della fessura, e la porta venne di nuovo
sbarrata. I colpi e le voci irate allesterno attestarono la rabbia e la frustrazione del nemico, mentre
Catone cercava di riprendere fiato puntellandosi le mani sulle ginocchia.
Catone!, esclam Macrone. Stai bene?.
Il giovane agit una mano.
Ottimo! Allora sar meglio che ti alzi per affrontare questo vespaio che hai sollevato!.
...
.
...
CAPITOLO TRENTASETTE.
...
.
...
Portate i feriti nella sala!, ordin Catone, salendo sulla palizzata per raggiungere Macrone. Le
guardie del corpo di Verica si disposero davanti al re, mentre Cadminio aiutava il vecchio a stendersi di
nuovo sulla barella.
Che ne facciamo di lui, signore?, chiese Mandrax, accennando al principe atrebate
insanguinato e pieno di lividi che gemeva a terra sotto linsegna del Lupo.
Il giovane si volt appena. Porta anche lui nella sala. Assicurati che sia legato. Non deve
essere maltrattato, capito?.
Con aria delusa, Mandrax pungol Tincommio con lestremit dellasta dellinsegna. In piedi,
tu.
Senza pi pensare al traditore, il centurione si fece largo tra le guardie avvicinandosi al
parapetto. Da un lato e dallaltro, legionari e nativi della Coorte del Lupo stavano lanciando tutto ci
che avevano a portata di mano sui Durotrigi che si accalcavano nella via sottostante. Solo pochi proietti
giungevano dal basso, perch la ressa rendeva difficile per i guerrieri scagliare una lancia o un sasso
contro i difensori, e i caduti erano molto pi numerosi davanti alla porta che sopra di essa.
Non imparano mai, gli grid Macrone allorecchio.
S, invece, replic Catone, ancora senza fiato dopo la corsa. Alz un braccio, puntando un
dito. Guardate l.
A poca distanza lungo la strada cerano alcuni vicoli che conducevano nel dedalo di capanne
intorno alla residenza reale, e i Durotrigi vi si stavano riversando, scomparendo alla vista. Io mi
occupo della situazione qui, disse Macrone. Tu vedi dove portano quelle viuzze e cerca di coprire
ogni approccio alla palizzata.
S, signore. Il giovane si gir, agguantando un guerriero per un braccio. Qualcuno di quei
vicoli passa vicino al perimetro del recinto?
Alcuni potrebbero, signore.
Potrebbero?. Catone lo guard freddamente, reprimendo la collera. Bene allora, prendi degli
uomini, chiunque non sia di guardia alla porta, e distribuiscili lungo la palizzata. Voglio che si
posizionino a intervalli regolari. Non devono esserci tratti incustoditi. Capito?
Io... credo di s, signore. Il guerriero era esausto.
Il centurione lo afferr per le spalle, gridandogli in faccia: Hai capito?
S, signore.
Vai!.
Mentre lAtrebate si precipitava a eseguire i suoi ordini, Catone si allontan dalla porta,
avviandosi lungo lo stretto camminamento. Aveva gi percorso il perimetro alcune ore prima, come
diversivo allo spettacolo inscenato da Tincommio, per assicurarsi che le sentinelle fossero sveglie e
attente. Un approccio indiretto al recinto non era soltanto una possibilit, ma una certezza. Ora che
lultimo tentativo del principe di ottenere una rapida resa era fallito, ai Durotrigi non restava altra scelta
che lanciare un attacco sanguinoso. Da qualche parte tra lammasso di casupole con il tetto di paglia, il
nemico stava cercando un modo per penetrare attraverso la palizzata.
Mentre percorreva in fretta il camminamento, il giovane not che la maggior parte delle
capanne non era addossata al recinto, lasciando un passaggio di quattro o cinque passi tra le rozze
pareti e la fila di pali intorno alla grande sala. Ma come in tutte le cose celtiche, dopo un po la regola
era stata gradualmente ignorata, e nuovi edifici e aggiunte a quelli esistenti invadevano lo spazio. Il
fossato difensivo era stato ormai da tempo riempito di rifiuti, e dal maleodorante strato superficiale
spuntavano ossa e frammenti di vasi. Molte delle abitazioni erano attaccate a piccoli steccati di vimini
con recinzioni vuote in cui venivano tenuti gli animali domestici prima che il cibo cominciasse a
scarseggiare. I Durotrigi non ci avrebbero messo molto ad aprirsi un varco fino al perimetro della
residenza reale, e dovunque fossero emersi, i difensori avrebbero dovuto affannarsi per affrontare la
minaccia in tempo per impedire che scalassero la palizzata. Se fossero riusciti ad attaccare in diversi
punti contemporaneamente sarebbe stato impossibile fermarli, si disse Catone. Sarebbero dilagati
allinterno prima che qualcuno potesse reagire. Romani e Lupi sarebbero stati fatti a pezzi, a meno che
non riuscissero a raggiungere la ridotta allentrata della grande sala. Dopo questa non vi sarebbero stati
altri luoghi dove ritirarsi, e l avrebbero combattuto fino alla fine.
Il giovane si fece da parte per lasciar passare Mandrax con un piccolo gruppo di guerrieri.
Lalfiere posizion rapidamente un uomo, e il resto prosegu. Guardandosi intorno, il centurione si rese
conto che potevano mettere insieme un ben misero schieramento per tenere a bada il nemico. Alla
porta, Macrone e i suoi legionari per il momento resistevano. I Durotrigi avevano portato alcune scale,
e Catone vide i pali paralleli appoggiati contro la palizzata, solo per essere freneticamente respinti dai
difensori.
Arrivano!.
Il giovane si volt verso uno dei Lupi che stava indicando oltre il parapetto. Sotto di lui una
folla di Durotrigi era uscita improvvisamente da un porcile per assalire il recinto. Gi uno di essi veniva
sollevato dai camerati e protendeva le mani per afferrarsi alla sommit. Poi, a breve distanza, altri
emersero dalle capanne correndo verso la palizzata.
Lupi! A me!, grid Catone sguainando la spada. A me!.
Si precipit lungo il camminamento verso la sentinella che aveva dato lallarme. Alcuni dei suoi
uomini stavano arrivando dalle altre direzioni. Il primo Durotrige aveva raggiunto la sommit della
palizzata e stava cercando di tirarsi su. Prima che potesse scavalcarla, per, la sentinella gli affond la
lancia nella gola, e luomo ricadde stringendosi il collo con entrambe le mani, mentre il sangue
zampillava inondando i compagni con una pioggia cremisi. La rappresaglia fu quasi immediata, e
diversi giavellotti vennero scagliati contro il difensore. Questi sollev lo scudo per proteggere il viso
evitandone uno, ma in tal modo espose la cintola, e due giavellotti lo trafissero simultaneamente allo
stomaco, facendolo barcollare allindietro e piombare nel recinto. Prima che qualcuno dei difensori
riuscisse ad arrivare sul posto, un secondo guerriero super il parapetto e subito si rialz con lo scudo
sollevato e la spada pronta a colpire.
Il Durodrige guard a destra e sinistra, vide che Catone era il pi vicino e, lanciando un grido di
guerra, gli si avvent contro. Mentre luomo si precipitava verso di lui, il Romano ebbe limpressione
che il tempo si fermasse e vide distintamente ogni linea sporca di fango nel viso terrificante
dellassalitore. Era giovane e forte come un toro, ma con troppo grasso sul corpo. Le assi del
camminamento scricchiolavano sotto il suo peso, e il centurione si sforz di corrergli incontro pi
velocemente che poteva. Le differenze nel peso e nellaltezza erano nettamente in favore del guerriero,
che scopr i denti in un ghigno feroce preparandosi allimpatto. Allultimo momento Catone si gett a
ridosso della palizzata, inclinando lo scudo mentre lavversario si precipitava su di lui. Non avendo il
tempo di cambiare direzione, luomo urt pesantemente contro lo scudo e scivol sullorlo del
camminamento. Barcoll per un istante, agitando il braccio che reggeva la spada nel tentativo di
riacquistare lequilibrio. Il centurione gli affond il gladio nella schiena e, facendo forza con il piede
contro la carne nuda e sudata, lo spinse di sotto. La collisione lo aveva lasciato senza fiato, e mentre
boccheggiava in cerca daria vide che altri due guerrieri erano saliti sulla palizzata, uno rivolto dalla
sua parte e il secondo verso il drappello di Lupi che si stava precipitando ad affrontarlo. Al di l dei
suoi uomini, il giovane scorse alcuni difensori intenti a respingere un altro gruppo di Durotrigi,
menando stoccate a chiunque fosse tanto temerario da cercare di scavalcare il parapetto.
Catone fiss il suo nuovo nemico, un Celta scuro di carnagione, pi anziano e prudente del
compagno assetato di sangue. Il Britanno si avvicin al centurione a passo misurato, poi abbass il
corpo agile in posizione accovacciata sugli avampiedi, tenendo la spada sollevata da un lato, pronto a
colpire verso lalto o dritto davanti a s. Il giovane si rese conto che quelluomo non si sarebbe fatto
ingannare come il suo amico. Quando fu a non pi di dieci passi di distanza, improvvisamente lanci
un urlo selvaggio e caric.
Il guerriero si aspettava un attacco pi astuto e calcolato, e quellassalto impetuoso lo colse alla
sprovvista. Il pesante scudo legionario lo invest con violenza, gettandolo a terra. Catone gli calpest il
viso e gli conficc il gladio nel petto. Non era un colpo letale, ma sufficiente a impedirgli di reagire per
un attimo cruciale. Il Durotrige grugn quando la lama urt contro le costole, poi cadde dietro il
centurione, che gi si stava girando per affrontare un altro avversario che era riuscito a salire sulla
palizzata. Questultimo stava ancora raccogliendo la lancia quando Catone lo attacc, notando al volo
la sua espressione sorpresa prima che la punta della corta spada gli penetrasse in un occhio
attraversando il cervello. Il giovane recuper larma e, affacciandosi alla palizzata, men fendenti su un
paio di braccia protese verso la sommit. Il gladio lacer una spalla, e lassalitore scomparve. Nessun
altro si fece avanti per prendere il suo posto, e pi oltre alcuni sollevarono i giavellotti per lanciarli
contro il centurione, che abbass la testa appena in tempo mentre le scure aste passavano sopra di lui.
Quattro dei suoi lo raggiunsero correndo piegati in due lungo il camminamento.
Finite quelluomo, ordin Catone indicando il guerriero pi anziano, che si comprimeva la
ferita al petto. Una spada lampeggi, squarciandogli la gola. Il Durotrige mor emettendo un gorgoglio
soffocato e accasciandosi lentamente al suolo, dove tent debolmente di rialzarsi prima che lultimo
palpito di vita lo abbandonasse. Il giovane lo guard morire, costretto a tenersi basso mentre il nemico
continuava a lanciare proietti sopra la palizzata.
Signore!.
Che c?. Catone trasal con aria colpevole e alz gli occhi dal morto. Uno dei nativi stava
indicando qualcosa alle sue spalle.
L, signore!.
Il centurione si volt e vide una mano allungarsi sopra il parapetto a venti passi di distanza.
Dopo aver distratto lui e i suoi uomini con la gragnola di lance e sassi, gli attaccanti si erano
semplicemente trasferiti in un altro punto.
Venite con me!, esclam Catone procedendo curvo mentre si affrettava verso la nuova
minaccia. Ma era troppo tardi, perch numerosi guerrieri nemici stavano gi scavalcando la palizzata
tra lui e il gruppo di Mandrax. Tre di essi erano sul camminamento e saltarono nel recinto, subito
seguiti da molti altri. Il giovane vide che contro i pali erano appoggiate tre scale, da cui continuavano a
riversarsi gli assalitori. La battaglia per la palizzata era finita. Si ferm e, girandosi verso i suoi soldati,
afferr per la spalla il pi vicino.
Tu! Torna da Macrone. Digli... Mostragli da dove stanno entrando. Sapr cosa fare.
S, signore. Passando rasente ai camerati, il guerriero si precipit in direzione della porta.
Andiamo, disse Catone agli altri, saltando gi dal camminamento. Ordin ai Lupi di ritirarsi
nella ridotta, e mentre quelli sfrecciavano attraverso il recinto per raggiungere la grande sala, si diresse
verso i Durotrigi che si stavano radunando sotto il punto dove avevano scalato la palizzata. Uno di essi
lo vide e grid un avvertimento ai compagni. Arrestandosi, il centurione chiam a gran voce sopra di
loro.
Mandrax! Mandrax!.
Al di l dei Durotrigi, Mandrax si guard intorno e vide il pericolo.
Ripiegate!, grid Catone, puntando la spada verso la sala.
Poi si gir e corse a perdifiato. Aveva percorso solo un breve tratto, quando i Durotrigi levarono
un assordante grido di guerra e caricarono nel recinto. Con una rapida occhiata alle spalle, il giovane
registr in un attimo tutta la terribile scena. Il nemico cominciava a superare la palizzata in altri punti, e
tutti i superstiti della coorte stavano fuggendo verso la ridotta. In mezzo a loro, alta sopra la marea di
teste e di punte di lancia cera linsegna con lemblema dorato del lupo. Gli inseguitori avevano gi
raggiunto alcuni degli uomini pi lenti a causa delle ferite e ora li stavano facendo a pezzi mentre
crollavano a terra. Lontano sulla sinistra, Macrone aveva visto la palizzata cadere prima ancora di
ricevere il messaggio di Catone, e i legionari stavano abbandonando la porta e saltando gi nel recinto.
Il giovane si volt e riprese a correre per salvarsi la vita, incassando istintivamente la testa tra
gli spallacci della lorica, mentre udiva le urla dei Durotrigi a poca distanza dietro di lui. Pi avanti
cerano le difese frettolosamente approntate della ridotta, con un varco laterale dove un pesante carro
era stato tirato indietro per consentire laccesso. Mentre superava il tratto finale, Catone grid un ordine
agli uomini che cercavano disperatamente di raggiungere la salvezza.
Lupi! Lupi! Giratevi e disponetevi intorno allinsegna! Linsegna!.
Alcuni gli diedero ascolto e fecero dietrofront, sollevando gli scudi e tenendo pronte le corte
spade. Altri lo fissarono con gli occhi sbarrati, troppo atterriti per pensare a qualcosa di diverso dalla
fuga. Mandrax, agile e prestante, arriv alla ridotta molto prima di lui e si volt verso il nemico
piantando a terra linsegna con aria di sfida. Gli uomini si affrettarono a prendere posizione da una
parte e dallaltra, e serrarono i ranghi. Quando il centurione li raggiunse, una solida linea era schierata
tra i soldati che si riversavano allinterno del semicerchio di carri e i Durotrigi. Quelli che non
riuscivano a evitare di essere raggiunti morivano mentre cercavano di fuggire, oppure si fermavano
tentando di difendersi e venivano rapidamente abbattuti. Ma guadagnavano un po di tempo per i loro
compagni, e la maggior parte dei difensori riusc a entrare nella ridotta aggirando la piccola formazione
di Catone.
Quando i primi Durotrigi si trovarono di fronte la fila ininterrotta di scudi, indietreggiarono
osservando circospetti il Romano e le sue truppe native, prima di dirigersi altrove in cerca di prede pi
facili. Alzandosi sulla punta dei piedi, Catone allung il collo per scoprire che fine avessero fatto
Macrone e i legionari. Poi li vide, un gruppo compatto che marciava a passo regolare verso la grande
sala con gli scudi uniti tra loro, la cresta traversa visibile in testa alla compagine, mentre il centurione si
faceva largo tra la folla dei Durotrigi urlando incoraggiamenti agli uomini e imprecando contro il
nemico. A un tratto, il giovane si accorse che i Durotrigi si stavano ammassando davanti a lui dopo
aver ucciso tutti gli Atrebati rimasti indietro. Erano fermi a venti passi di distanza, percuotendo con le
lance linterno degli scudi e lanciando grida di guerra con facce stravolte dalla furia della battaglia, e
Catone not che i suoi nativi cominciavano ad arretrare spaventati dallo spettacolo.
Mantenete la posizione!, grid, la voce rauca e stridula dopo la tensione degli ultimi giorni.
Mantenete la posizione!.
Lanci unocchiata ai legionari, che si aprivano un varco attraverso il caos nel recinto. Ora i
Durotrigi stavano affluendo da tutte le direzioni, e alcuni di essi, con maggiore presenza di spirito dei
loro eccitati compagni, avevano tolto la sbarra che chiudeva la porta. Sotto la pressione dei guerrieri
che si accalcavano allesterno, i battenti furono spalancati e, con un ruggito di trionfo, i nemici
dilagarono allinterno. A meno che Macrone non avesse aumentato landatura, sarebbero piombati sui
Romani prima che potessero raggiungere la ridotta. Catone guard i suoi. Tenete duro! Solo qualche
altro minuto, ragazzi.
Uno dei Durotrigi radunati davanti alla grande sala scagli una lancia, e il giovane sollev lo
scudo di scatto, appena in tempo per intercettarla. Con uno schianto, la punta di ferro attravers il
rivestimento di cuoio, fermandosi vicino allelmo. Unacclamazione si lev dai Durotrigi per il
guerriero che aveva quasi trafitto un centurione romano. Subito lo scudo divenne pesante e poco
maneggevole, e Catone maledisse la sua sfortuna. Affrontando il nemico a distanza ravvicinata, uno
scudo era essenziale quanto una spada, ma lasta di un giavellotto lo rendeva inutilizzabile. Girandosi a
met, grid: Datemi uno scudo!.
I Durotrigi abbastanza vicini da udire lordine lo schernirono, e quelli che combattevano senza
protezione esibirono i petti nudi con disprezzo. Lincidente aveva creato tra loro quellindefinibile
sentimento che talvolta accomuna una folla, e appariva chiaro che da un momento allaltro avrebbero
caricato.
Signore!, chiam una voce dietro di lui, e il giovane si gir a guardare. Mandrax gli porse
uno scudo.
Di chi ?
Di uno dei nostri morti, signore.
Bene, allora.... Il centurione lanci una rapida occhiata alla massa nemica: erano tutti in preda
alleccitazione, lance e spade levate verso il cielo.
Gett a terra lo scudo con il giavellotto e prese quello portatogli da Mandrax, affrettandosi a
sollevarlo davanti s. Macrone e i suoi uomini stavano ancora lottando per raggiungere la ridotta,
attaccati da ogni lato. Un frastuono costante di colpi di spada e di lancia contro gli scudi accompagnava
lavanzata dei legionari. I Durotrigi di fronte a Catone si girarono verso il rumore, e le loro urla si
attenuarono. Con il cuore che batteva forte, il giovane vide una possibilit.
Tenetevi pronti a caricare, disse a bassa voce, perch soltanto i Lupi lo sentissero. E
mettetecela tutta!. Attese qualche secondo per permettere loro di prepararsi, poi grid: Allattacco!.
Lanci un ruggito animalesco, e intorno a s ud le grida selvagge dei Lupi che si precipitavano
in avanti. I Durotrigi tornarono a voltarsi verso la piccola unit che erano stati sul punto di massacrare,
sorpresi e sbigottiti, e non si erano ancora mossi quando il centurione e gli Atrebati li investirono con
violenza. Molti furono travolti prima che potessero opporre resistenza. Catone scaravent lumbone
dello scudo contro le costole di un uomo magro, che croll al suolo con un grugnito ansimando in cerca
daria, poi gli schiacci la faccia con uno stivale per completare lopera, calpestandolo mentre
affrontava il nemico successivo. Allultimo momento, questi riusc a parare il gladio, ma nel disperato
tentativo di colpire il centurione lasci il fianco esposto a un Atrebate, e una stoccata gli squarci il
ventre.
I Lupi si gettarono urlando sul nemico, menando fendenti e stoccate con le corte spade. Si
incunearono attraverso i Durotrigi, e prima che questi potessero reagire, gli Atrebati avevano raggiunto
Macrone e i legionari.
Serrate i ranghi!, grid Catone. Mandrax! A me!.
Mentre le due unit si congiungevano, Macrone salut Catone con un cenno, ma il giovane
sapeva che non cera tempo da perdere.
Signore, dobbiamo raggiungere la ridotta prima che si riprendano.
Bene. Macrone guard la porta. Una massa compatta di guerrieri Durotrigi si stava dirigendo
su di loro. Il centurione si gir verso i suoi uomini. Di corsa... avanzare!.
Catone ripet lordine ai Lupi e, con questi ultimi in testa, la piccola colonna si affrett verso la
ridotta senza fare alcun tentativo di impegnare il nemico e limitandosi a parare i colpi dei pi audaci.
Ma dietro di essi, la folla che aveva fatto irruzione dalla porta si stava precipitando a raggiungere i
difensori. Lesempio fu contagioso, e una rinnovata brama di attaccare e distruggere i Romani e i loro
alleati si diffuse tra i guerrieri nel recinto imperiale.
Gli uomini che erano gi nella ridotta chiamavano a gran voce i camerati da dietro il parapetto
improvvisato, facendo segni disperati perch si affrettassero. Catone, in prima fila, era tentato di
aumentare landatura, ma sapeva che nel momento in cui avessero rotto la formazione sarebbero stati
fatti a pezzi dal nemico, che ora stava recuperando il coraggio preparandosi ad assalirli di nuovo. Poi la
grande sala fu di fronte a loro, ed essi si diressero verso lapertura che permetteva laccesso alla ridotta.
Lupi!, grid Catone. A me!.
I suoi uomini si schierarono intorno a lui, e i legionari li oltrepassarono ansimando, mentre le
pesanti corazze tintinnavano ritmicamente. Subito dietro i Romani arrivarono i Durotrigi provenienti
dalla porta, smaniosi di mettere le mani su coloro che avevano causato tante perdite dal riparo della
palizzata sopra la via. Gli uomini pi arretrati dellunit di Macrone si erano girati per fronteggiare la
minaccia e camminavano allindietro pi velocemente che potevano, senza alcuna possibilit di vedere
dove mettevano i piedi mentre paravano colpi su colpi con i grandi scudi. Appena i Lupi si furono
schierati, Catone si guard intorno e not che la maggior parte dei legionari era entrata nella ridotta.
Rimaneva fuori solo la piccola retroguardia, che combatteva un passo dopo laltro verso la salvezza.
Il giovane si schiar la gola. Mantenete la posizione! Aspettate finch anche lultimo legionario
sar passato.
Quando la retroguardia fu alla sua altezza, Catone diede lordine di ripiegare, e il gruppo
compatto di Romani e Atrebati si mosse lentamente verso lentrata della ridotta, continuando a colpire i
nemici con gli scudi e le spade. Ora i Durotrigi sentivano odore di vittoria e, impazienti di annientare
quelli ancora fuori, si avventarono sul centurione e i suoi uomini con una ferocia selvaggia che non
conosceva limiti, menando fendenti e stoccate, sferrando calci e perfino dando testate contro gli scudi
dei difensori nella loro sete di distruzione. Gli ultimi legionari scomparvero dietro i carri e i Lupi si
affrettarono a seguirli, finch rimasero soltanto Catone, Mandrax e pochi altri.
Porta dentro linsegna!.
Mandrax finse di attaccare il guerriero davanti a lui, che indietreggi, poi linsegna scomparve,
lasciando il centurione e un altro uomo a fronteggiare le file interminabili di facce tinte col guado sotto
i capelli imbiancati con la calce. Alle loro spalle, Macrone si affacci al parapetto.
Catone! Corri, ragazzo!.
Sollevando lo scudo, il giovane ordin alluomo accanto a lui di ritirarsi. Il guerriero, eccitato
oltre ogni limite dalla battaglia, non gli diede ascolto e abbatt con violenza la spada sul nemico pi
vicino, fracassandogli la sommit del cranio. Prima che lurlo di trionfo potesse uscirgli dalla gola, un
colpo di lancia nella bocca gli trapass la testa emergendo dalla nuca in un groviglio di ossa, capelli e
sangue, e facendo saltare via lelmo. Catone si abbass dietro il corpo che cadeva e corse attraverso il
varco.
Chiudete!, grid Macrone, e gli uomini in attesa cominciarono a spingere il carro. Gli assali
cigolarono mentre le massicce ruote avanzavano con fracasso verso il solido muro di pietra della
grande sala. Un Durotrige riusc a penetrare nellapertura, poi esit avvertendo il movimento. Cerc di
tornare indietro, ma fu investito dalla sponda posteriore del veicolo e schiacciato contro la parete
mentre il passaggio veniva chiuso. Appena il carro si immobilizz, sotto di esso vennero stipate ceste di
vimini piene di terra per evitare che il nemico tentasse di spostarlo o di strisciare tra le ruote.
Anche se la maggior parte dei legionari e degli Atrebati aveva raggiunto il rifugio della ridotta,
la battaglia era tuttaltro che finita. I Durotrigi si accalcarono intorno ai carri, cercando di colpire con le
lance e le punte delle spade gli uomini sopra di essi. Macrone aveva scelto con cura i difensori e,
protetti dalle rozze fortificazioni e dai grandi scudi, i legionari tenevano a bada i nemici. Alcuni di
questi tentavano di arrampicarsi sulle sponde, ma venivano prontamente affrontati e ricadevano, morti
o morenti, sui loro camerati.
Lanciando unocchiata agli uomini che difendevano il semicerchio posto a protezione
dellentrata della grande sala, Macrone annu soddisfatto. Almeno per il momento erano in grado di
rintuzzare gli attacchi, ed egli poteva occuparsi degli uomini e considerare la situazione. Intorno a lui
erano accovacciati il resto dei legionari e i nativi di Catone, esausti e quasi tutti feriti: alcuni con tagli
superficiali, altri con lesioni pi gravi che richiedevano cure mediche. Uno era in condizioni disperate;
era stato sventrato da una lancia e sedeva, pallido e sudato, con le mani premute sullo squarcio per
evitare che gli intestini fuoriuscissero.
Macrone si avvicin a Catone, che era seduto contro un carro cercando di riprendere fiato.
Labbiamo scampata bella, gli disse.
Il giovane alz gli occhi e fece un cenno di assenso.
Sei ferito. Macrone indic la gamba dellamico. Catone la spost in avanti, notando che il
polpaccio era lacerato. Aveva solo avvertito un colpo sordo mentre attraversava il varco. Ora che
vedeva il sangue scorrere sulla pelle e lo stivale, la ferita cominciava a bruciare.
Fattela fasciare, ordin Macrone. Il medico  nella sala. Dopo che si  occupato di te, digli
di venire qui a curare gli altri.
S. Catone si guard intorno, osservando le schiene degli uomini che tenevano a bada i
Durotrigi.
Il compagno sorrise.  tutto a posto, ragazzo. Posso fare a meno di te per qualche minuto. Ora
va.
Il giovane si alz, dirigendosi con andatura rigida verso lentrata della grande sala. Si ferm
sulla soglia per lanciare unultima occhiata alla ridotta. Macrone colse il suo sguardo e fece un gesto
imperioso. Catone entr.
Il contrasto tra la luce pomeridiana allesterno e loscurit allinterno era marcato, e allinizio
distinse soltanto vaghe figure che si muovevano velocemente sul pavimento coperto di paglia. Poi,
mentre gli occhi si abituavano alla penombra, vide i numerosi feriti stesi a terra, curati dal medico e
dagli schiavi di Verica. Ma questi potevano fare ben poco, oltre a eseguire fasciature e sistemare i
morenti pi comodamente possibile. Il chirurgo alz lo sguardo e, scorgendo Catone, si affrett ad
avvicinarsi.
Siete ferito, signore?
La gamba. Fasciala.
Il medico singinocchi, tastando delicatamente la ferita. Brutto taglio. Sembra pulito, per. 
uscito parecchio sangue. Vi sentite debole?.
Guardando le terribili lesioni degli uomini intorno, il giovane prov un senso di colpa e
vergogna per lattenzione che gli veniva dedicata.
Signore?. Il chirurgo lo stava osservando. Aveva preso un rotolo di lino dalla borsa ed era
intento a bendare il polpaccio.
Cosa?
Come vi sentite?
Abbastanza bene. Catone rise di s. Importava poco come si sentisse. Era morto comunque.
Lo erano tutti, eppure quel medico continuava a lavorare come se vi fosse qualche possibilit che i suoi
pazienti potessero guarire. Fu assalito dallimpulso di scoppiare a ridere e dovette lottare per reprimere
listerismo. Il chirurgo aveva detto qualcosa e sembrava aspettare una risposta. Scrollando le spalle, il
centurione cambi argomento.
Dov il re?
Nei suoi alloggi. Lho mandato a riposare.
Come sta?
Si sta riprendendo, signore. Ma potrebbe stare meglio senza tutta questa agitazione.
Questa volta Catone non pot fare a meno di ridacchiare, e il medico lo guard con espressione
preoccupata. Penso che fareste bene a sedervi, signore.
No. Devo vedere Cadminio.
 laggi, signore. Il chirurgo indic lestremit opposta della sala, dove il comandante delle
guardie reali e alcuni dei suoi uomini sorvegliavano laccesso allarea per le esercitazioni. La massiccia
porta di legno era stata serrata con cunei e assi inchiodate. Dal lato opposto giungeva una costante serie
di colpi sordi. Il giovane lasci il chirurgo e si diresse verso Cadminio, attento a non calpestare i feriti.
Come andiamo?, chiese a voce alta in celtico, cercando di apparire pi calmo e fiducioso di
quando si sentisse dentro.
Il comandante si gir di scatto. Per un po non riusciranno a entrare. Ci vorrebbe un ariete per
abbattere quella porta.
Stanno sicuramente progettando qualcosa.
Senza dubbio... Nel frattempo, potremmo lanciare loro la testa di Tincommio.
Tincommio? Dove si trova?
Al sicuro, sorrise Cadminio. Lo abbiamo legato mani e piedi. Non  pi in grado di nuocere.
Ho dato ordine di ucciderlo appena uno di quei bastardi Durotrigi mette piede nella sala.
Ottimo.
Com la situazione l fuori?
Li teniamo a bada, per il momento.
E poi?.
Catone rise agitando un dito, prima di voltarsi per tornare allentrata della sala. Ci vediamo pi
tardi, Cadminio.
Quando usc, la luce gli fece socchiudere gli occhi. I nemici continuavano a urlare e lanciare
grida di guerra, ma si erano ritirati a una certa distanza, e i legionari li osservavano cautamente dal
parapetto. Qualcuno aveva trovato una scorta di giavellotti, e quasi tutti ne avevano uno.
Catone! Qui!, chiam Macrone da un carro sul davanti della ridotta. Scavalcando gli uomini
che riposavano a terra, il giovane lo raggiunse. Dalla piccola elevazione, la vista sul recinto rivelava
una massa compatta di Durotrigi a non pi di un tiro di giavellotto. Direttamente di fronte alla ridotta
giacevano i loro morti e feriti del primo assalto. Qua e l un uomo si muoveva debolmente, qualcuno
urlava in preda al dolore, altri gemevano sommessamente.
Quanti ne abbiamo persi?, chiese Catone a bassa voce.
Alcuni. Ma loro hanno avuto la peggio e sono meno ansiosi di combattere.
Il giovane osserv i Durotrigi con occhi stanchi. Vide diversi guerrieri della prima fila correre
avanti lanciando urla di sfida alle facce lungo il parapetto, per poi affrettarsi a tornare indietro. Si
direbbe che stiano organizzando un altro attacco.
Siamo pronti a riceverli. Come va la gamba?
Sopravvivr.
Oh, bene. Meglio prepararsi, ora. Sembra che stiano per caricare. Ti voglio sul penultimo
carro. Avverti i nostri ragazzi. Gli ultimi legionari, intendo. E tieni i Lupi pronti a riempire qualunque
vuoto.
S, signore.
Catone scese nella ridotta, recuper lo scudo e schier i suoi uomini. Un rapido conteggio diede
come risultato una forza di trentaquattro soldati, gli unici rimasti delle coorti che i due centurioni
avevano addestrato e condotto in battaglia. I superstiti fissavano dritto davanti a s, sporchi e con gli
occhi arrossati dalla stanchezza, molti macchiati del loro stesso sangue e di quello dei nemici. Con il
loro aspetto da mendicanti, gli ricordavano i relitti umani che aveva visto da ragazzo aggirarsi nelle vie
malfamate di Roma. Da ragazzo? Era stato appena due anni prima, ramment a se stesso. I due anni in
cui aveva servito con le aquile sembravano pi lunghi di tutti quelli precedenti messi insieme.
Ma quegli uomini non erano mendicanti, e ce la mettevano tutta per tenersi eretti dietro
Mandrax e linsegna del Lupo. Il giovane non tent di spronarli a grandi eroismi, come facevano i
generali nei libri di storia, limitandosi a dire loro di prendere il posto di chiunque fosse caduto
difendendo il parapetto. Poi salut militarmente e prese posizione in un carro alla sinistra di Macrone.
A breve distanza sulla destra di questultimo vide Figulo e ricambi il cenno delloptio.
Arrivano!, grid Macrone.
I nemici avanzarono ondeggiando, poi improvvisamente dai loro ranghi si lev un ruggito e
caricarono verso la ridotta.
Mantenete la posizione!, url Macrone sopra il frastuono. Respingeteli!.
Catone rafforz la presa sullimpugnatura dello scudo, che poggi saldamente contro linterno
del parapetto, e sporgendosi cautamente oltre lorlo osserv gli avversari precipitarsi verso di lui, una
marea di corpi dipinti col guado e ispidi capelli imbiancati con la calce. Scavalcando i cadaveri dei
camerati caduti durante il primo assalto, raggiunsero le difese frettolosamente approntate e tentarono di
lanciarsi sui legionari che li respingevano dallalto. I Romani avevano il vantaggio della posizione
elevata e del maggior campo dazione, e decine di Durotrigi furono trafitti da rapidi colpi di lancia.
Catone aveva solo la spada e cercava lopportunit di usarla. Poi un guerriero sotto di lui si gett in
avanti afferrandosi alla sponda del carro. Immediatamente, il compagno che lo seguiva si arrampic
sulla sua schiena, avventandosi contro il centurione. Il giovane lo colp alla spalla con lumbone dello
scudo, ma mentre cadeva luomo agguant lasta della lancia brandita dal legionario accanto a Catone,
strappandogliela dalla mano.
Merda!. Il legionario estrasse la spada, ma non vide in tempo la lancia, e la punta lo colse
sotto il mento trapassandogli il collo e facendolo finire in fondo al carro per la violenza dellimpatto.
Un uomo qui!, ordin Catone girandosi a met. Ora!.
Appena si apr il vuoto nella fila dei difensori, un gruppo di nemici avanz per approfittarne, e
il giovane si trov ad affrontare tre uomini armati di spada che lo presero di mira con fendenti e
stoccate. Premendo il corpo allinterno dello scudo, reag con una frenesia disperata che somigliava ben
poco al rigoroso addestramento cui era stato sottoposto dagli istruttori della legione. Mise a segno un
colpo fortunato quando la sua lama si abbatt sulle nocche di un avversario, fratturandogliele. Con un
urlo, il guerriero ricadde tra la massa turbinante dei compagni che cercavano di farsi strada verso la
ridotta. Ma gli altri due erano pi astuti, e mentre uno faceva una finta, laltro attese che il centurione
scoprisse il fianco spostando lo scudo, e solo la superficie curva della lorica segmentata lo salv,
deviando un colpo contro un lato del torace. Poi un Atrebate riemp il vuoto prendendo posto al
parapetto e trafisse uno degli uomini che tentavano di uccidere Catone.
Il giovane non seppe mai quanto a lungo avesse infuriato la battaglia intorno alla ridotta. Non
cera tempo per pensare; solo listinto di combattere e sopravvivere. Mentre menava stoccate e parava
con la spada, e bloccava colpi devastanti con lo scudo, gridava incoraggiamenti agli uomini intorno a
lui e chiedeva rimpiazzi ogni volta che uno di essi cadeva. Anche se per ogni difensore abbattuto
morivano cinque o sei attaccanti, i Durotrigi potevano permettersi di pagare un simile prezzo. Anzi,
proprio il numero delle perdite che subivano sembrava suscitare una bramosia sempre maggiore di
attaccare i Romani e gli Atrebati loro alleati, e premevano in avanti con impeto pi violento che mai,
spingendo con tale forza che Catone sentiva il carro spostarsi sotto di lui.
Quando il sole cominci a calare dietro lalto edificio della sala, la ridotta cadde nellombra,
mentre i raggi obliqui illuminavano i nemici con un netto contrasto che li faceva apparire ancor pi
impressionanti e feroci. Le braccia di Catone sembravano aver perso ogni energia, e la disperazione
non bastava pi. Soltanto una ferrea volont costringeva un braccio a reggere lo scudo e laltro a
brandire la spada con forza sufficiente a infliggere colpi letali. Ma per ogni guerriero che faceva
ricadere sulla folla, un altro prendeva il suo posto con la stessa implacabile smania di abbattere i
difensori.
Poi, si ritrov ad aspettare invano lavversario successivo. Mentre approntava lo scudo e
irrigidiva il braccio tremante, il mare di facce ostili di fronte a lui si dirad, allontanandosi dalla ridotta.
Unocchiata da ambo i lati gli rivel che i Durotrigi si stavano ritirando in massa. Le grida di guerra
svanirono con loro e, guardando verso il recinto, li vide precipitarsi fuori della porta. Ben presto
rimasero in vista soltanto alcuni ritardatari che cercavano di raggiungere i compagni, e agli occhi del
giovane apparve il campo di battaglia in tutta la sua estensione. Centinaia di nemici giacevano sul
terreno davanti alla grande sala, molti ancora vivi, cos che il groviglio di corpi sudati e insanguinati
sembrava brillare nella luce morente del tardo pomeriggio estivo. Catone guard Macrone, che fece una
smorfia stringendosi nelle spalle.
Dove diavolo sono andati?, chiese Figulo ad alta voce.
Gli uomini dietro il parapetto mantennero le posizioni in attesa della mossa successiva del
nemico, non osando ancora sperare che non sarebbe tornato. Il tintinnio delle corazze e delle armi dei
Durotrigi si affievol fino a scomparire, e rimasero soltanto i gemiti dei feriti.
Catone!.
S, signore!.
Rapporto sulle forze rimaste, immediatamente.
Il giovane annu e scivol gi dal carro. Vacill un momento sulle gambe stanche, poi cominci
a contare i superstiti al parapetto e la manciata di uomini ancora di riserva.
Eccoli di nuovo!, annunci un legionario, e Catone corse a rioccupare la sua posizione. Nella
scarsa luce, si scorgevano figure indistinte che stavano entrando nel recinto.
Un ultimo sforzo, ragazzi!, grid Macrone. Perfino lui aveva la voce incrinata per la
spossatezza.
Ogni difensore rafforz la presa sullo scudo e la lancia, preparandosi alla lotta finale. Poi
Catone scoppi a ridere  un suono stridulo e quasi isterico  e abbass la lancia appoggiando i gomiti
sul parapetto.
Sulla porta cera un uomo robusto con un mantello rosso. Il sole faceva scintillare lelmo ben
lucidato, sul quale sincurvava una cresta scarlatta. Luomo url un ordine, e un reparto di truppe si apr
a ventaglio su ambo i lati dellentrata e avanz cautamente verso la sala. Mentre si avvicinavano, gli
occhi acuti del giovane riconobbero lufficiale.
 il centurione Ortensio!, esclam con nervosismo e sollievo insieme.
Ortensio si diresse verso di loro a grandi passi, battendo la verga sul palmo della mano.
Macrone e Catone, disse a voce alta. Ci avrei scommesso. Solo voi due potevate cacciarvi in
un casino del genere!.
...
.
...
CAPITOLO TRENTOTTO.
...
.
...
Dopo aver mandato gli esploratori ad accertare che i Durotrigi si fossero allontanati da Calleva,
Vespasiano guid la colonna di soccorso attraverso la struttura annerita della porta principale della
citt. Il legato si rec immediatamente al deposito, con le rovine carbonizzate delledificio del quartier
generale e i macabri resti dellinfermeria. Pur avendo raso al suolo le costruzioni romane, i Durotrigi
avevano almeno lasciato le provviste quasi intatte. Indubbiamente intendevano ingozzarsi e portare via
ci che potevano, ma linatteso arrivo delle sei coorti li aveva gettati nel panico ed erano fuggiti dalla
capitale atrebate a mani vuote.
Vespasiano diede ordine di iniziare le riparazioni alle difese del deposito e poi, con al fianco il
tribuno Quintillo, spron il cavallo per raggiungere la coorte di Ortensio, che aveva mandato avanti per
occupare la residenza reale. Appena vide Macrone e Catone, volle conoscere tutta la storia.
No, decise il legato, osservando le ombre che si allungavano sui cadaveri sparsi nel recinto.
 fuori discussione. Qui c troppo da fare. Rimarremo.
Catone e Macrone si scambiarono unocchiata ansiosa. Possibile che non vedesse il pericolo?
Signore, non possiamo restare, disse il giovane.
Non possiamo?, sorrise Quintillo, ritto accanto al suo comandante. Centurione Catone, la
verit  che non possiamo permetterci di andarcene. Perfino tu ti renderai conto della situazione
strategica. Verica morir presto. Quasi tutti i suoi guerrieri sono stati uccisi. Questo regno cadr preda
del primo nemico che varca quella porta che avete ritenuto opportuno bruciare. Solo Roma pu
garantire lordine, ora.
Catone mise una mano dietro la schiena e serr il pugno, conficcando le unghie nella carne del
palmo. Era sfinito e irritato, e aveva bisogno di tutta la sua presenza di spirito.
Signore, se perdiamo sei coorti e un legato, non ci sar alcuna situazione strategica di cui
preoccuparsi, solo una disfatta.
Davvero!. Il tribuno rise, girandosi verso Vespasiano. Credo che questo giovane si sia
esaurito troppo fisicamente e mentalmente negli ultimi giorni, signore.  perfettamente naturale che
abbia una paura esagerata del nemico.
Questo era troppo per Macrone. Protese il collo taurino. Paura? Catone paura? Non  stato lui
che  scappato quando ci hanno dato la prima batosta....
Il legato si frappose tra i due e sollev una mano, parlando con voce bassa e pressante. Basta
cos, signori! Non permetter che i miei ufficiali discutano davanti agli uomini.
Tuttavia, continu Quintillo in tono pacato, non tollero che un comune centurione insinui
che sono un codardo. Io sono quello che  andato a cercare aiuto.
Ma certo, sorrise dolcemente Macrone. E non stavo insinuando che siete un codardo...
signore.
Basta!, esclam Vespasiano. Centurione Catone, visto ci che  venuto fuori, penso che non
sia il caso di prendere in considerazione qualunque cosa possa aver detto Tincommio. Non sarebbe la
prima volta che riesce a raggirare un ufficiale romano.
Quintillo strinse le labbra.
Se non fosse stato cos stanco, Catone sarebbe stato un po pi cauto nel suo approccio al
comandante della Seconda Legione, ma doveva fargli capire la seriet della situazione. Signore, ha
detto che Carataco e il suo esercito sarebbero arrivati domani. Se per allora non avremo lasciato
Calleva....
Ho deciso, centurione. Rimarremo. Far uscire gli esploratori allalba. Ci avvertiranno di
qualsiasi minaccia.
Potrebbe essere troppo tardi, signore.
Ascolta, questo Tincommio  un bugiardo. Ti ha ingannato.
Ci ha ingannati tutti, signore.
Senza dubbio. E allora, perch adesso dovremmo credergli? Come puoi essere sicuro che
abbia detto la verit? Anche ammettendo che non mentisse, dubito che Carataco riuscirebbe a sfuggire
al generale Plauzio. Non ha fatto che combattere tutto il tempo unazione di retroguardia. Avrebbe
maggiori motivi di preoccuparsi lui di noi, che noi di lui. Probabilmente, si  trattato di uno
stratagemma di Tincommio per indurvi alla resa. Lo capite, non  vero?.
Macrone abbass lo sguardo per nascondere la collera davanti allaccusa che si fossero lasciati
abbindolare cos facilmente.
Ma se fosse stato sincero, signore?, insistette Catone. Saremmo sorpresi qui a Calleva e fatti
e pezzi. Verica verrebbe ucciso, Tincommio posto sul trono e gli Atrebati cambierebbero
schieramento.
Vespasiano gli lanci unocchiata gelida. Il comandante di una legione non si lascia
impressionare da ipotesi isteriche. Voglio prove.
Osserv attentamente i due centurioni. Avete bisogno di riposo pi di chiunque altro, voi e i
vostri uomini. Vi ordino di andare a dormire qualche ora.
Era un modo facile e grossolano di porre termine alla discussione, ma il legato aveva preso la
sua decisione e non intendeva tollerare ulteriori obiezioni. Nondimeno, Catone fece un ultimo tentativo
mentre Macrone salutava e si girava per andarsene.
Signore, il prezzo del sonno ora potrebbe essere la sconfitta e la morte domani.
Vespasiano, che anche lui non dormiva da due giorni, era irascibile e reag con stizza
allobiezione del subordinato. Centurione! Non spetta a te discutere i miei ordini!. Alz un dito con
aria minacciosa. Unaltra parola, e ti faccio degradare. Ora fuori di qui.
Il giovane salut e usc con andatura rigida per raggiungere Macrone mentre tornavano dove gli
uomini stavano riposando allesterno della ridotta. Quasi tutti dormivano, rannicchiati su un fianco con
la testa poggiata sul braccio ripiegato.
Non  stata una mossa molto brillante da parte tua, disse Macrone sottovoce.
Tu hai sentito Tincommio... perch non mi hai spalleggiato?.
Lamico fece un profondo respiro per reprimere lirritazione nei suoi confronti. Quando un
legato prende una decisione, non devi discuterla.
Perch no?
Perch non devi, cazzo. Daccordo?
Te lo far sapere domani.
Catone si lasci cadere vicino a Mandrax, che russava appoggiato contro una ruota con
linsegna piantata saldamente a terra accanto a lui. Macrone rimase in silenzio, continuando a
camminare verso il misero gruppo di uomini addormentati che era tutto ci che rimaneva del suo primo
comando indipendente.
Un attimo prima di girarsi su un fianco e cedere al sonno, ramment lavvertimento gridato da
Tincommio secondo cui Carataco stava puntando su Calleva. Forse il principe atrebate aveva detto la
verit... Be, lo avrebbero saputo presto. Per il momento, limportante era dormire. Pochi secondi dopo,
un sonoro russare si aggiunse al coro generale.
In piedi, tu!. Cadminio sferr un calcio alla figura stesa in un angolo buio della sala, il pi
lontano dallaccesso sorvegliato ai quartieri reali. Era scesa la notte, e alcune torce sibilavano nei
supporti fissati alle pareti. Tincommio si scans prima di ricevere un altro colpo, e il capitano della
guardia afferr prontamente la corda che cingeva il collo del prigioniero e diede uno strappo.
Merda!, ansim Tincommio, portando le mani legate alla gola. Fa male.
Peccato che non vivrai abbastanza per abituartici. Ora alzati. Il re vuole parlarti. Forse saranno
le tue ultime parole, eh?.
Il principe venne condotto al guinzaglio come un cane, facendosi piccolo davanti allodio negli
occhi di quelli che incontrava attraversando la sala. Un ferito con una lacera fasciatura che gli copriva
la maggior parte della testa si sollev su un gomito e cerc di sputargli addosso, ma era troppo debole e
lo sputo gli ricadde sul petto. Tincommio lo guard sogghignando.
Sei patetico! I Romani ti hanno rammollito al punto che questo  il meglio che sai fare?.
Cadminio, che si era fermato quando il principe aveva cominciato a parlare, diede un brusco
strattone alla corda. Andiamo, bello mio, non diventiamo maligni.
Tincommio boccheggi quando la corda gli si strinse intorno al collo, e gli uomini nella sala
acclamarono con voci rauche, gridando insulti al traditore. Il principe deglut nervosamente e toss per
schiarirsi la gola, ma non riusc a emettere altro che un gracidio.
Ridete ora... finch potete farlo... schiavi!.
Raggiunta lentrata ai quartieri di Verica, Cadminio lo trascin dentro. Il re era seduto nel letto,
ma aveva ancora un colorito cereo, e accenn debolmente al capitano di portare Tincommio pi vicino.
Su due sgabelli accanto a lui, cerano Vespasiano e il tribuno Quintillo. Alle loro spalle era ritto un
centurione tarchiato e muscoloso, con unespressione dura e crudele. Verica cerc di sollevarsi sui
cuscini, ma non ne ebbe la forza e gir il viso da un lato osservando linfido parente costretto a
inginocchiarsi ai piedi del letto.
Portalo qui, mormor, e Cadminio diede una pedata al prigioniero.
Per un momento nessuno parl, e gli unici suoni furono il respiro affannoso del re e le
occasionali urla dei feriti nella sala.
Perch, Tincommio?. Verica scosse la testa. Perch tradirci?.
Tincommio aveva la risposta pronta e replic senza esitare: Vi ho tradito, zio, perch voi avete
tradito il nostro popolo.
No, ragazzo mio... Lho salvato. Salvato dal massacro.
Quindi, deve essere schiavo dei vostri amici?. Il nipote rise amaramente. Bella salvezza. Io
preferisco piuttosto morire che....
Taci!, lo interruppe bruscamente Verica. Ho gi sentito troppe volte giovani teste calde dire
simili sciocchezze!.
Sciocchezze? Io li chiamo ideali.
Cosa sono gli ideali?, chiese il re in tono beffardo. Servono solo ad accecare gli uomini
davanti agli orrori che provocano. Quante migliaia di membri della nostra trib sei disposto a veder
morire per il tuo ideale, Tincommio?
Il mio ideale? Non capisci, vecchio, che loro condividono la mia visione?
Loro? Chi, esattamente?
La mia gente. Non mi credi? Allora domandaglielo. Ti sfido: parliamo entrambi al popolo e
vediamo come la pensano.
No. Verica sorrise a fior di labbra. Sai che non  possibile. In ogni caso... un vecchio... non
avrebbe la forza di persuasione di un giovane infervorato. Alla gente non piace lodore della morte.
Vogliono sentir i propri sogni venir fuori da labbra pure. La tua voce suonerebbe forte e chiara.
Renderesti il mondo semplice ai loro occhi. Troppo semplice. Come potrei competere con questo,
gravato come sono dalla conoscenza di come il mondo realmente ? Tincommio, tu venderesti loro un
sogno pericoloso. Io posso solo spacciare dolorose verit....
Codardo! A che serve tutto ci? Perch non mi uccidi subito?. Tincommio parve
improvvisamente speranzoso. A meno che....
Tu morirai, disse Verica con tristezza. Voglio solo che capisca perch hai sbagliato... Eri
come un figlio per me. Voglio che tu sappia... che darei qualunque cosa pur di non farti giustiziare.
E allora non giustiziarmi!, grid Tincommio.
Non mi lasci altra scelta. Il re distolse gli occhi, mormorando: Mi dispiace... mi dispiace.
Cadminio, consegnalo ai Romani.
Il giovane guard il legato e il tribuno, poi il viso duro del centurione. Girandosi, si gett sul
letto.
Zio! Ti supplico!.
Alzati!, ordin Cadminio, afferrandolo per le spalle e allontanandolo dallinfermo.
Tincommio si dibatt nella stretta implorando suo zio, ma il capitano della guardia lo tir indietro, gli
serr la testa con un braccio e lo trascin davanti a Vespasiano.
Il re dice che ora  vostro. Potete disporne come volete.
Il legato annu con aria severa e chiam Ortensio con un cenno. Portalo nella ridotta e
ammorbidiscilo un po, gli disse a bassa voce per non farsi udire da Tincommio. Non maltrattarlo
troppo, Ortensio. Deve parlare.
Il centurione fece un passo avanti e immobilizz il principe che continuava ad agitarsi, prima di
sollevarlo da terra e condurlo fuori della camera.
Ora, signore, comportatevi bene, o sar costretto a usare subito le cattive maniere.
Visto che Tincommio non smetteva di implorare lo zio, Ortensio lo scaravent contro la parete
di pietra. Il prigioniero url di dolore, mentre il sangue zampillava da uno squarcio sulla fronte. Il
centurione lo tir su con calma, rimettendolo in piedi. Ora questo bravo gentiluomo non far pi
sciocchezze.
Dopo un rapido pasto nelle cucine reali, Vespasiano e Quintillo si diressero alla ridotta.
Linterno del semicerchio era illuminato da un piccolo fuoco in cui era infilata lestremit di un
giavellotto. Le fiamme guizzanti avvolgevano la punta di ferro, rendendola incandescente. Tincommio
era legato a un carro, il corpo inerte contro le rozze assi di legno. La schiena nuda era piena di lividi e
ustioni. Nellaria aleggiava un acre odore di carne bruciata.
Spero che tu non labbia ucciso, disse il legato, premendosi il dorso della mano sulle narici.
No, signore. Ortensio era offeso dalla mancanza di fiducia nella sua perizia. Torturare
significava molto pi che infliggere una morte dolorosa. Ecco perch le legioni addestravano cos
accuratamente alcuni uomini in quella che era una delle specialit pi complesse dellarte militare.
Cera una linea sottile tra seviziare un prigioniero per indurlo a parlare ed eccedere, uccidendolo prima
che fosse pronto a crollare. Come sapeva qualunque aguzzino appena passabile, il trucco consisteva nel
causare alla vittima pi dolore di quanto potesse sopportare e mantenerlo a quel livello il pi a lungo
possibile. Dopo di che, avrebbe detto tutta la verit. Era sufficiente il terrore di non essere creduta e
quindi attirare ulteriori sofferenze. Il centurione indic il fuoco con un cenno.  solo un po
abbrustolito.
Ha detto qualcosa di utile?, chiese Quintillo.
Per lo pi solo qualche incomprensibile parola in lingua nativa.
Sostiene ancora che Carataco sta venendo in suo aiuto?
S, signore.
Vespasiano guard affascinato e inorridito la carne straziata sulla schiena del principe. A tuo
giudizio, pensi che sia sincero?.
Ortensio si gratt il collo e annu. S, a meno che non abbia pi coglioni di un branco di
caproni.
Unespressione interessante, comment Quintillo. Non lavevo mai sentita prima. Un modo
di dire delle tue parti?
Esatto, signore, rispose ironicamente il centurione. Labbiamo inventato a beneficio dei
turisti. Devo continuare, signore?. La domanda era rivolta al legato, che distolse lo sguardo da
Tincommio.
Come? Oh, s, continua pure. Ma se non si sbriga a cambiare la sua storiella, concludi la
faccenda e va a riposarti.
Concludere, signore?. Ortensio si chin per tirar fuori la punta del giavellotto dal fuoco. Nel
buio, ardeva pi intensamente che mai: un giallo violento su cui scintillavano venature ancor pi
brillanti. Laria le tremolava intorno. Volete dire finirlo?
S.
Molto bene, signore. Il centurione fece un cenno di assenso e si gir verso il principe
atrebate, abbassando lestremit del giavellotto verso il fondoschiena. Il legato usc dalla ridotta,
sforzandosi di non camminare troppo in fretta per evitare che il centurione e il tribuno indovinassero
quanto la scena lo mettesse a disagio.
Appena fuori, Vespasiano e Quintillo udirono un sibilo seguito da un urlo disumano che
squarci laria come un coltello. Il legato si diresse a grandi passi verso uno dei magazzini del re che
aveva eletto a quartier generale temporaneo, costringendo il tribuno ad affrettarsi per stargli dietro.
Bene, signore, qual  la vostra opinione?
Mi domando se il centurione Catone non abbia poi tutti i torti a essere tanto cauto.
Quintillo lo guard preoccupato. Non potete parlare sul serio, signore. Carataco che sta
venendo qui? Impossibile. Il generale lo ha bloccato sullaltra riva del fiume.
Echeggi un altro urlo, e Vespasiano accenn con il pollice sopra la spalla. Be, lui ne 
convinto, a quanto pare.
Come avete detto voi, signore, sta solo cercando di spaventarci.
A questo punto sarebbe inutile, se non fosse vero.
Forse, concesse Quintillo a malincuore. Ma potrebbe essere stato ingannato a sua volta.
Vespasiano si gir verso il tribuno. Come mai siete tanto ansioso di farci rimanere a Calleva?
Nulla a che vedere con il fatto di diventare il primo governatore degli Atrebati, immagino.
Laltro non rispose.
Pensateci bene, prosegu il legato con aria beffarda.  in gioco qualcosa di pi della vostra
carriera, Quintillo. Tenetelo a mente.
Il tribuno scroll le spalle, ma rimase in silenzio. Vespasiano sospir, irritato dalla sua
incapacit di comprendere il potenziale pericolo della loro situazione.
Tribuno, se dovesse succedermi qualcosa, voi sarete lufficiale pi alto in grado, capite?
S, signore.
E sar vostro dovere eseguire i miei ultimi ordini. Nel qual caso dovrete provvedere alla
sicurezza degli uomini sotto il vostro comando. Non rischierete le loro vite. Se ci significher
abbandonare Calleva, lo farete.
Come desiderate, signore.
Come vi ordino.
S, signore.
Il legato fiss il tribuno per ribadire la gravit delle sue parole, poi continu: Voglio che
diciate ai comandanti delle coorti di tenere gli uomini pronti a muovere domattina. Andate.
Quintillo salut e usc allontanandosi nelle tenebre, e Vespasiano rimase a osservarlo finch
scomparve. Se gli fosse accaduto qualcosa e il tribuno avesse assunto il comando, temeva le
conseguenze per i suoi uomini. Forse doveva mettere le istruzioni per iscritto con uno dei comandanti
di coorte come testimone. Ma appena lidea gli si affacci alla mente, si affrett a scacciarla con
disprezzo. Per quanto quelluomo non gli piacesse, non lo avrebbe mai trattato in maniera tanto
indegna. Quintillo aveva i suoi ordini, e lonore gli imponeva di eseguirli.
I suoi pensieri tornarono allo spettro di Carataco e del suo esercito in marcia verso Calleva. Era
difficile credere che il comandante britanno fosse riuscito a sfuggire al generale Plauzio. Eppure,
Tincommio insisteva. In questo caso, riflett, cerano varie possibilit. Forse il principe sperava che i
Romani, temendo per le loro vite, lasciassero Calleva, e che poi i Duritrigi tornassero per completare
lopera. Daltro canto, se Carataco stava arrivando, Tincommio non avrebbe mentito nella speranza che
i suoi alleati sorprendessero Vespasiano e le sei coorti nella citt, distruggendo cos la parte migliore di
una legione? Questo avrebbe inferto un colpo letale alla campagna di Plauzio. Non si poteva far nulla,
decise, finch non avesse ottenuto ulteriori informazioni.
Tornato nel magazzino, sciolse le cinghie della corazza e si massaggi le spalle. Poi mand a
chiamare il decurione a capo del piccolo squadrone di esploratori a cavallo e gli ordin di radunare i
suoi uomini. Dovevano partire immediatamente per perlustrare il terreno a nord e ovest in cerca di
segni di un esercito nativo. Una volta impartito lordine, Vespasiano si stese con piacere su un cumulo
di pelli conciate e cadde rapidamente addormentato.
Catone si svegli di soprassalto. Il giovane centurione si mise a sedere con fatica, gli occhi
stanchi e offuscati, e il cervello annebbiato dal sonno. Guardandosi intorno frastornato, vide che il
recinto reale era ancora avvolto nelle tenebre e che a oriente baluginava la debole luce di una falsa alba.
Ombre si aggiravano nel buio, mentre gli ufficiali romani percorrevano le file di uomini addormentati
svegliando i loro soldati. Macrone gli si avvicin.
Che succede?, chiese Catone.
Alzati. Siamo in partenza.
In partenza?
Lasciamo Calleva per tornare alla legione.
Perch?
Ordini del legato. Fai preparare i tuoi. Ora muoviti!.
Il giovane stir le membra intorpidite e si alz con un gemito. Nel recinto si udivano i brontolii
degli uomini strappati al sonno e le aspre grida dei centurioni dirette ai pi lenti. Alcune torce ardevano
presso il magazzino occupato da Vespasiano e dal piccolo stato maggiore che aveva portato con s.
Catone vide il legato ragguagliare brevemente i comandanti delle coorti al bagliore delle fiamme
crepitanti. Si chin per prendere la lorica segmentata, la indoss e armeggi con le cinghie di cuoio.
Alcuni dei Lupi erano gi svegli e si guardavano ansiosamente intorno.
Centurione!. Mandrax lo raggiunse, e il giovane si rese conto che era la prima volta da giorni
che lo vedeva senza linsegna in mano. Cosa accade, signore?
Ce ne andiamo.
Ce ne andiamo?. Mandrax parve sorpreso, poi si accigli. Perch, signore? Abbiamo vinto.
Il nemico si  ritirato. Perch abbandonare Calleva ora?
Ordini. Adesso aiutami a schierare i nostri uomini.
Per un attimo Mandrax rimase immobile, fissandolo con unespressione che al giovane sembr
sospettosa. Poi annu lentamente e si allontan per svolgere i suoi compiti. Catone provava un senso di
colpa. Quegli uomini con cui aveva combattuto consideravano Roma loro alleata, e ora lordine di
evacuare Calleva sapeva di tradimento, anche se appariva logico. Vespasiano doveva aver cambiato
idea. O, peggio, era emerso che Tincommio poteva aver detto la verit. Si affibbi il cinturone, mise
lelmo sotto il braccio e si diresse a grandi passi verso le due file dei suoi soldati.
Ormai la Coorte del Lupo esisteva solo di nome: cont trenta figure indistinte ritte dietro
Mandrax e linsegna. Molti avevano le braccia bendate, ma tutti portavano ancora lo scudo ovale, il
giavellotto e lelmo di bronzo consegnati loro mesi prima. Avvert un impeto di orgoglio, mentre li
passava rapidamente in rassegna. Quei nativi si erano dimostrati pari ai legionari quanto a valore e
tenacia, e con unulteriore preparazione avrebbero eguagliato i camerati romani nellabilit con le armi.
Il legame che condivideva con loro attraverso laddestramento e la battaglia era saldo come quello che
lo univa ai compagni della Seconda Legione.
Ma adesso avevano ricevuto lordine di lasciare Calleva e le famiglie, e il centurione temeva la
loro reazione quando, guardandosi indietro, avrebbero visto la citt rimasta senza difese, un frutto
maturo pronto a cadere nelle mani avide di Carataco e dei suoi alleati. Quello sarebbe stato il vero
banco di prova della loro lealt a lui e allinsegna.
Tutti gli ufficiali dal legato!, grid una voce dallaltra parte del recinto. Tutti gli ufficiali dal
legato!.
Aspettate qui!, disse Catone ai suoi uomini.
Un piccolo gruppo di centurioni si riun intorno a Vespasiano, il quale li inform della
situazione senza perdere tempo con le solite formalit.
Gli esploratori riferiscono che un numeroso contingente  accampato poche miglia a ovest di
qui. Ci sono troppi fuochi perch possa trattarsi della stessa banda che ha attaccato Calleva ieri. Sembra
che Carataco abbia battuto sul tempo il generale Plauzio. Il fatto  che i ricognitori hanno visto anche
un altro esercito profilarsi in lontananza, molto oltre quello di Carataco. Potrebbe essere Plauzio,
oppure no. Ho ordinato ad alcuni esploratori di scoprirlo.  possibile che Carataco si stia muovendo in
due colonne e che il generale stia ancora inseguendo la retroguardia a nord del Tamesis. Nel qual caso,
siamo fottuti.
Qualche ufficiale ridacchi nervosamente, prima che il legato proseguisse: Se rimaniamo qui
tentando di resistere dietro le scarse difese di Calleva, probabilmente saremmo sopraffatti nel giro di un
paio di giorni, dopo di che i Britanni si dirigerebbero verso il resto della legione e lannienterebbero
completamente. La nostra migliore possibilit  andarcene quanto prima, puntando a sud e cercando di
aggirare il fianco del nemico per ricongiungerci con le altre coorti allaccampamento della Seconda.
Quello possiamo difenderlo, finch avremo provviste o Plauzio ci raggiunger. Condurremo Verica con
noi e ci che resta dei suoi uomini. Potranno tornare a Calleva una volta finita la crisi. Marceremo in
una colonna compatta, con il minor numero possibile di carri, quelli sufficienti per i feriti. Gli uomini
porteranno solo armi, corazza e cibo per due giorni, nientaltro. Qualche domanda, signori?
S, signore. Qualche testa si gir verso il tribuno Quintillo. Che succede se il nemico ci
raggiunge prima che riusciamo a riunirci con le altre coorti?
Se ci accade, tribuno, rispose seccamente Vespasiano, dovrete continuare la vostra carriera
in unaltra vita... Signori! Facciamo in modo che non succeda. Qualcun altro?... Bene. Tornate alle
vostre unit. Partiremo appena dar il segnale... Centurione Macrone! Un momento, per favore.
Macrone, che nei raduni preferiva stare nelle ultime file  uno strascico del brevissimo periodo
di istruzione ricevuta da bambino  attese che tutti gli altri ufficiali fossero usciti prima di avvicinarsi al
legato.
Signore?
Conosci il centurione Gaio Silano?
S, signore. Seconda coorte.
 lui. O meglio, era.  rimasto ucciso ieri in una schermaglia. Voglio che tu prenda il suo
posto. Porta con te quello che  rimasto della tua guarnigione.
S, signore. E il centurione Catone?
Che vuoi sapere?
I suoi uomini devono marciare con noi?.
Vespasiano annu. Abbiamo bisogno di chiunque sia in grado di maneggiare unarma. La
coorte di Catone... com che la chiamate?
I Lupi, signore.
Lupi? Ottimo nome. Comunque, vigileranno sui carri.
Non ne saranno felici, signore, replic Macrone in tono pacato. Vogliono combattere.
Davvero?, replic il legato con una punta di irritazione. Be, faranno quello che dico io.
S, signore. Informer Catone.
Fallo.
Mentre i primi raggi illuminavano il cielo, la colonna compatta di fanteria pesante e la manciata
di alleati nativi superstiti emersero dalle rovine della porta principale di Calleva. Una luce cilestrina
avvolgeva il paesaggio e, alzando gli occhi, Catone vide che sarebbe stato un giorno senza nuvole. Li
aspettava una dura marcia sotto il sole a picco. Appena fuori delle mura, la prima coorte si diresse a
sud, verso laccampamento della legione. I carri che trasportavano i feriti e re Verica erano posizionati
al centro della formazione con i Lupi e le guardie reali di Cadminio su entrambi i lati. Vespasiano
aveva detto chiaramente che tutte le truppe native erano agli ordini del centurione Catone, nessuno
escluso, con ovvio disappunto di Verica e del capitano della sua guardia personale.
Quando la coda della colonna emerse dalla citt, Catone si volse indietro e vide una fila di facce
lungo la palizzata che li osservavano partire in silenzio. Le espressioni amare rivelavano chiaramente il
senso di tradimento e disperazione degli Atrebati. Da una parte, dove prima sorgeva la torre di guardia,
un alto palo si levava dai resti anneriti. Sulla punta era infilata la testa di Tincommio, il viso talmente
contuso e gonfio che era quasi impossibile riconoscere lex bel principe.
Un gruppo di profughi usc in fretta dalla porta, incamminandosi nella direzione opposta nel
tentativo di sfuggire allinevitabile carneficina quando fossero arrivati Carataco e il suo esercito. Verso
ovest, sul pendio di unaltura lontana, apparvero le minuscole figure di un contingente di cavalleria che
avanzava verso Calleva con studiata lentezza. Dietro di essi, una fitta compagine di fanteria super la
cresta della collina. I Durotrigi che la sera prima si erano ritirati dalla citt, marciavano ora insieme ai
loro alleati. A quanto pareva, anche Carataco si era mosso per tempo. Circa cinque miglia separavano i
due schieramenti, secondo la stima di Catone. Non un gran margine di vantaggio, ma procedendo a
marce forzate i legionari potevano riuscire a mantenerlo fino allaccampamento fortificato della
Seconda Legione.
Poco dopo la colonna nemica cambi direzione, allontanandosi obliquamente da Calleva per
puntare direttamente sui Romani. La piccola forza di Vespasiano raggiunse la cima di una bassa cresta,
e la capitale atrebate scomparve alla vista. Il sole stava salendo nel cielo, e non un filo di vento agitava
laria, mentre lassordante scalpiccio degli stivali militari e il cigolio delle ruote dei carri riempivano le
orecchie degli uomini. La polvere sollevata dalla coorte in prima posizione disseccava le bocche dei
soldati che la seguivano. Nella tarda mattinata il caldo si era ormai fatto insopportabile, e il sudore
grondava dai volti dei legionari che marciavano senza sosta, perch qualsiasi fermata avrebbe ridotto la
distanza tra loro e gli inseguitori.
A mezzogiorno, la testa della colonna stava avvicinandosi a una stretta valle che girava intorno
a un poggio brullo. Davanti a tutti cavalcavano Vespasiano e Quintillo, contrariamente alla normale
pratica di seguire lavanguardia. Il legato era ansioso di riunire le sue forze pi rapidamente possibile e
non intendeva perdere tempo ad ascoltare i rapporti sulla natura del terreno.
Stiamo procedendo bene, disse il tribuno in tono colloquiale.
S... abbastanza, replic il legato, poi drizz la schiena e guard dritto davanti a s.
Cosa c, signore?.
Senza rispondere, Vespasiano spron il cavallo al trotto lungo la pista, allungando il collo per
vedere meglio. Pochi istanti dopo, gli apparve chiaramente il versante opposto del poggio. A circa
mezzo miglio dalla colonna, una fitta massa di cocchi e cavalieri sbarrava loro la strada.
...
.
...
CAPITOLO TRENTANOVE.
...
.
...
Carataco aveva mandato avanti le truppe leggere, pur sapendo che da sole non avrebbero potuto
sconfiggere i Romani. Ma non era questo il loro compito, sorrise amaramente Vespasiano. Dovevano
soltanto ritardare i legionari per consentire al comandante britanno e alla fanteria pesante di
raggiungere e assalire la retroguardia della colonna. Agendo in fretta, il legato avrebbe potuto schierare
i suoi uomini in un cuneo compatto e farsi largo tra i nemici che bloccavano loro il cammino. Ma simili
formazioni non erano state ideate per procedere velocemente, e i nativi si sarebbero limitati ad
arretrare, tormentandoli con brevi attacchi finch non fossero arrivati i compagni per gettare il loro
peso decisivo nella battaglia.
Signore?. Quintillo lo stava guardando con espressione ansiosa. Devo impartire lordine di
tornare indietro?
No. Ormai Carataco si trova tra noi e Calleva.
Be... che cosa facciamo?, chiese il tribuno osservando il nemico che li aspettava pi avanti.
Signore?.
Ignorandolo, Vespasiano gir il cavallo e alz un braccio. Fermi!.
La coorte di testa si arrest, e lordine venne rapidamente trasmesso al resto della colonna. Ogni
centuria smise di marciare, e i carri si fermarono cigolando, poi nulla si mosse pi sulla pista. Il legato,
che stava valutando il terreno circostante, fiss lo sguardo sulla piccola altura alla loro destra. Aveva
gi deciso che la migliore possibilit di sopravvivere era una difesa statica. Se avessero cercato di
proseguire, sarebbero stati decimati e fatti a pezzi molto prima di arrivare in vista del resto della
legione. Se fossero riusciti a infliggere sufficienti perdite ai nemici, forse questi si sarebbero
demoralizzati al punto da ritirarsi, e la colonna avrebbe potuto ancora raggiungere laccampamento
fortificato della legione... Non che vi fossero molte probabilit di farcela, riflett.
Vespasiano inspir a fondo prima di dare lordine che avrebbe impegnato nellazione lui e i
suoi uomini.
Colonna... schierarsi a destra!.
Signore?. Quintillo spron il cavallo, portandosi al fianco del legato. Che cosa state
facendo?
Ci trinceriamo, tribuno. Che altro possiamo fare?
Ci trinceriamo?. Quintillo inarc le sopracciglia accuratamente depilate.  una pazzia. Ci
uccideranno tutti.
Molto probabilmente.
Ma signore! Deve esserci qualcosaltro che possiamo fare... Qualunque cosa!.
Voi che cosa suggerite? Questa volta non potete andare a cercare aiuto, Quintillo. A meno che
non vogliate tentare di aprirvi un varco tra quella gente laggi e darvela a gambe.
Il tribuno arross davanti alla malcelata accusa di codardia e scosse lentamente la testa.
Rimango.
Bravo. Ora rendetevi utile. Salite in cima a quella collina e sorvegliate Carataco. Inoltre....
Vespasiano si domand fino a che punto potesse confidare nella fortuna, dopo che le Parche lo avevano
condotto in quella trappola. Inoltre, tenete gli occhi aperti per laltra forza avvistata dagli esploratori.
Potrebbero essere i nostri.
S, signore!. Quintillo volt il cavallo e part al galoppo su per il pendio.
La Prima Coorte, due volte pi numerosa delle altre della legione, marciava accanto a
Vespasiano, seguendo linsegna su per il pendio erboso. Dietro di essa, avanzava ondeggiando il resto
della colonna. Le centurie risalivano la pista luna dopo laltra fino a raggiungere la posizione del
legato, per poi girare bruscamente verso destra. Vespasiano stava osservando la forza di sbarramento di
Carataco per vedere se accennasse a muoversi, ma i nemici sembravano paghi di impedire loro il
passaggio nella valle e si limitavano a stare sui cocchi o in sella ai cavalli guardando i Romani
inerpicarsi sullaltura. Un capo pi intraprendente, riflett il legato, avrebbe cercato di occupare la
collina prima di loro, ma la mancanza di autocontrollo dei Britanni era una caratteristica del modo in
cui conducevano la guerra, e probabilmente quel comandante faceva bene a tenere fermi i suoi uomini.
Quando i carri affrontarono la salita, i conducenti cominciarono a stimolare i pesanti buoi con
urla e colpi secchi delle loro verghe. Vespasiano rimase a osservarli per un momento, consapevole
della lentezza con cui procedevano, poi grid un ordine.
Centurione Catone!.
Signore?
Metti i tuoi uomini a spingere quei carri. Li voglio sulla cima il pi presto possibile.
Catone salut e ordin ai suoi di depositare le armi sui pianali. Con una manciata di guerrieri
disposta dietro ciascuno degli otto carri, i robusti Celti ce la misero tutta per farli avanzare su per la
china. Cadminio e le sue guardie si occuparono di quello su cui viaggiava Verica, facendo del loro
meglio per evitare scossoni al re. Nel frattempo i legionari continuavano a superarli, finch rimase solo
la retroguardia con il compito di proteggerli fino a quando avessero raggiunto la posizione scelta dal
legato. Era un lavoro estenuante che richiedeva saldezza di nervi e vigore. Ogni tanto lo slancio in
avanti veniva meno, e bisognava affrettarsi a sistemare sotto le ruote i grossi cunei di legno trasportati
nel retro dei carri per impedire che rotolassero gi per il pendio. Se avessero cominciato a farlo,
sarebbe stato quasi impossibile arrestarli; avrebbero potuto investire qualcuno o urtarsi, e i buoi
sarebbero stati trascinati in basso con ogni probabilit di spezzarsi le zampe. E tutto sotto il bagliore
spietato del sole di mezzogiorno. Quando la pendenza inizi a diminuire, Catone e i suoi erano ormai
fradici di sudore, e si accasciarono a terra ansimanti cercando di riprendere fiato.
Che diavolo state facendo? In piedi!, grid Vespasiano avvicinandosi. Centurione, metti in
riga i tuoi uomini! Voglio che questi carri siano disposti al centro. Assicurati che il re sia ben protetto.
Ti ritengo responsabile della sua sicurezza.
S, signore.
Il giovane si alz a fatica, passandosi la lingua sulle labbra riarse  come la gola  dopo tanti
sforzi. Poi, con ordini e imprecazioni, fece accostare i carri in una massa compatta, prima di infilare
saldamente i cunei sotto le ruote. Lacre odore dei buoi era reso pi inteso dal caldo torrido, ma solo
quando lopera fu terminata il centurione permise ai suoi soldati di bere una piccola quantit di acqua
dalle borracce. Intorno a loro, le coorti si erano schierate in cerchio serrato sulla cima dellaltura. I
Britanni nella valle non si erano mossi e osservavano i Romani immobili e silenziosi come prima. In
lontananza lungo la pista per Calleva, una scura colonna di fanteria stava marciando verso la collina
sollevando una nuvola di polvere che celava la sua reale consistenza. Ancor pi distante, si scorgeva
una macchia allorizzonte che poteva essere una nube o unaltra armata in movimento.
Il legato ordin che gli uomini riposassero e mangiassero le loro razioni. Limminente battaglia
avrebbe potuto essere lultima, ma un soldato combatte meglio a stomaco pieno, e Vespasiano era
deciso a sfruttare ogni minima possibilit pur di uscire da quel frangente. Avevano il vantaggio della
posizione, una chiara visuale del terreno e laddestramento e lequipaggiamento migliori di qualunque
esercito nel mondo conosciuto. A tale riguardo, era soddisfatto. Ma a prescindere dalla loro qualit,
tremilacinquecento uomini non potevano prevalere su un nemico numericamente molto superiore, e
ogni momento che passava rivelava forze avversarie sempre pi consistenti, mentre superavano una
cresta lontana dirigendosi implacabili verso lo stretto cerchio di legionari che difendeva la sommit
dellaltura. Sembrava che non vi fosse fine alla colonna che avanzava, e i Romani la guardavano con
silenziosa rassegnazione mentre masticavano strisce di maiale salato estratte dai tascapane.
Macrone and a salutare Catone, issandosi sul sedile del conducente accanto allamico.
Come se la passa il re?, gli chiese, accennando al carro di Verica.
Abbastanza bene. Lho visto poco fa. Era seduto e si lamentava per gli scossoni subiti.
Credi che si riprender?
Ha importanza?. Il giovane indic la colonna che si avvicinava.
No, ammise Macrone. Adesso no.
Dopo tutti i combattimenti a Calleva, ci ritroviamo qui, brontol Catone.
Questo  lesercito, replic il centurione anziano, aguzzando gli occhi stanchi nella stessa
direzione del compagno. Hai qualche idea di chi siano quegli altri laggi?
No. Sono troppo distanti. Si muovono in fretta, per. Tra qualche ora saranno qui.
Con la fortuna che abbiamo, saranno altri di quei bastardi. Macrone fece un cenno verso la
colonna nemica. Non capisco da dove venga tutta quella gente. Pensavo che avessimo annientato il
loro esercito, lestate scorsa. Carataco deve aver trovato qualche nuovo alleato.
Con individui come Quintillo a occuparsi della diplomazia,  un miracolo che lintera isola
non sia contro di noi.
Hai proprio ragione. Si girarono entrambi verso il pendio, dove poco lontano Vespasiano e
gli ufficiali superiori stavano conferendo. Il tribuno parlava animatamente, accennando in direzione di
Calleva.
Immagino che stia cercando di convincere il legato a tornare indietro.
Catone scosse la testa. Non succeder. Il suicidio prematuro non  nello stile del legato. Il
tribuno sta sprecando il fiato.
Si  davvero dimostrato un ottimo acquisto per la nostra causa, disse Macrone. Da quando 
arrivato, le cose sono andate di male in peggio.
Gi... proprio cos.
 come se quel coglione non avesse fatto altro che tentare di incasinare la situazione a
Calleva.
Be, perch no?, ribatt il giovane in tono pacato. Per lui la posta in gioco era alta. Se Verica
fosse riuscito a mantenere il controllo, al tribuno non sarebbe rimasto altro che tornare dal generale a
riferire. Credo che dietro le quinte stesse agitando le acque il pi possibile. Qualunque cosa in grado di
sovvertire la situazione e offrirgli il pretesto per usare i suoi poteri di procuratore. Non che avesse
molto successo. Secondo me, era convinto che i nobili celtici fossero inclini a manipolare le regole
come gli aristocratici romani. Non ha tenuto conto del loro senso dellonore.
Onore?. Macrone inarc le sopracciglia. Non mi sembra che Tincommio vi attribuisse molta
importanza.
Oh, s, a modo suo. Voleva che la sua trib rimanesse libera quasi quanto ambiva a governarla.
E doveva aver studiato con entusiasmo le tecniche politiche romane, quando era in esilio.
Questo devi riconoscercelo, sorrise Macrone. Sono ben poche le cose che non possiamo
insegnare a questi barbari.
Vero. Verissimo... In ogni caso, gli Atrebati sono finiti. Plauzio dovr annettere il loro regno,
trasformandolo in una provincia militare.
Lamico lo fiss. Tu credi?
Che altro pu fare? Sempre che il generale riesca a riprendersi da questo colpo. La perdita di
una legione fermer la campagna per un bel pezzo. E non sar ben accolta a Roma.
No....
Ma guarda il lato positivo, continu Catone sorridendo cupamente. Almeno, Quintillo dovr
vivere  o morire  subendo le conseguenze delle sue azioni. Agit una mano verso il nemico.
Immagino.
Mentre la osservavano, la colonna cominci a dividersi in due per circondare la collina. I cocchi
e la cavalleria nella valle avanzarono per completare laccerchiamento, e Macrone, dopo unultima
occhiata verso la lontana nuvola di polvere sul contingente non ancora identificato che si avvicinava da
nord-ovest rispetto a Calleva, salt gi dal carro.
Ci vediamo dopo, disse a Catone con un cenno di saluto.
S, signore. A dopo.
...
.
...
CAPITOLO QUARANTA.
...
.
...
Mentre Macrone si dirigeva a grandi passi verso la sua centuria, i trombettieri del quartier
generale suonarono il segnale di prepararsi allazione. Lungo tutta la cresta dellaltura, gli uomini si
misero in piedi con fatica per disporsi nella compatta formazione difensiva che Vespasiano sperava
respingesse i Britanni quando avrebbero attaccato. I legionari serrarono i ranghi poggiando a terra gli
scudi e i giavellotti in un cerchio ininterrotto profondo quattro file. I centurioni andavano su e gi
ispezionando i loro soldati e gridando insulti e minacce a chiunque commettesse la bench minima
infrazione al regolamento. Il sottogola di un elmo o la cinghia di uno stivale slacciati, una spada o un
pugnale non ben sistemati, fornivano tutti un pretesto per dare addosso al trasgressore, spaventandolo a
morte. Il che era molto utile. Con un nemico che si stava concentrando per lattacco, ogni distrazione
dal pensiero della battaglia imminente contribuiva a rendere i legionari pi risoluti.
Poco dopo mezzogiorno, il nemico fece la sua mossa. Fitte masse di guerrieri circondarono la
collina, radunandosi in preda alleccitazione intorno alle sgargianti insegne con il serpente mentre
aspettavano lordine di attaccare gli odiati Romani. Le assordanti grida di guerra e le stridule note dei
lunghi corni risalivano la china, aggredendo le orecchie degli uomini in silenziosa attesa sulla vetta.
Poi, senza che si udisse una parola di comando, i Britanni avanzarono a passo rapido, aumentando
landatura quando giunsero ai piedi del pendio. Vespasiano li osservava calcolando attentamente la
distanza per determinare il momento migliore in cui impartire il primo ordine. Con laumentare della
pendenza i Britanni rallentarono, serrando le file mentre sinerpicavano per impegnare battaglia con i
legionari. Quando furono a non pi di un centinaio di passi, e alcuni cominciavano a lanciare occhiate
ansiose al legato, Vespasiano un le mani intorno alla bocca e riemp i polmoni di aria.
Alzare gli scudi!, grid, e lungo tutta la cresta si levarono i rossi scudi con le superfici
accuratamente dipinte, le rifiniture e le borchie metalliche ben lucidate scintillanti sotto il sole. Per un
breve momento vi fu un intenso sfolgorio mentre ogni uomo si allineava con quello vicino, poi il muro
difensivo fu completo, e i Romani guardarono da sopra gli orli con espressioni minacciose.
Preparare i giavellotti!.
I soldati della prima fila fecero un passo avanti e tirarono indietro il braccio destro impugnando
la lunga asta.
Pronti!.... Il legato alz un braccio nel caso che non fosse stato udito sopra il frastuono del
nemico.
Pronti!. I centurioni trasmisero lordine alle rispettive unit, poi si voltarono in attesa del
successivo. Sotto di essi i Britanni, lanciando grida di guerra e tendendo ogni muscolo per essere certi
di investire gli scudi romani alla massima velocit, avanzavano in una disordinata massa di elmi,
capelli irsuti, corpi tatuati e lame luccicanti.
Lanciare!, rugg Vespasiano, abbassando il braccio di scatto. Immediatamente i centurioni
ripeterono lordine, e i legionari scagliarono in avanti il braccio destro riempiendo laria con un coro di
grugniti. Le scure aste partirono verso lalto come una sottile cascata dacqua che sgorgasse da una
roccia per ricadere in uno stagno. Gi i centurioni stavano urlando alla seconda fila di passare le armi
alla prima. Le punte di ferro superarono il culmine della traiettoria e scesero verso i Britanni.
Lavanguardia nemica esit scorgendo il pericolo. Alcuni scattarono verso la cima nel tentativo di
sottrarsi alla scarica, oppure si ripararono sotto gli scudi preparandosi allimpatto. Gli altri  armati di
lancia o di spada, ma senza corazza  si gettarono a terra o alzarono gli occhi nella speranza di schivare
i giavellotti diretti verso di loro.
La scarica si abbatt al suolo con una serie di tonfi sordi che si trasformavano in urla e gemiti
quando i giavellotti trovavano i loro bersagli. Poi, come se la mano invisibile di un dio gigantesco
avesse falciato le prime file, decine di Britanni furono travolti e crollarono a terra. Altri inciamparono
sui camerati caduti, finendo tra il groviglio di membra, di scudi e di aste. Poi i guerrieri dietro di loro si
aprirono un varco e ripresero a caricare verso la cresta.
Giavellotti!... Pronti!... Lanciare!.
Una nuova ondata di Britanni venne abbattuta, aggiungendosi alla confusione di quelli gi morti
o feriti sul pendio. Poi la terza e la quarta scarica investirono il nemico concentrato sotto la cresta,
aggravando il disastro del primo attacco. I gridi di guerra cessarono. Al loro posto, un mormorio
sbigottito e spaventato percorse il pendio, e in quel momento il legato decise di sfruttare il temporaneo
vantaggio. Sguainare le spade!.
Sguainare le spade!, gridarono i centurioni, e un aspro suono metallico echeggi sullaltura.
Avanzare!, ordin Vespasiano, la sua voce chiaramente udibile nellimprovviso silenzio
pieno di attesa. Appena i centurioni ebbero ripetuto lordine, le coorti marciarono gi per la china, gli
scudi in avanti e le spade allaltezza del fianco, pronte a menare stoccate. Prima che i Britanni
potessero riprendersi, i legionari furono loro addosso, finendo i feriti e poi affrontando la massa che
indugiava oltre il massacro causato dai giavellotti. Inizialmente alcuni tentarono di resistere, ma erano
troppo disorganizzati per fermare lavanzata romana. Quando cominciarono ad essere uccisi o ad
arretrare, ogni desiderio di proseguire lassalto alla collina svan. Liniziativa era completamente
passata ai difensori, e adesso era il loro turno di attaccare. Il legato ordin al suo trombettiere di
suonare la carica. Spronati dalle imprecazioni e dalle grida di incoraggiamento dei centurioni, i
legionari si avventarono sui nemici usando i grandi scudi per abbatterli e affondando le corte spade nei
ranghi compatti davanti a loro.
I Britanni cedettero e si lanciarono gi per il pendio nellansia di sottrarsi ai Romani e tornare
tra le loro linee, aumentando il caos e il panico, finch lintero contingente si diede alla fuga. Dalla sua
posizione strategica, Vespasiano not nella valle ai piedi dellaltura un piccolo gruppo di nobili
riccamente abbigliati. Quando lattacco si disintegr, il pi imponente di essi, un uomo alto e biondo,
cominci immediatamente a mandare avanti i compagni per radunare le truppe. Quello doveva essere
Carataco in persona, pens il legato, sorpreso che il re dei Catuvellauni fosse stato cos temerario da
tentare un assalto frontale. Non era il suo solito e ben ponderato modo di condurre la guerra. Ma non
cera tempo per soffermarsi sugli errori del nemico, correndo il rischio di commetterne a sua volta. Il
contrattacco aveva sortito leffetto voluto, e ora cera il pericolo che i legionari si lasciassero trascinare
dallentusiasmo.
Suona la ritirata!, ordin, e le note acute della tromba risuonarono lungo il versante. Le
continue esercitazioni dimostrarono la loro efficacia quando gli uomini si fermarono, riorganizzarono
le formazioni e cominciarono a risalire verso le posizioni iniziali. Il legato osserv i corpi stesi
sullerba calpestata del pendio e vide con sollievo poche tuniche rosse. Mentre attraversavano
cautamente la distruzione provocata dai loro giavellotti, i legionari si chinavano a raccogliere quelli che
potevano essere riutilizzati quando il nemico avesse osato sferrare un altro attacco. Quasi tutte le punte
di ferro si erano piegate nellimpatto, oppure il cavicchio di legno che le univa allasta si era spezzato,
ma alcune armi erano ancora intatte e andavano recuperate per sottrarle al nemico. Appena le sei coorti
furono tornate ai punti di partenza, i centurioni si affrettarono a disporle di nuovo in un cerchio
ininterrotto intorno ai carri in cima alla collina.
Catone aveva assistito alla carica con esultanza, giungendo perfino a sperare per un momento
che i Britanni fossero stati battuti. Ora si sentiva uno sciocco, una recluta inesperta che aveva permesso
allentusiasmo di prevalere sulla ragione. Cercando ansiosamente qualche traccia di Macrone, fu
confortato nel vederlo emergere dalla retroguardia della sua unit temporanea per ordinare ai soldati di
mettersi in riga. Guardandosi intorno, lamico gli fece un cenno con il pollice alzato, prima di investire
con un torrente di imprecazioni un malcapitato che non aveva udito lordine. Davanti alla centuria,
Figulo camminava lungo la fila di scudi poggiati a terra, assicurandosi che qualunque giavellotto
disponibile venisse passato agli uomini pi vicini al nemico.
Ai piedi dellaltura, i Britanni stavano gi rimettendo in formazione gli uomini sparpagliati
intorno ai vivaci colori degli stendardi con il serpente. In mancanza di vento che facesse sventolare le
lunghe estremit nel caldo soffocante, gli alfieri dovevano agitarli con movimenti circolari per renderli
visibili sopra le teste dei compagni. Il calore nellaria faceva luccicare e tremare i vessilli come cose
vive.
Ben fatto, uomini!, grid Vespasiano. Questa volta abbiamo dato loro una dura lezione. Ma
i giavellotti sono terminati. Adesso tocca alle nostre spade. Dora in avanti il combattimento sar corpo
a corpo. Se manterremo la formazione, ce la faremo!.
E se non mantenete la promessa?, chiese una voce, e tra i soldati scoppi una risata. Per un
attimo Catone vide Vespasiano accigliarsi. Poi il legato si rese conto delleffetto stimolante per il
morale dellimpertinente osservazione e stette al gioco.
Se non la mantengo, ci sar una razione supplementare di vino per ciascuno!.
Anche lo scherzo pi forzato  una distrazione gradita in circostanze disperate, e i legionari
risero rumorosamente. Il legato si costrinse a sorridere con aria benevola, pur notando che il nemico
stava cominciando di nuovo a risalire laltura. Nel frattempo la seconda colonna si era avvicinata e si
trovava a non pi di tre o quattro miglia di distanza, ma ancora troppo lontana per permettere di
identificare le minuscole figure dellavanguardia. Davanti a essa trottava unesigua schiera di cavalieri.
Sotto la collina, Carataco era intento a osservarla indicandola ai suoi nobili, ma era impossibile capire
se fosse preoccupato o giubilante. Vespasiano torn a girarsi verso i suoi e impart un ordine.
Alzare gli scudi!.
Lultima risata e lallegro parlottio si spensero, e i legionari si prepararono al secondo assalto.
Questa volta i nemici salivano in maniera pi decisa. Niente cariche selvagge, ma una graduale
avanzata in ranghi serrati. Quando furono a met del pendio, i corni cominciarono a suonare, e
lentamente i Britanni ritrovarono la voce, lanciando le loro grida di guerra mentre si avvicinavano
sempre pi ai Romani. Quando raggiunsero il punto dove era stato respinto il primo attacco, dallalto
vennero scagliati gli ultimi giavellotti, che per scomparvero nella massa senza produrre effetti visibili.
Arrivati entro la portata di tiro, i corni emisero una serie di note acute dando il segnale della carica, e
un ruggito di rabbia ed eccitazione assord i difensori mentre i guerrieri si precipitavano verso di loro.
Tutto intorno a Catone si udivano i tonfi e gli schianti di armi che percuotevano la superficie
degli scudi, e il clangore metallico di lama contro lama. Grazie alla formazione compatta e al vantaggio
della posizione elevata le coorti tenevano duro. Dove lo spazio era talmente ridotto da non consentire di
combattere, Britanni e Romani piantavano gli stivali nel terreno sconvolto e spingevano con tutto il
peso dietro gli scudi. In altri punti cera abbastanza libert di movimento da permettere accaniti duelli
tra legionari e guerrieri, tra finte e affondi in attesa delloccasione per vibrare un colpo letale.
Per mezzora i due schieramenti lottarono luno contro laltro: i Britanni cercavano di aprire un
varco che avrebbe frantumato la continuit della linea romana, trasformando la battaglia in una mischia
aperta dove la superiorit numerica contava assai pi delladdestramento e della disciplina. Alla fine,
sottoposto a una pressione incessante, il cerchio dei legionari cominci a deformarsi, diventando prima
unellisse e poi perdendo gradualmente ogni forma, come una cintura lasciata cadere con noncuranza
sul pavimento.
Quando lo sfondamento nemico arriv, fu improvviso e devastante.
Centurione!, chiam Mandrax a gran voce, e Catone si volt di scatto verso lalfiere.
Mandrax stava indicando con la spada una sezione della linea dietro i carri. Sotto gli occhi del giovane,
i soldati pi arretrati furono travolti, e i Britanni irruppero allinterno. Erano guerrieri pesantemente
armati, con scudi ed elmi, e alcuni indossavano maglie di ferro. Quando si trovarono davanti i carri,
lanciarono un selvaggio urlo di trionfo e si gettarono in avanti.
Lupi!, grid Catone, alzando lo scudo. Sguainata la spada, corse a raggiungere Mandrax, che
era davanti al carro del re con Cadminio al suo fianco. A me!.
I suoi uomini ebbero a malapena il tempo di prepararsi allimpatto, quando il nemico li invest.
Catone fu scaraventato contro la sponda con tale violenza che rimase senza fiato. Un muscoloso
guerriero che indossava un elmo gallico lo assal con un ringhio, spruzzandogli il viso di saliva. Sollev
il braccio e abbatt la spada mirando alla testa del centurione, che si rannicchi aspettando il colpo che
gli avrebbe spaccato il cranio, ma vi fu solo un tonfo sordo quando la lama affond nelle tavole sopra
di lui. Il Britanno guard larma e poi Catone, ed entrambi scoppiarono a ridere istericamente. Il
giovane si riprese per primo e sferr un calcio allinguine dellavversario. La folle risata sinterruppe di
colpo trasformandosi in un gemito, e il guerriero si pieg in due vomitando sullerba. Catone lo colp
alla nuca con il pomo del gladio, mettendolo fuori combattimento. Su entrambi i lati i Lupi erano
impegnati in una lotta disperata, e una rapida occhiata verso il legato rivel che Vespasiano aveva visto
il pericolo e stava affrettandosi a radunare un piccolo contingente di ufficiali e legionari presi dalla
retroguardia di una delle coorti per tappare la falla. Catone cap che lui e i suoi uomini dovevano tenere
a bada il nemico ancora per qualche minuto, se non volevano perdere la battaglia.
Scavalcando il corpo del guerriero tramortito, il giovane not unascella esposta e
istintivamente affond la punta della spada nel torace delluomo, la estrasse e cerc il bersaglio
successivo. Mandrax aveva perso il gladio e usava linsegna del Lupo come un bastone, stordendo gli
avversari che gli capitavano a tiro con violenti colpi inferti con le due estremit. Tenendosi fuori della
sua portata, Catone si gir appena in tempo per vedere un Britanno che si precipitava su di lui con una
lancia tenuta orizzontalmente davanti a s. Alz lo scudo, e la lama urt contro la superficie curva
dellumbone, deviando da un lato. Senza alcun avvertimento, il guerriero abbandon la lancia e
agguant il bordo dello scudo del centurione, strappandoglielo. Prima che potesse reagire, lassalitore
lo prese alla gola facendolo cadere con limpeto del suo attacco. Il giovane sent mani ruvide rafforzare
la stretta, i pollici premuti contro la trachea. Aveva il braccio destro immobilizzato sotto la schiena, e il
sinistro era troppo debole per respingere laggressore da solo. Non pot fare altro che afferrargli i
capelli, cercando di tirargli indietro la testa.
Improvvisamente luomo fece un balzo in avanti, i denti scoperti come se volesse mordergli il
viso. Il centurione spost il capo di scatto, colpendolo con lorlo del paraguance. Per un attimo la stretta
al collo si allent, e Catone spinse bruscamente lelmo verso lalto, fracassando il naso del nemico con
la solida piastra frontale. Il Britanno url, portandosi istintivamente le mani alla faccia. Appena libero
dalla presa alla gola, il giovane cerc limpugnatura del pugnale ed estrasse dal fodero la lama corta e
larga. Sollevandola dietro la schiena dellavversario, gliela immerse alla base del cranio.
Luomo simmobilizz, i muscoli improvvisamente rigidi, poi cominci a tremare. Catone
lasci andare il pugnale e spinse il corpo da parte, rialzandosi faticosamente in piedi.
Affrettandosi a raccogliere il gladio, vide che alcuni nemici si stavano radunando intorno al
carro di Verica. Le guardie erano morte difendendo il re, e soltanto Cadminio combatteva ancora,
tenendo lo scudo davanti a s e sfidando gli avversari ad attaccarlo, la spada allaltezza del fianco,
pronta a colpire il primo tanto temerario da farsi sotto. Mentre Catone osservava la scena, un guerriero
si lanci in avanti con un urlo. Ma il comandante della guardia reale aveva mantenuto la sua posizione
perch era in grado di superare qualunque altro combattente del popolo atrebate, e la lama guizz verso
lassalitore con una velocit che il giovane non avrebbe creduto possibile, penetrando nello stomaco e
uscendo dalla schiena. Ritirandola prontamente, con un ghigno sprezzante Cadminio ripet la sfida al
resto degli uomini che lo circondavano.
Ma aveva contro ogni probabilit, e quando un avversario esegu una finta, il comandante si
gir per affrontare la minaccia prima di rendersi conto che si trattava di un tranello. Una lancia si
piant nella sua spalla, e le dita si aprirono istintivamente per il dolore, lasciando cadere lo scudo. A
quel punto, il gruppo si avvent su di lui. Con un ruggito di rabbia, Cadminio men un gran fendente, e
la lama mozz una testa facendola roteare nellaria. Poi venne spinto contro la sponda del carro e
trafitto allo stomaco e al torace da spade e lance. Fece un ultimo disperato sforzo per liberarsi, ma era
inchiodato alle assi, e url in preda alla frustrazione, spuntando sangue e saliva.
Girandosi a met, grid: Mio signore! Fuggite!. Subito dopo si accasci, la testa ciondolante
sullampio petto.
Catone vide tutto questo in un lampo, mentre afferrava lo scudo e superava correndo la breve
distanza che lo separava dal carro di Verica. Una massa di capelli bianchi emerse dalla sponda, e il re
guard allarmato gli aggressori. Poi si ricompose, fissandoli con disprezzo. Il guerriero pi vicino si
afferr al bordo e cominci a issarsi verso il sovrano degli Atrebati.
Lupi!, chiam Catone a gran voce, superando lultimo tratto. A me! A me!.
I quattro nemici rimasti si girarono verso di lui, ma il primo non ebbe il tempo di reagire. La
lama del centurione lo prese alla schiena, attraversando muscoli e costole fino a trapassare il cuore.
Mentre cercava di estrarla, Catone sbatt lo scudo sulla faccia di un altro guerriero, ma la spada si era
incastrata e lelsa gli sfugg di mano quando il cadavere croll a terra. Mettendosi a gambe larghe sul
corpo di Cadminio, appoggi la schiena al carro, disarmato e protetto solo dallo scudo.
Lupi!, grid di nuovo. Maledizione! A me!.
I due guerrieri superstiti ci misero poco a capire che il centurione non era armato, e con
unespressione di trionfo negli occhi gli si avvicinarono. Uno afferr lorlo dello scudo e lo tir da
parte con uno strattone, e il compagno diresse la lancia verso il Romano. Non cera modo di evitarla;
Catone vide inorridito la punta venire verso di lui, e il tempo sembr rallentare mentre fissava la morte
con gli occhi sbarrati. Improvvisamente qualcuno lo spinse di lato, e una figura vol sopra la sua spalla.
Subito dopo, luomo con la lancia si abbatt al suolo.
Mandrax e i pochi sopravvissuti della coorte atrebate si precipitarono sul posto, e lultimo degli
attaccanti fin impalato sullestremit dellinsegna del lupo. Mentre gli uomini formavano un esiguo
schermo protettivo intorno al carro, il giovane si trascin verso Verica. Il re giaceva sopra il guerriero
che aveva ucciso, la mano ossuta stretta sullimpugnatura di un pugnale riccamente ornato la cui lama
era affondata in unorbita del nemico.
Mio signore!. Catone lo sollev con delicatezza dal morto. Verica apr gli occhi sbattendo le
palpebre e sembr sforzarsi di mettere a fuoco lo sguardo sul centurione.
Stai bene?, chiese con voce fioca.
S, mio signore... Mi avete salvato la vita.
Le labbra di Verica si schiusero in un sorriso sofferente. S, lho fatto, non  vero?... Dov
Cadminio?.
Il giovane guard il comandante della guardia e vide che stava sforzandosi di tirarsi su a sedere.
Il gigante tossiva, spruzzandosi sangue sul petto.
Mandrax!, grid Catone. Prenditi cura del re.
Quando lalfiere ebbe preso Verica tra le braccia, il centurione si accovacci accanto a
Cadminio, mettendogli una mano dietro le spalle per sostenerlo. Respirando affannosamente con brevi
rantoli che gli raschiavano la gola, il capitano lo guard.
Il re?
 salvo.
Cadminio sorrise debolmente, pago di aver fatto il suo dovere. Sono finito....
Per un attimo Catone pens di dire qualcosa di rassicurante, una bugia per confortare il
morente, ma poi si limit ad annuire. S.
Cadminio!. Verica protese una mano verso il migliore dei suoi guerrieri, dicendo
bruscamente a Mandrax: Portami vicino a lui!.
La vita di Cadminio stava rapidamente scivolando via, e la sua bocca era aperta mentre lottava
per respirare. Mio signore!.
Allultimo momento, le dita del guerriero cercarono la mano di Catone, la trovarono e
lafferrarono strettamente in un estremo sussulto di energia. Poi la sofferenza nei suoi occhi si attenu,
e le dita si abbandonarono nel palmo del centurione. Dopo averlo osservato un momento per accertarsi
che non vi fosse pi nulla da fare, nessuna traccia di vita da aiutare nel trapasso, il giovane si alz
guardandosi intorno.
I superstiti della Coorte del Lupo circondarono il corpo, silenziosi e prostrati. Verica cadde
lentamente in ginocchio accanto a Cadminio, allung una mano verso il suo viso e scost delicatamente
una ciocca di capelli. Catone indietreggi con discrezione; quello era un momento solo per gli Atrebati.
Qualunque legame esistesse tra lui e quegli uomini, cera qualcosa di pi profondo che riguardava la
razza e il sangue, qualcosa che il Romano non avrebbe mai potuto condividere.
Lasciandoli al loro dolore, Catone torn alla battaglia, ma i nemici erano scomparsi. La riserva
frettolosamente radunata da Vespasiano li aveva respinti, colmando il vuoto. Oltre le prime file dei
legionari, i Britanni stavano ritirandosi come unonda dalla riva, scoprendo una distesa di corpi e armi
abbandonate sullerba tinta di rosso. Il giovane li guard sorpreso. Perch andarsene ora, quando
sicuramente sapevano che con un ultimo sforzo avrebbero vinto?Catone! Catone!.
Girandosi, vide Macrone che si avvicinava a passo svelto, il viso rude aperto in un sorriso di
gioia. Lamico gli diede una pacca sulla spalla e, davanti alla sua espressione assente, gli lanci
unocchiata scrutatrice.
Sei ferito, ragazzo?
No.
Verica?.
Catone indic il punto dove gli Atrebati erano raccolti dietro il carro del re.  ancora vivo.
Cadminio  morto. Insieme al resto della guardia reale.
Macrone si strofin il mento. Questa  una brutta notizia... che peccato. Ma guarda l.
Prendendolo per un braccio, lo costrinse a voltarsi verso Calleva. Ormai la colonna in
avvicinamento era chiaramente distinguibile, e non ci si poteva sbagliare sullinsegna dellaquila che si
levava sopra le prime file.
Vedi?. Macrone stava sorridendo di nuovo. Vedi laggi?  proprio il nostro fottuto
generale!.
...
.
...
CAPITOLO QUARANTUNO.
...
.
...
La costruzione dei quartieri del nuovo procuratore nel deposito fortificato inizi quasi subito. I
genieri di tutte e quattro le legioni si adoperarono per sgombrare il pi rapidamente possibile le macerie
dellinfermiera e del quartier generale, poi scavarono le fondamenta nel suolo annerito dallincendio.
Accanto a dove sarebbero sorti gli edifici dellamministrazione, erano gi state erette alcune coppie di
lunghe caserme per ospitare la guarnigione permanente costituita da due grandi coorti di ausiliari
batavi. I Batavi erano individui arroganti: giganti biondi provenienti dai confini della Germania che
guardavano dallalto in basso gli abitanti di Calleva, mentre si pavoneggiavano nelle strette vie della
citt e facevano pesanti avance alle donne locali. Inoltre bevevano in abbondanza ed erano sempre
pronti ad attaccare briga.
Peggio si comportavano, pi Catone provava sensi di colpa riguardo alla sorte degli Atrebati, in
particolare di quelli che tanto si erano prodigati per Roma. Come ricompensa per aver combattuto al
suo fianco, non potevano pi portare armi. Infatti, non sarebbero stati pi dei guerrieri. Plauzio era
rimasto inorridito nello scoprire quanto vicina fosse stata la trib ad allearsi con Carataco e aveva agito
prontamente per assicurarsi che in futuro non potesse rappresentare una minaccia alle sue linee di
rifornimento. Verica rimaneva re soltanto di nome; il vero potere sulle vite dei suoi sudditi era adesso
nelle mani del procuratore romano e dei suoi funzionari. Dopo essere tornato a Calleva Verica non si
era praticamente mosso dal letto, dovendo ancora riprendersi dalla ferita alla testa. Fuori dei suoi
alloggi, nella grande sala, i consiglieri discutevano accanitamente su chi scegliere come suo successore,
per la terza volta in meno di un mese.
Carataco si era ritirato di nuovo al di l del Tamesis, e ancora una volta le legioni e le coorti
ausiliarie erano impegnate a controllare il nemico, respingendolo verso laspra regione montuosa dei
Siluri. Malgrado ci, la sicurezza delle linee di rifornimento romane non poteva essere affidata a un
governante nativo, per quanto pretendesse di essere leale a Roma. Di conseguenza, il regno degli
Atrebati venne annesso appena Vespasiano e la sua legione si accamparono davanti a Calleva.
Catone ricevette lordine di presentarsi a rapporto al quartier generale qualche giorno dopo il
loro ritorno alla citt. Era una giornata afosa, e il centurione, con indosso solo la tunica, lasci
laccampamento della Seconda per raggiungere il deposito passando attraverso Calleva. Quando varc
la porta, rimase sorpreso nel vedere che la struttura della dimora e sede operativa del procuratore era
gi stata completata e occupava gran parte del campo di Marte, oltre allo spazio su cui prima sorgevano
i magazzini. Senza dubbio, il tribuno Quintillo...
Catone sorrise. Per Quintillo i giorni sotto le armi erano finiti. Adesso era un procuratore
imperiale, un membro delllite dellimperatore al primo gradino di una carriera che lo avrebbe visto
elevarsi alle pi alte cariche dello Stato. Avrebbe perfino avuto il suo piccolo esercito, le due coorti
batave di stanza a Calleva.
Su un lato del campo di Marte cera una serie di tende dove il legato aveva stabilito un quartier
generale temporaneo per s e il nuovo procuratore. Larea era attentamente sorvegliata dallunit
pretoriana di Vespasiano e, nonostante il suo grado, Catone venne lasciato ad aspettare allesterno delle
funi che ne segnavano il perimetro. Mentre cinque guardie lo tenevano docchio, la sesta si allontan in
fretta per chiedere istruzioni. Anche se sembrava esservi almeno un centinaio di uomini in assetto di
guerra nella zona assegnata agli ufficiali superiori e al loro stato maggiore, la Seconda Legione era
acquartierata fuori Calleva in un enorme campo fortificato grande quasi come la capitale degli Atrebati.
La struttura costituiva un salutare monito per quanti nutrivano ancora impulsi ribelli, ricordando loro la
monolitica natura della forza che avrebbero dovuto sopraffare.
Un impiegato, uscito dalla lunga e bassa tenda antistante larea del quartier generale, attir
lattenzione di una delle guardie. Fate entrare il centurione.
I pretoriani si fecero da parte per lasciar passare Catone, ma questi, raddrizzando la schiena, li
fiss torvo.
Si usa salutare un superiore, disse in tono gelido. E questo vale anche per i membri della
guardia personale del legato.
Lattempato optio che comandava i pretoriani non riusc a celare la sorpresa. Non tanto per il
fatto che lufficiale davanti a lui era cos giovane da poter essere suo figlio, ma perch non portava
insegne che ne indicassero il grado, e soltanto un maniaco delletichetta militare avrebbe preteso il
saluto indossando solo una tunica. Ma Catone rifiut di muoversi. Era di pessimo umore a causa del
modo umiliante con cui venivano trattati i suoi uomini dopo il ritorno a Calleva.
Ai Lupi era stato negato laccesso allaccampamento. Si erano visti assegnare alcune delle tende
meno danneggiate del deposito, con lordine di piantarle nel recinto imperiale. Il centurione aveva
trascorso la prima notte con loro, ma Vespasiano, quando ne era stato informato, gli aveva
immediatamente imposto di tornare alla sua legione e restarvi fino a ulteriori istruzioni. Lui e Macrone
avevano saputo che il legato li avrebbe assegnati a nuovi incarichi appena le circostanze lo avessero
consentito. In mancanza di compiti da assolvere, Macrone approfittava di ogni occasione per dormire,
mentre Catone vagava per ore e ore tra le file di tende di pelle di capra cercando di stancarsi abbastanza
da poter riposare. Ma anche quando finalmente scendeva la notte estiva e si gettava sul letto, i suoi
pensieri riandavano continuamente agli ultimi eventi, e la preoccupazione per i suoi uomini gli negava
il sonno di cui il suo corpo esausto aveva bisogno.
Perci ora, davanti al comandante dei pretoriani, sarebbe stato pi che felice di fargli una lavata
di capo coi fiocchi. Loptio lo sapeva, e con espressione sdegnosa lev il braccio nel saluto e si fece
lentamente da parte. Rispondendo con un cenno, Catone segu limpiegato attraverso la grande apertura
nella tenda pi vicina. Allinterno laria era calda e umida, e gli scrivani del legato sgobbavano
seminudi agli ordini e ai documenti necessari per la costituzione della nuova provincia.
Da questa parte, signore, per favore. Luomo sollev un lembo in fondo alla tenda, uscendo
in un recinto dove sorgevano sei padiglioni in cui i tribuni e il loro personale lavoravano intorno a
lunghi tavoli poggiati su cavalletti. Alcuni attendenti sedevano sullerba calpestata, pronti a recapitare
messaggi, ingannando il tempo con una partita a dadi. Limpiegato condusse il centurione attraverso lo
spazio aperto, che era afoso come linterno delle tende a causa della completa mancanza di vento. Il
giovane sentiva rivoli di sudore scorrergli gi per la schiena mentre seguiva la sua guida verso il
padiglione pi grande sul lato opposto dello spiazzo. I lembi erano tenuti aperti con legacci, lasciando
vedere il pavimento di legno e alcuni sgabelli con la struttura in ferro disposti in cerchio. Al di l di
questi cera un ampio tavolo, al quale sedevano due uomini intenti a dividersi una caraffa di vino.
Limpiegato si abbass per entrare e, con un cenno discreto della mano, fece capire a Catone che
doveva seguirlo.
Il centurione Catone, signore.
Vespasiano e Quintillo, che aveva al collo una catena doro con ciondolo di recente
fabbricazione, si voltarono. Il legato fece un gesto di invito. Prego, centurione, accomodati...  tutto,
Parveno.
S, signore. Limpiegato chin la testa e usc, mentre Catone si avvicinava al tavolo
mettendosi sullattenti. Il legato gli sorrise, e il giovane ebbe la netta sensazione che il suo comandante
avesse qualcosa di spiacevole da dire.
Centurione, ho alcune buone notizie. Ho trovato un comando per te. Sesta Centuria della Terza
Coorte. Il centurione Macrone servir nella stessa unit. Lavorate bene insieme, quindi potrete
continuare a farlo. Il generale e io abbiamo molti motivi per ringraziarvi. Se il nemico avesse preso
Calleva e tolto di mezzo Verica, sono convinto che a questora saremmo in piena ritirata. Tu e Macrone
vi siete comportati secondo le pi alte tradizioni delle legioni, e vi ho raccomandato entrambi per una
decorazione.  il minimo che si possa fare per ricompensarvi.
Abbiamo solo fatto il nostro dovere, signore, replic Catone in tono neutro.
Senza dubbio. E in maniera eccellente, come sempre. Avete fatto un buon lavoro, centurione, e
vi offro la mia personale gratitudine. Il legato sorrise cordialmente. Sono impaziente di vederti
allopera con i tuoi legionari, e immagino che il centurione Macrone sar felice di tornare a partecipare
alla campagna. Entrambe le nomine sono in vigore da subito. La coorte ha subto danni piuttosto gravi
nellultima azione, perdendo alcuni uomini in gamba.
Questo significava minimizzare, riflett il giovane. La perdita di due o pi centurioni in
ununica, rapida scaramuccia dimostrava quanto accanita fosse stata la battaglia. Dapprima, la
prospettiva di avere la sua centuria lo elettrizz. Meglio ancora, avrebbe servito nella stessa coorte di
Macrone. Poi gli venne in mente che quello era il genere di notizia che Vespasiano avrebbe preferito
dare a tutti e due insieme. Perch aveva chiamato solo lui, allora?
Be, centurione?. Quintillo inarc le sopracciglia. Non sei riconoscente?
Non deve esserlo, ribatt il legato con calma. Se l meritato. Entrambi se lo sono meritato.
Pi volte. Quindi vi prego, Quintillo, tacete e lasciate che mi occupi io di questa faccenda.
Ci siamo, pens Catone, mentre Vespasiano lo guardava con espressione benevola.
Sar lieto di avere qualcuno con le tue potenzialit tra i miei ufficiali sul campo. Ci significa,
naturalmente, che dovrai rinunciare al comando della tua unit di nativi. Lo capisci?
S, signore.
Inoltre, disse Quintillo, il legato e io abbiamo deciso che, alla luce degli ultimi avvenimenti,
gli Atrebati devono essere disarmati.
Disarmati, signore? I miei uomini?
Tutti, conferm il procuratore. Specialmente i tuoi. Non possiamo avere una banda di locali
insoddisfatti che se ne vanno in giro armati di spada, non credi?
No, signore, rispose il giovane freddamente. Definire i Lupi una banda era quasi il massimo
che potesse digerire. Suppongo di no. Non dopo tutto quello che hanno fatto per salvarci il collo.
Quintillo rise. Attento, centurione. Non devi permettere a te stesso di sentirti troppo vicino a
questi barbari. E gradirei che in futuro mostrassi la deferenza dovuta alla mia carica.
La vostra carica. S, signore. Catone si rivolse al legato. Signore, con il vostro permesso
avrei una proposta da fare.
Vespasiano fece un cenno di assenso.
Perch non tenere i Lupi come unit ausiliaria? Si sono dimostrati validi in battaglia. So che
non ce ne sono rimasti molti, ma potrebbero fungere da istruttori per altri.
No, replic Vespasiano in tono fermo. Mi dispiace, centurione, ma questi sono gli ordini del
generale. Non possiamo permetterci di nutrire il minimo dubbio sulla lealt di coloro che servono al
fianco delle legioni. La posta in gioco  troppo alta.  finita. Devono essere sciolti e disarmati
immediatamente.
Lenfasi sullultima parola colp con forza Catone. Che intendete dire, signore?
Sono qui fuori, dietro le tende. Li ho fatti chiamare prima di convocare te. Voglio che sia tu a
dar loro la notizia.
Perch, signore?, chiese il giovane, avvertendo nella gola il sapore amaro del tradimento.
Perch io?
Parli la loro lingua. Sei il loro comandante. Laccetteranno meglio, se sarai tu a dargliela.
Catone scosse la testa. Non posso farlo, signore....
Quintillo si protese in avanti di scatto, guardandolo di traverso. Tu lo farai!  un ordine, e
questa  lultima volta che tollero uninsubordinazione da te!.
Il legato pos una mano sulla spalla del procuratore. Non occorre che vi preoccupiate di
questo, Quintillo. Il centurione ubbidir ai miei ordini. Sa cosa succederebbe se fosse qualcun altro a
dire ai suoi uomini di deporre le armi. Non vogliamo che ci procurino guai. Guai di cui potrebbero
pentirsi.
Quindi le cose stavano cos, si rese conto Catone. I Lupi erano finiti, e se avessero protestato
troppo avrebbero subto una punizione sommaria di qualche genere. E lui avrebbe dovuto fare il lavoro
sporco per il nuovo governatore. E per di pi, non cerano alternative. Per il bene dei suoi uomini,
avrebbe dovuto spiegare loro di persona quanta poca importanza Roma attribuisse al sangue versato
dagli Atrebati nellinteresse dellimpero.
Molto bene, signore. Lo far.
Te ne sono davvero grato, disse Quintillo.
Grazie, centurione. Vespasiano annu. Sapevo che avresti capito. Meglio che te ne occupi
subito, allora.
Catone salut soltanto il legato, e prima che il procuratore potesse reagire allaffronto usc a
passo di marcia, ritrovandosi nella luce abbagliante. Il calore lo avvolse come una coperta, ma il prurito
causato dalla tunica non gli dava pi fastidio, mentre si allontanava dalla tenda dellamministrazione
camminando lentamente intorno allarea del quartier generale. Provava un senso di nausea. Nausea per
il freddo tradimento nei confronti dei suoi uomini. Nausea per il fatto che i Lupi lo avrebbero
considerato con odio e disprezzo. Il legame di cameratismo che avevano condiviso si sarebbe rigirato
nei loro visceri come un coltello, e ci sarebbe stata la sua mano dietro la lama. Ogni preoccupazione e
piacere che il suo comando potevano aver suscitato in lui era ormai bandito dai suoi pensieri, mentre
superava langolo del complesso di tende e si dirigeva con andatura sostenuta verso la doppia fila dei
superstiti della Coorte del Lupo. Non lontano dai guerrieri atrebati, alcuni gruppi di legionari si
addestravano armati di tutto punto. Tanto per non lasciare nulla al caso, si disse Catone con un sorriso
amaro.
Appena scorse il centurione, Mandrax ordin agli uomini di mettersi sullattenti. Gli Atrebati
smisero di chiacchierare e sirrigidirono, lance e scudi saldamente poggiati a terra, gli elmi di bronzo
scintillanti al sole. Spalle erette, petto in fuori e mento in su, come avevano appreso da Macrone il
primo giorno di addestramento. Catone si avvicin, fermandosi di fronte a loro.
Riposo!, disse ad alta voce in celtico, e i guerrieri si misero comodi. Per un momento fiss un
punto lontano sopra le loro teste, respingendo limpulso di abbassare gli occhi e ammettere la sua
vergogna. Qualcuno toss, e il giovane decise che era meglio stringere i tempi.
Camerati, esord a disagio, non avendo mai usato prima questo termine, nonostante fosse
proprio ci che erano divenuti nei giorni disperati della loro ultima battaglia, sono stato trasferito a
unaltra unit.
Alcuni si accigliarono, ma gli altri continuarono a guardare avanti con visi inespressivi.
Il procuratore mi ha chiesto di ringraziarvi per il vostro ottimo comportamento in questi mesi.
Pochi uomini hanno combattuto pi valorosamente in circostanze tanto sfavorevoli. Ora  giunto per
voi il momento di tornare alle vostre famiglie. Di godervi la pace che avete pienamente meritato. Di
deporre il fardello delle vostre armi e.... Catone non pot pi continuare la farsa. Deglut e abbass lo
sguardo, ricacciando irritato le prime pericolose lacrime. Sapeva che se avesse manifestato i suoi veri
sentimenti, ogni tentativo di trattenerle sarebbe stato inutile. E avrebbe preferito morire, piuttosto che
piangere davanti ai suoi soldati, per quanto ingiusta, dolorosa e disonorevole fosse la situazione.
Deglut di nuovo, serr la mascella e alz gli occhi.
I Lupi hanno lordine di sciogliersi. Dovete restituire armi ed equipaggiamento, e lasciare il
deposito... Mi dispiace.
Gli uomini lo guardarono in silenzio per un momento, confusi e increduli. Mandrax fu il primo
a parlare. Signore, deve esserci un errore. Sicuramente....
Nessun errore, replic duramente Catone, non fidandosi abbastanza di se stesso da offrire
solidariet, o anche una spiegazione. Deponete immediatamente armi ed equipaggiamento.  un
ordine.
Signore....
Ubbidite!, grid il centurione, notando che i legionari avevano smesso di esercitarsi e si
stavano schierando a poca distanza dai Lupi. Deponete le armi! Ora!.
Mandrax apr la bocca per protestare, poi la richiuse e scosse la testa. Avvicinandosi, Catone gli
parl in un sussurro.
Mandrax, non ci sono alternative. Dobbiamo farlo prima di esservi costretti, disse, indicando
i legionari. Comincia tu.
Io?, chiese Mandrax a bassa voce.
S, tu!, sibil il centurione. Non voglio avere il tuo sangue sulle mani. N il loro. Per tutti gli
di, muoviti!.
No.
Se non lo fai, nessuno lo far.
Mandrax lo guard con unespressione di profondo dolore, poi lanci unocchiata ai legionari
che li stavano osservando con attenzione. Riflett un attimo, poi annu. Catone respir sollevato,
mentre lalfiere estraeva la spada gettandola ai suoi piedi. Dopo una breve pausa un secondo uomo lo
imit, posando lancia e scudo, prima di slacciare lelmo. Gli altri seguirono lesempio, finch rimasero
davanti al centurione con indosso soltanto le tuniche, dopo aver deposto a terra tutto
lequipaggiamento. Catone raddrizz la schiena e impart loro un ultimo ordine.
Coorte... rompete le righe!.
Gli uomini si avviarono verso la porta che conduceva a Calleva. Alcuni si girarono un paio di
volte a guardarlo, per poi continuare a camminare in silenzio insieme ai compagni. Mandrax rimase,
sempre reggendo linsegna del Lupo e fissando il centurione, immobile come una statua. Nessuno dei
due parlava. Cosa avrebbero potuto dirsi? Si era creato un legame tra uomini che avevano combattuto
fianco a fianco, eppure ora non cera pi e non ci sarebbe stato in futuro. Alla fine Catone stese la
mano. Lalfiere la guard, poi annu lentamente, afferrandogli lavambraccio.
 stato bello, Romano.  stata una gran cosa essere un guerriero per unultima volta.
 stata una gran cosa, ripet il centurione con un lieve cenno del capo. Non dimenticher la
Coorte del Lupo.
No, non dimenticatela. Mandrax lasci la presa, e il braccio gli ricadde lungo il fianco. Alz
gli occhi verso linsegna. Posso tenerla?.
La richiesta colse Catone alla sprovvista. S, certo.
Mandrax sorrise. Allora addio, centurione.
Addio, Mandrax.
Lalfiere si volt, poggi lasta sulla spalla e si diresse senza fretta verso la porta.
Catone lo osserv allontanarsi sentendosi vuoto, confuso e spregevole. Mentre Mandrax usciva
dal deposito scomparendo alla vista, il giovane ud dei passi avvicinarsi dietro di lui.
Catone! Catone, ragazzo..., ansim Macrone raggiungendo lamico. Ho appena saputo la
notizia... Me lha data il legato... Ha detto che eri da queste parti... Siamo di nuovo in ballo! Pensaci.
Con noi due nella stessa coorte, i Britanni non si accorgeranno nemmeno di quello che gli capita tra
capo e collo!.
No..., mormor il giovane. Non se ne accorgeranno.
Andiamo, ragazzo!. Macrone gli diede un pugno scherzoso sulla spalla.  una grande
notizia! Due mesi fa quel mediconzolo allospedale diceva che forse non avresti pi servito con le
aquile. Ora guardati!.
Finalmente Catone si gir a guardarlo, costringendosi a sorridere. S,  una buona notizia.
Meglio ancora, continu Macrone abbassando la voce, con gli occhi luccicanti di eccitazione,
ho parlato con un impiegato al quartier generale, e sembra che stiamo per ripartire. Nei prossimi
giorni.
Ripartire?
S. Il legato deve riunirsi con le altre legioni per dare il colpo di grazia a quel bastardo di
Carataco. Poi sar finita. Non ci rester che dividerci il bottino. Quindi su con la vita, ragazzo! Siamo
centurioni nella migliore legione del miglior esercito di questo fottuto mondo, e non puoi chiedere nulla
di pi!. Lo prese per un braccio. Vieni, andiamo a cercare qualcosa da bere per festeggiare.
No, non berremo, disse Catone, e Macrone si accigli. Poi il giovane sorrise, prima di
aggiungere: Ci ubriacheremo. Ci prenderemo una sbornia favolosa....
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FINE.
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NOTA STORICA.
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Per ironia della sorte, le difficolt che il generale Plauzio dovette affrontare nella seconda estate
di campagna furono causate dal successo dellanno precedente. I Britanni e il loro comandante
Carataco erano stati sconfitti in una serie di cruente battaglie campali terminata con la caduta di
Camulodunum  la capitale della pi potente trib dellisola  e la resa di alcune popolazioni. Non
disponendo di risorse umane sufficienti a compensare le perdite,  probabile che nel 44 d.C. Carataco
decidesse di adottare una tattica diversa. I Romani avevano dimostrato ci che erano in grado di fare
sul campo di battaglia, e Carataco doveva essere riluttante a rischiare di nuovo le sue forze contro la
potenza delle legioni.
La ritirata costituiva la strategia pi prudente per il comandante dei Britanni, e non solo perch
gli avrebbe permesso di mantenere in essere un esercito nativo. Plauzio e le legioni sarebbero stati
attirati dietro di lui, risoluti a distruggere il centro della resistenza locale in unultima, decisiva
battaglia. Quanto pi avanzavano, tanto pi estese divenivano le loro linee di comunicazione e tanto
pi numerosi gli uomini che erano costretti a lasciare a difesa dei convogli di rifornimento. N era
possibile disperdere le forze per avanzare su un fronte pi ampio; erano troppo esigue e sarebbero state
annientate un po alla volta. Il che rende ancor pi sorprendente il fatto che Vespasiano venisse inviato
con una piccola unit da combattimento a condurre una campagna nel Sud-Ovest.
Una simile separazione delle forze romane davanti a un nemico ancora numericamente
superiore sembra una decisione piuttosto avventata. Naturalmente, il generale Plauzio doveva avere
buoni motivi per ritenere che il rischio fosse trascurabile, ma non lo sapremo mai con certezza. Col
senno di poi, gli storici spiegano in vari modi la serie di vittorie ottenute da Vespasiano, ma ci si
domanda cosa sarebbe accaduto se i Britanni fossero stati in grado di concentrare truppe sufficienti
contro la Seconda Legione. Se Carataco fosse riuscito a fare una brutta sorpresa alla Seconda, e a
sconfiggerla, avrebbe avuto via libera per attaccare la retroguardia del resto dellesercito di Plauzio,
distruggendo le sue linee di rifornimento. Per i Romani avrebbe significato il disastro, con la possibile
conseguenza di unaltra disfatta come quella subita da Varo nelle foreste germaniche, dove erano state
massacrate tre legioni.
Tale ipotesi ci ricorda una volta di pi il delicato equilibrio di tutte le campagne militari, un
aspetto della storia che viene quasi sempre trascurato nelle terse ricostruzioni degli eventi intessute
successivamente dagli storici. Ma per gli uomini sul campo  quelli come Macrone e Catone  la realt
 inevitabilmente confusione, dubbio e strenua lotta per sopravvivere. Un mondo assai diverso dalle
mappe e dai piani accurati dei generali e dei politici.
Carataco  ancora in libert. Ribelle e sempre pi disperato, cerca unultima opportunit per
ribaltare le sorti dei Britanni. Nei mesi futuri i centurioni Macrone e Catone, e i loro camerati delle
quattro legioni dellesercito romano, non potranno permettersi il minimo errore, mentre tenteranno di
porre fine al mortale duello con un nemico fanatico e pronto a tutto.
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RINGRAZIAMENTI.
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I romanzi della Eagle Series hanno avuto un successo assai maggiore di quanto potessi sognare.
 per me giunto il momento di ringraziare alcune delle persone dietro le quinte.
Mentre stavo terminando la stesura di questo libro, ho avuto la fortuna di essere invitato a una
conferenza per gli addetti alle vendite della Headline, dove sono rimasto colpito da due cose. In primo
luogo, dal gran numero di persone coinvolte nella realizzazione di libri e nella loro distribuzione sugli
scaffali delle librerie in Gran Bretagna, e ora anche negli Stati Uniti, in Spagna, Germania, Finlandia,
Repubblica Ceca e Portogallo. In secondo luogo, dalla grande fiducia riposta da tutti nelle collane,
specialmente i membri del gruppo vendite, che hanno realmente creduto in quella Eagle Series,
riuscendo a convincere i compratori a condividere il loro entusiasmo, dopo di che il successo dei libri 
dipeso dal passaparola, e questo mi riempie davvero di gioia.
Quindi, tanto di cappello a Merric Davidson, il mio agente  un gentiluomo in ogni senso , a
Sherise Hobbs, assistente di Marion Donaldson, sempre allegra al telefono e per il resto tremendamente
efficiente, a Kim Hardie, che combatte una battaglia infaticabile per conquistare spazio nelle rubriche
delle riviste, e a Sarah Thomson, che per questa serie ha ottenuto alcuni notevoli contratti per i diritti di
traduzione.
Poi ci sono Kerr MacRae e la sua squadra, che sono riusciti a diffondere la voce in lungo e in
largo. Senza alcun particolare ordine, abbiamo: Sabine Stiebritz (che organizza fantastici eventi
pubblici), James Horobin, Katherine Ball, Barbara Ronan, Peter Newsom, Seb Hunter, Sophie Hopkin,
Paul Erdpresser (che somiglia in modo impressionante a un certo divo del cinema), Jo Taranowski,
Diane Griffith, Selina Chu e Jenny Gray. Ci sono inoltre Ruth Shern, Heidi Murphy e Breda Purdue in
Irlanda, Damon Richards, Nikki Rose, Alex MacLean, Clare Economides, Steve Hill, George Gamble e
Nigel Baines nel Regno Unito. Da ultimo, ma assolutamente non da meno, c Tony McGrath, con cui
 sempre un piacere trovarsi per parlare delleducazione dei figli davanti a una tazza di caff forte allo
Starbucks di Norwich. Sono riconoscente a tutti voi.
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FINE.